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Victor Brauner, Imperatore del Thadama
Francesca De Nicolò

Ricercatore attento dell' "Essere segreto", Brauner é il rivelatore di arcaiche memorie, può essere accostato alla figura di un mago, lo stregone dei Carpazi. Egli stesso nella Proclamation scritta ai Celliers de Rousset si è proclamato: "'imperatore unico del segreto del Thadama, imperatore del regno dei Miti Personali".

Brauner scrive, nel 1943 esiliato a Cellier de Rousset, una lettera che testimonia il carattere sperimentale della sua arte e di affermazione politica. La lettera non a caso è indirizzata all’amico poeta René Char attivista all'interno della Resistenza Francese e importante riferimento e contatto con quella parte dei Surrealisti rimasti a Parigi (I Surrealisti Rivoluzionari); una sintesi-manifesto di grande trasformazione nella pittura-poesia dell'artista, un momento di "evoluzione creatrice", come egli stesso scrive. Brauner sperimenta la mediazione, l’intersezione del reale e del non reale, la cristallizzazione degli elementi, una cristallizzazione che d’altro canto è alla base della ricerca che lo porta all’incontro con la materia del vissuto, però stavolta, in chiave nietzchiana.

Brauner prende i ciottoli di fiume, lo spago, il sughero, il fil di ferro, la cera, il gesso e realizza i suoi oggetti magici, i suoi objet trouvè, oggetti già trovati in natura che decontestualizzati e manipolati diventano prodotti d’arte.

L’ Alchimia è intesa da Brauner sia come motore di indagine in un momento di crisi e parallelamente di fuga e di appropriazione di potere sul contingente. Anch’egli oltretutto si era rifugiato già dal 1940, seppur con continui spostamenti sicuramente dovuti alla persecuzione nazista alla quale tentava evidentemente di sfuggire, al Chateau d' Air-Bel, dove avevano trovato soccorso alcuni intellettuali scappati da Parigi dopo l'occupazione e che era diventato il fulcro dell'intelligentia parigina, capeggiato da André Breton.

Un altro momento che scandisce il passaggio di Brauner alla materia, è la conoscenza dei Romantici tedeschi, in particolare di Novalis e dei suoi Inni alla Notte. Novalis è il sostenitore dell’idealismo magico che egli dice pervadere la natura tutta, compito del poeta. Nel caso di Brauner del pitto-poeta è quello di ricreare l'armonia e realizzare l'intuizione magica propria del genio, colui che è dotato del prius magico, la mediazione tra il soggetto e l'oggetto.

Anche Marcel Duchamp Le Merchand du Sel, colui che riempie la sua arte di riferimenti alchemici è inevitabilmente per Brauner un maestro. Duchamp, che egli incontra a Chateau e al quale dedica una poesia proprio in quegli anni e che potrebbe essere stato anche l'intermediario di un possibile contatto con il Kundalyni Yoga, lo yoga che porta alla rigenerazione dei sette centri, chakras e risveglia il serpente addormentato nella colonna vertebrale e permette di raggiungere l'armonia universale, il Thadama. Questa attenzione alla filosofia indiana può essere una via di rigenerazione, una via in cui ritrovare in contatto con gli oggetti intesi come ierofanie, ricettacoli del sacro dove il Kundalyni è lo yoga che permette di riacquistare il contatto con il corpo e scatena le pulsioni interne, la via che permette la liberazione.

Brauner può essere avvicinato anche a quell’archetipo che Levi Strauss nel suo Il Pensiero Selvaggio ha designato come “bricoleur selvaggio”, nel suo prendere oggetti di varia origine e assemblarli. Egli, è quasi in preda ad un raptus sciamanico, un raptus che lo porta al di là del reale e dove egli può trovare la comunione con la materia, intesa nella sua alterità e non più, come proiezione dell'eide perfetta. Questa trance sciamanica che Brauner denomina tra l’altro “Movimento ipnotico” ed ha luogo nello spazio ipnotico, lo spazio in cui avviene la materializzazione e la dematerializzazione degli elementi.

Egli diventa quindi un esponente dell'Arte autre teorizzata da Tapié, vicino a Jean Dubuffet, che potrebbe anche aver incontrato durante il suo esilio in Francia. La sua mano diventa uno strumento di indagine e di materializzazione artistica, unione tra segno e immagine, l’incontro con la materia è totale; è la Pittopoesia.

Estratto da:Francesca De Nicolò, Victor Brauner l'incontro con la materia, Tesi di Laurea, Anno accademico 1995-1996, relatore Jolanda Nigro Covre-correlatore Silvia Bordini-Carolina Brook, Facoltà di Lettere e Filosofia La Sapienza di Roma.

01/03/2002

Pour le lien, cera e tela su pannello di legno, 1943, Centre George Pompidou, Parigi
Pour le lien, cera e tela su pannello di legno, 1943, Centre George Pompidou, Parigi Talisman, cera su legno, 1943, Centre George Pompidou, Parigi
Talisman, cera su legno, 1943, Centre George Pompidou, Parigi

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