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Il FETICCIO DEL TACCO A SPILLO
Estratto da testo per 47 th ground floor, 26 marzo 2004, Roma

Francesca De Nicolò

Cos’è che ci attrae quando guardiamo una donna?

I suoi tacchi a spillo, la sua minigonna vertiginosa, i suoi occhi ammiccanti e le sue labbra umide di glitter; inutile non ammetterlo.

Tutto ciò fa parte del pianeta venusiano di Vinciguerra con la sua piacevole e titillante apparenza succhiata ovunque in una sovrapposizione di citazioni. Nel Pianeta in questione c’è un confine da indagare, in perfetto allineamento con un’avventura spaziale di tutto rispetto: quello del corpo femminile con i suoi crismi e controcrismi. Un corpo che disseminato nella rete è sconfinato e finalmente scaricabile e clonabile da infiniti siti porno e di moda, ai quali Vinciguerra ovviamente attinge. Siti dove il corpo è immerso nel vestito/feticcio che fa esistere la donna vittima e domina.

La risultante di questo esperimento da laboratorio, dato da milioni di innesti, è una nuova eroina che risponde al nome di Venusia, divinità extraterrestre uscita da un fumetto che alterando la sua identità diventa lussuriosa. A dire di Vinciguerra solo così oggigiorno, contaminati dalla società dello spettacolo possiamo esserne stregati e finalmente venerarla. Donna- femminea che per esserci oggi e per suscitare reazioni nel torpore metropolitano deve essere estrema e trasformarsi in una novella amazzone incrocio tra Barbarella e Gold finger.

Vinciguerra a tal proposito ci presenta per 47 th Floor le sue sexy dame da night club che strizzando l’occhio alla grafica anni sessanta, sono le protagoniste indiscusse del Pornouveau, paradiso magico e visionario con il quale l’autore intende gioiosamente rivitalizzare i sensi dei benpensanti maschietti.

Così prima punta i riflettori sul vestito feticcio e poi sul corpo e con una sinistra risata uccide la stereotipata donna vogliosa e alla moda, la iberna come un pezzo di carne da catalogare in obitorio, per poi resuscitarla quale Venusia.

Eccole le sovraeccitate venusiane, probabili fidanzate di Goldrake, citazione giapponese stavolta anni ’80: tank girls (ragazze serbatoio) allineate come ballerine di fila con i loro minivestiti e pronte ad esibirsi, enigmatiche e sanguinolente sadomaso, ghiotte Orkidee e gatte dai lunghi guanti neri sdraiate sui tetti delle macchine che scottano.

Se virtualmente clicchiamo sulle immagini delle nostre beniamine, scopriamo che c’è dell’altro; strillano vendetta immesse in un montaggio ennesima citazione/contrasto. Loro, infatti, non a caso accerchiano un carro armato inneggiando al fate l’amore non la guerra, sono sdraiate tra palazzi e scontri metropolitani e ancora sono languide apparizioni nel traffico abbrutente di un tamponamento a catena alla Crash di Cronenberg.

Ma c’è anche un altro strappo messo in atto nella nota e navigata società dei consumi, dove la moda è fatta di lustrini, boa stivali di latex e modelle nordeuropee. Le Valchirie dominatrici del sesso ridicolizzano l’altro-uomo e quali potenti vampire spaziali allargano le gambe illuminando la via della rivelazione,doppie e conturbanti. E ancora quali principesse della vernice denudano l’ambiguità dell’altro, che affascinato e inibito dalla provocazione né è vittima.

Nel video Points of view, scrutati altri strappi con morbosità da guardone. Qui l’eroina è, seguendo la moda di turno, un’orientale che sdraiata alla Goya ammicca dal suo divano con un corollario di crittogrammi glamour ed esotici. Così sinuosa, può essere scrutata, seppure purtroppo non ne conosceremo mai la nudità totale mentre contemporaneamente s’indaga l’economia planetaria fattrice in nome della pace di guerre che sgorgano sangue e petrolio. Vinciguerra ancora incalza e ci domanda qual’è il nostro punto di vista, cosa è giusto e cosa no e se ci sentiamo pacifisti. E sagacemente ci stordisce con un’orgia di inquadrature che vanno dall’occhio a mandorla, alle bianche mutandine, al sandalo: ennesimo feticcio con tacco a spillo.

Il tutto è ovviamente accompagnato da musica acid lounge.

26/04/2004


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