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Bowery, un'icona del XX secolo
Francesca De Nicolò

Leigh Bowery nasce in Australia nel 1961, frequenta diverse scuole tra cui una di musica, per poi approdare al HSE, Royal Melbourne Istitute of Tecnology dove inizia a studiare design. Egli arriva a Londra nei primi anni '80, che dopo il Punk era diventata centro di propulsione per i New Romantic, “sinteticamente”nato da un gruppo di studenti della S. Martin School of Art. Ed è in questa tendenza che deve essere innestata la prima apparizione di Bowery, una Londra dove inizia a frequentare i locali più cool e dove conosce Tony Gordon che lo invita ad aprire il Taboo. Il Taboo è in Leicester Square, dove Gordon tra l’altro chiama a collaborare alla costruzione dell’Evento Opening anche Angela, ballerina dei Frankies goes to Hollywood, gruppo in voga nella Londra di quegli anni che aveva lanciato un pezzo musicale che divenne un'altra icona per gli eighiets ovvero Relax. L'inaugurazione del locale è nel gennaio del 1984.

Subito il Taboo diventa un luogo e punto di riferimento per l'arte visiva e musicale di quel periodo. In un’intervista Bowery descrive i suoi sentimenti riguardo a questo club: "Taboo è il riflesso dei miei vestiti e delle mie attitudini, il nome Taboo in realtà è un gioco, perché non c'è nulla che tu non possa fare in questo posto, il mio lavoro al Taboo è una sorta di cabaret, il Taboo deve essere un luogo dove le persone possono sentirsi libere di essere qualsiasi cosa con qualsiasi altra o diversa identità da quella prestabilita. Avevo aperto il Taboo per divertirmi, per esprimere la mia creatività". Bowery decide di realizzare da solo gli inviti per l'inaugurazione prepara delle immagini che ritaglia da riviste di nudo e poi le autografa, incollandole su pezzi di cartone colorato comprato nei grandi magazzini emulando atteggiamenti di Warhol. Nel Taboo Bowery inizia le sue performance, suoi rituali dissacratori, decidendo di invertire i parametri di riferimento del new romantic e proponendo una rinata vicinanza con il Punk e iniziando a creare vestiti auto-prodotti che indossa giocando sul cambiamento anche dei codici di appartenenza sessuale. Egli unisce anche un'attenzione nei confronti dell'arte orientale parallelamente all'uso della plastica, forse ripresa dai giocattoli gonfiabili da piscina che in quegli anni tra l'altro si ispiravano ai manga giapponesi, e passando per la optical art degli anni sessanta, arriva ad abbigliamenti legati al fetish e a hard core e sadomaso. Bowery è stato un trasformista capace di citare e di giocare continuamente tra eccesso e riferimento ad immagini del passato a Botticelli , a Botero, a Federico Fellini, con le sue donne procaci sintomo dell’opulenza degli anni ’60 e di una sessualità vissuta in chiave talvolta grottesca. Bowery esalta la sua sproporzione e inizia sin dai suoi primissimi esordi a proporre il suo corpo flaccido e decadente, suggerendo la sua bellezza " brutale " a ballerini, coreografi, pittori, e reinventando continuamente con sorpresa il suo corpo e la sua immagine.

John Galliano rimane colpito dal suo look e lo utilizza in molti spettacoli. Bowery cita anche nel suo modo di abbigliarsi e di muoversi i clown e cerca di introdurre un’ angolatura appassionante dello strano e del fuori luogo. Del suo modo di fare arte Leigh Bowery affermava che non voleva essere assolutamente un arte che avesse a che fare con le noiose classi medie e che doveva essere un arte che investisse, ipnotizzasse il suo spettatore, trascinandolo in un moto liberatorio. Egli diceva che poteva diventare un opera d'arte, nello stesso momento in cui indossava uno dei suoi vestiti e parlava, si muoveva, sia agitava, nel suo modo punk di saper fare, diceva che da solo era in grado di attrarre molto più di tanti quadri che si possono trovare nel musei. Molto attratto dall'arte classica e rinascimentale ma anche dal gruppo di azionisti Viennesi, Bowery conosce negli anni di Taboo anche John Maybury e Cerith Van Evans e molto spesso appare nei suoi film. Partecipa in quegli anni ad una mostra di Arte Alternativa al Piccadilly Circus dove una casa produttrice di cartoline postali chiamata la Clive Ross gli chiede di partecipare alla propria campagna pubblicitaria.

Anthony D'Offay vede questi lavori e successivamente lo incontra ad un party organizzato dalla sua galleria in un locale chiamato Paramount city per Gilbert & George . Anthony D'Offay dice di questo incontro" Avevo sentito che Leigh era un essere capace di trasformarsi completamente in gioioso, negativo, positivo, ti permetteva di essere completamente libero, quasi come una divinità Indù per metà uomo e per metà animale, probabilmente Ganesh, divinità legata tra l'altro nel pantheon Indù alla liberazione dello spirito creativo, e così pensai che sarebbe stato molto importante invitarlo in galleria". La mostra fu organizzata nel ottobre del 1988, egli decide di presentare una performance nella quale sarebbe stato seduto davanti a uno specchio, la situazione era quella di non poter vedere le persone mentre gli altri ne erano obbligati. In un intervista pubblicata su Independent con Ian Parker parla di quello che avrebbe voluto trasmettere nella sua performance: "L'attenzione è sempre stata quella di provocare l'attrazione del pubblico, e dell'inaspettato, una sorpresa, ( mi piace andare in luoghi dove non so chi incontrerò), in questo modo divento una nuova forma di oggetto, anche se questo potrebbe farmi sentire vulnerabile.... qualcosa allo stesso tempo umano e non umano". La sera della inaugurazione ( da Artscribe International) Bowery si presenta al pubblico per trasformare la sua apparizione in una leggera sfilata che collassa in una perfomance. Il primo giorno vestito con un abito verde e arancione, complementare al suo trucco. Nel giorno seguente travestito con una parrucca con lunghi capelli neri, pelle verde, vestiti scarlatti e gioielli over size.

Da D’Offay le sue performance hanno incluso anche un travestimento da bambino, da divinità Indù con pelle blu, il tutto per guardarsi nello specchio nel quale era praticamente avvolto, immagine riflessa e non. Eliminando gli effetti Bowery distruggeva così nuovamente i paradigmi della bellezza con un elmetto e un tutù di tulle, per poi indossare un abito che lo copriva completamente con degli orifizi per gli occhi e la bocca. La citazione e il riferimento iconografico allo stesso balletto classico attraverso la citazione del tutù è inevitabile, tutù che attraverso un'inversione del riferimento simbolico diventa sgraziato, ma insieme sensualissimo, un probabile riscontro con la visione di Lindsay Kemp e della sua danza del cigno zoppo. Il suo lavoro diventa quindi un continuo monologo nel quale è evidente il conflitto tra il corpo e ciò che il nostro corpo appare.

Le performance di Bowery possono essere accostate anche e riferirsi iconograficamente anche a certo cinema degli anni '70 in particolare ad Arancia meccanica di Stanley Kubrick, film che probabilmente colpisce il suo immaginario, e che tra l'altro è ripreso in particolare nella scena dello stupro “ di porcellana”, nella sua performance durante la Fete Worse than death, realizzata a Londra nel 1994, che egli denomina " Birth" Idealmente ricollegandosi ai rituali di passaggio e di iniziazione delle popolazioni primitive che implicavano l'uso della violenza, come elemento necessario del trapasso. In occasione di questa sorta di grande party al quale parteciparono moltissimi artisti Bowery conobbe Damien Hirst, “Farmacista di Notting Hill”, non a caso?, che lo colpisce notevolmente e con il quale rimarrà in contatto sino alla morte, alle 3.10 della notte di capodanno del 1994. Leigh Bowery è stato un punto di riferimento per la musica, il look, l'arte degli anni '80, una sorta di icona che ha contaminato e influenzato gusti, e tendenze di una generazione e che ancora oggi trova seguito, è stato definito un’icona dell'oltraggio quando tutto il resto era inserito nello sterile conformismo yuppie come sottotitola l'unica sua biografia scritta da Sue Tilley. Lo stesso Boy George cantante pop della Londra degli eighiets, amico di Bowery e partecipe e sperimentatore di nuovi sistemi musicali, dice "fu l'arte moderna vivente. Un' immagine che ha contaminato e influenzato la cultura londinese e oltre”. Ha disegnato costumi per Michael Clark, primo ballerino moderno britannico e ha partecipato come performer ai suoi tour. Ha iniziato a creare delle scioccanti performance a Londra continuando a lavorare e poi posando per Lucien Freud, per il quale divenne una musa e un modello, esponendo parti del suo corpo nudo e voluttuoso e realisticamente carnale sia alla Tate Gallery di Londra che a New York. Ha dato vita ad una rappresentazione che poi è stata ed è fonte da’ ispirazione o di citazione per l'arte in tutte le sue forme dalla musica al design alla performance ed insieme irradiazione inesauribile di analisi e di ricostruzione di citazioni.

Abbiamo avuto il piacere di vederlo finalmente in Italia all'Accademia Britannica per Video Vibe a cura di Cristiana Perrella e Daniela Cascella nel 2000 con una selezione di video veramente folgoranti.

23/04/2002




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