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La Salita, storia di una galleria
Loris Schermi

"Roma era una città meravigliosa e il nostro lavoro il più bello del mondo".

Gian Tomaso Liverani

Una Galleria non oggettiva

Nel febbraio del 1957, Gian Tomaso Liverani, apre la Galleria La Salita al numero 16/c di Salita San Sebastianello, una vietta contigua a piazza di Spagna, vicino all’Accademia di Francia. L’avvio de La Salita aveva coinciso con gli ultimi giorni della mostra di Mondrian nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna che in qualche modo rappresentava un lento risveglio delle istituzioni nei riguardi dell’arte contemporanea.

L’inizio della sua attività di gallerista fu subito indicativo delle sue intenzioni: la galleria si inaugura con una collettiva di pittori informali, ideata da Lionello Venturi che era rientrato dall’esilio da qualche annoed era stato nominato titolare della reintegrata Cattedra di Storia dell’Arte all’Università La Sapienza di Roma. La mostra, alla quale esponevano artisti provenienti da tutta Italia, forniva una buona panoramica sulla situazione delle ricerche non figurative dell’intera penisola. Un gesto ardito per un debutto, soprattutto per il contesto in cui ciò avviene, una Roma dove le gallerie che esponevano arte astratta erano molto poche e le istituzioni attardavano a recepire la validità delle ricerche non oggettuali. Ne è una chiara dimostrazione il fatto che qualche mese dopo, buona parte degli artisti presenti alla mostra de La Salita figureranno nell’esposizione Pittori Moderni della Collezione Cavallini alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Nell’aprile dello stesso anno una personale di Gastone Novelli, la prima a Roma, conferma in maniera inequivocabile l’indirizzo non oggettuale che Liverani vuole dare alla galleria. In estate, tra il 10 agosto e il 30 settembre, la galleria fa il primo esperimento fuori sede: organizza la collettiva Artisti d’oggi in un albergo di Carpi in occasione del VI Congresso Internazionale dell’Associazione Critici d’Arte, svolto a Napoli.

A questa "trasferta" segue in novembre una collettiva, presentata in catalogo da Enrico Crispolti, di Ennio Morlotti, Emilio Vedova e Alberto Burri, che aveva esposto per la prima volta nel 1952 a L’Obelisco, destando molto scalpore anche nel mondo della critica che, a parte qualche eccezione, riconobbe più tardi la validità di quelle opere. In dicembre comincia l’edizione delle cartelle della Collana di opere grafiche della galleria. Ogni cartella conteneva una tempera o una gouache e quattro tavole di acqueforti o litografie o xilografie numerate e firmate dall’artista. Ognuna era poi accompagnata da un saggio critico o da un commento poetico. In questa prima uscita vengono presentate opere di Carla Accardi e Gastone Novelli, artisti che poco più tardi esporranno con opere pittoriche in due rispettive personali il 29 marzo e il 12 aprile del ’58. In collaborazione con la Galleria Blu di Milano, Liverani propone una mostra di tre artisti de la Jeune Ecole de Paris presentati da Restany.

Dopo la mostra di Toti Scialoja in novembre, Franco Angeli, Tano Festa e Giuseppe Uncini fanno la loro prima comparsa a La Salita nel marzo del 1959. In aprile espongono Dorazio, Sanfilippo e Turcato, ai quali seguono una personale di Colla e una di Rotella, ambedue presentati da Emilio Villa. Nel giugno dello stesso anno Liverani organizza, la collettiva Pittori italiani d’oggi a Tokio che rientra nell’ambito di un progetto di scambi culturali con il Giappone, che danno un tono di internazionalità alla galleria. Dopo quattro mesi saranno tre artisti giapponesi, presentati da Michel Tapié, ad esporre a Roma, a La Salita. L’avvio de La Salita fu come abbiamo visto ben preciso e apertamente schierato dalla parte delle ricerche astratte, un avvio che fu comunque molto cauto, caratterizzato da artisti ancora informali, che avevano già sperimentato le loro ricerche. Ma Liverani matura ben presto l’esigenza di indagare più a fondo, proporre artisti nuovi, azzardare su terreni ancora inesplorati.

I cinque de La Salita

Nel novembre del 1960, Restany, presenta da Liverani la collettiva 5 pittori – Roma ’60 alla quale partecipano Franco Angeli, Tano Festa, suo fratello Francesco Lo Savio, Mario Schifano e Giuseppe Uncini, gli stessi artisti che sette mesi prima avevano esposto, presentati da Villa, alla galleria "Il Cancello" di Bologna. Villa e Restany furono i primi a fare il punto con scritti critici sulla nuova situazione. Il discorso di Villa è naturalmente suggestivo ma meno tecnico di quello di Restany che parlando di situation ouverte, colloca il lavoro dei cinque giovani in un ambito di ricerca i cui riferimenti geografici sono New York e Parigi con il New Dada e il Nouveau Réalisme. In qualche modo i cinque fanno tabula rasa, spazzano via, "il pensieroso" Informale con un azione giudicata neo-dadaistica perché portatrice di non sense. Il loro, è un azzeramento ideologico, lo stesso che caratterizzerà la Pop Art che, in pieno boom economico, non voleva criticare ma utilizzare in maniera congeniale i mezzi della società dei consumi. Società che di lì a poco avrebbe collassato svelando le inquietudini sociali che nascondeva.

La mostra dei cinque de La Salita segna un punto di rottura con il passato, in qualche modo chiude l’esperienza Informale e permette di prendere coscienza del cambiamento in atto.

I primi anni sessanta

Nei primi anni sessanta, mostre di artisti più maturi si alternano a quelle dei giovani. Nel ’60 si tengono le personali di Mimmo Rotella, Tano Festa e Ettore Colla, la mostra Miriorama 10 del Gruppo T, ideata e presentata in catalogo da Lucio Fontana dove appaiono chiari i riferimenti allo Spazialismo, a Manzoni, a Klein e al Gruppo Zero. Nel giugno del 1961, saranno proprio Klein e gli artisti del Gruppo Zero ad esporre con Francesco Lo Savio, nella collettiva Mack + Klein + Piene + Uecker + Lo Savio = 0.

Ad un anno di distanza, un evento multimediale attira l’interesse del pubblico che, numeroso, interviene alle due serate organizzate da Sylvano Bussotti e Frederic Rzewski i quali uniscono in un'unica soluzione arti visive, musica e danza secondo lo spirito proprio di Fluxus. All’evento partecipano Horst Egon Kalinowski, Gastone Novelli, Achille Perilli e Mimmo Rotella, che espongono le loro opere mentre Bussotti, Rzewski e Amelia Rossetti suonano il piano e la ballerina Antonietta Daviso danza. Dopo questa manifestazione, che per certi versi ricordava le serate futuriste dei primi anni del novecento, si susseguono mostre di artisti come Rotella, Angeli, Festa, Scialoja, Sadun, Accardi ecc..

Nel 1962 due artisti americani Boris Lurie e Sam Goodman espongono a La Salita una serie di opere realizzate con la tecnica del decollage. La mostra provocò l’intervento della polizia che allertata da alcuni visitatori scandalizzati, pretendeva di censurare le immagini di donne svestite che comparivano sui manifesti strappati dei due artisti americani, ma Liverani rifiutandosi di eseguire quanto intimatogli riuscì ad avere la meglio e a far continuare la mostra così come era stata ideata.

Una svolta

Il programma di Liverani, fino a questo momento aveva visto alternarsi nomi noti e sconosciuti, nuove e vecchie generazioni, ma un evento, di lì a poco avrebbe segnato un nuovo corso nell’attività de La Salita.

Francesco Lo Savio, nella personale del novembre del 1962, presentò i suoi ultimi lavori: le Articolazioni totali, una sorta di commistione tra scultura e architettura. La mostra venne duramente osteggiata da tutta la cerchia che gravitava attorno alla galleria di Plinio De Martiis, che boicottò in massa l’iniziativa. All’inaugurazione vennero soltanto Giulio Carlo Argan, Giorgio De Marchis, Maurizio Bonicatti e Palma Bucarelli che immuni dalla polemica furono accompagnati dall’artista nella visita dell’esposizione.

Quanto successo non lasciò indifferente Liverani che si sentì ulteriormente stimolato a continuare in quella direzione: bisognava dare più voce ai giovani, dedicare il lavoro alle ricerche più avanzate, anche se questo voleva dire porre un limite generazionale agli artisti che dovevano esporre.

Ed è così che cominciano a succedersi mostre di Fabio Mauri, Ettore Sordini, del gruppo MID, di Nanda Vigo, Aldo Mondino, Carlo Lorenzetti, di Christo ed altri, che confermano la linea che Liverani aveva intrapreso.

Christo, nell’ambito della sua personale nell’ottobre del’63, esegue la prima azione in Italia di empaquetage ed è significativo il fatto che il suo lavoro si compia proprio nei pressi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, su una statua del parco di Villa Borghese.

Nell’ottobre del 1964 Giulio Paolini tiene la sua prima personale. Una serie di nudi pannelli di compensato, appesi o appoggiati lungo i muri della galleria, conferivano alla mostra una sensazione di precarietà, come se fosse ancora in fase di preparazione: i pannelli di legno avevano preso il posto dei quadri in un azione di analisi dei rapporti fondamentali intrinseci nella concezione di una mostra. Il giorno dell’inaugurazione Paolini mette in vendita al prezzo di mille lire una busta dal contenuto sconosciuto. Una volta comprata si svela contenere la stessa cifra spesa per l’acquisto e un biglietto d’invito alla mostra.

Grande vendita a La Salita!

Tra il dicembre e il gennaio del 1964 in pieno clima pop, Liverani presenta la mostra 12 giorni a La Salita grande vendita: in banchi espositivi presi in prestito alla "Standa" allinea oggetti di serie sui quali gli artisti sono intervenuti e li mette in vendita allo stesso prezzo del magazzino. L’iniziativa, molto singolare aveva avuto un precedente sempre a La Salita nel dicembre del ’63: Turcato, Sanfilippo, Franchina, Angeli ed altri artisti, avevano esposto mobili costruiti e firmati da loro stessi: sedie, tavoli, armadi, candelabri ed altri oggetti messi in vendita al pubblico che intervenne all’iniziativa con un certo divertimento. Le analogie tra i due avvenimenti sono ovvie, in tutti e due i casi l’attenzione dell’artista è focalizzata sull’oggetto di uso comune che quasi in un’azione alchemica si trasforma in opera d’arte, non solo se è l’artista stesso a costruirlo, ma anche se decide di intervenire su uno già esistente.

Requiescat in pace Conradinus

Dopo la prima personale di Innocente presentato in catalogo da Mario Diacono e Cesare Vivaldi, nel luglio del 1965, Liverani organizza la mostra collettiva a soggetto Corradino di Svevia 1252-1268 al castello di Torre Astura, alla quale partecipano Ceroli, Festa, Innocente, Lombardo, Mambor, Mauri, Mondino, Pascali, Schifano, Tacchi e Titone. Gli artisti stimolati da alcune labili tracce fornite da Liverani, eseguirono dei lavori appositamente per la mostra. Curiosamente tutte le opere prodotte si incentrarono sull’evento drammatico della decapitazione e della tomba. Mario Schifano con il Quadro astratto per la morte di Corradino, Cesare Tacchi con Decollazione, un disegno che riproponeva l’iconografia del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti, Pascali con Requiescat in pace Conradinus. Il lavoro di Pascali era basato su un’azione: in un ambiente privo di finestre e illuminato con delle torce, l’artista, con indosso un costume da bagno, un piviale di tela cerata e in testa una finta mitra, scuotendo un campanaccio e spargendo incenso e fumogeni, inscenava la celebrazione di un rituale funebre di fronte ad una sorta di altare, simbolica tomba del re deceduto.

In occasione della mostra venne istituito il premio Nettuno 1965 che fu assegnato a Sergio Lombardo con l’opera Scacco al re.

Animal Habitats, Live and Stuffed

Nel maggio del 1966 viene inaugurata la prima mostra personale di Richard Serra: Animal Habitats, Live and Stuffed. Certamente si trattava di un evento di forte impatto: animali vivi e impagliati, criceti, galline, colombe e un maiale (Live Pig Cage I) erano esposti nelle loro gabbie nei locali della galleria.

La natura era prepotentemente entrata nell’opera d’arte, con tutte le sue conseguenze, gli animali vivi che convivevano con quelli impagliati dovevano essere nutriti ogni giorno, bisognava pulire le loro gabbie, dedicargli attenzioni. Qualcosa di nuovo era nato. Analogie si trovano nel lavoro di altri artisti, primi fra tutti Pascali e Kounellis che passati da La Tartaruga di De Martiis a L’Attico di Sargentini, si muovevano verso gli elementi naturali e animali, veri (nel caso di Kounellis) o finti (in quello di Pascali), cominciavano a comparire nei loro lavori.

La personale di Richard Serra segna un po’ una deviazione nella linea de La Salita, che fino ad ora si era mossa verso altre direzioni, tuttavia è da considerarsi affine ai programmi di Liverani che basava la sua attività, specialmente sui giovani.

Quello che apprezzava di un’artista era il suo problema e quel tanto di originale, di personale che lo distingueva. Il gallerista subì anche una vertenza giudiziaria a causa di quella mostra: un vigile urbano, molto probabilmente sollecitato da alcune gallerie concorrenti di piazza di Spagna, elevò una multa contestando il fatto che erano esposti materiali non contemplati dalla licenza di esercizio commerciale. Al rifiuto di pagare la sanzione amministrativa, la cosa si risolse davanti al giudice che vedendo comparire come testimoni del gallerista, Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, assolse Liverani.

Via Gregoriana 5

La seconda metà degli anni sessanta vede la supremazia de L’Attico in seno al quale si stavano sviluppando le tendenze poveriste. Anche se La Salita, così come La Tartaruga di De Martiis, sarà offuscata dalla sua dirompente attività, Liverani continua a proporre mostre di grande interesse e a lanciare nuove personalità come Vettor Pisani.

Nel 1967 la galleria si trasferisce al numero 5 di via Gregoriana. La nuova sede, non lontano da quella precedente, si inaugura con una mostra antologica di Tano Festa presentata da De Marchis, che documenta la sua attività dai monocromi del 1960 ai recenti dipinti ricchi di citazioni di Michelangelo che Liverani non amava particolarmente. In novembre viene proposta una retrospettiva di Lo Savio con opere dal 1959 al 1963 che ripercorrono tutta la sua attività artistica fino all’anno della sua morte.

La Salita registra le tendenze di questi anni, l’irruzione della realtà nell’opera, lo sconfinamento dei limiti perimetrali del quadro, l’environment. Nel marzo del 1968 Sergio Lombardo presenta i Super componibili, un’opera ambientale con la quale il pubblico può interagire. L’artista pone una serie di elementi minimali (Super Componibili, Aste, Punti extra) che possono essere spostati dal visitatore della mostra che può utilizzarli e dislocarli casualmente o secondo un criterio logico. Nel novembre del 1968 si tiene la prima mostra personale di Maurizio Mochetti che espone opere costruite con l’ausilio di dispositivi elettrici che stimolano le capacità percettive degli spettatori. Le personali si susseguono una dietro l’altra, nel 1969, tra febbraio e maggio, espongono Ettore Innocente, Luciano Fabbro e ancora Sergio Lombardo. Innocente propone una serie di opere appese: delle strisce di tessuto verde che corrono lungo le pareti della galleria e le Azioni inutili: una serie di anelli di stoffa muniti di maniglie che il pubblico è invitato a far scorrere a proprio piacimento. Fabbro invece propone le opere Tre modi di mettere le lenzuola, Quid nihil nisi minus, Pupo, Italia, e La Vera.

Gli anni sessanta si chiudono con una mostra di Progetti per Metalli di Francesco Lo Savio.

Nel 1971 la galleria si trasferisce al numero 86 di via Garibaldi dove continuerà la propria attività fino al 1986.

Il bilancio de La Salita è senza dubbio positivo, duecentoquarantaquattro mostre e trentacinque edizioni d’arte, hanno scandito gli anni della sua attività. Liverani ha sempre cercato di evitare di instaurare rapporti di amicizia con gli artisti per non compromettere il proprio lavoro e questo gli permise di lavorare con estrema libertà e di individuare, lanciare e sostenere artisti dei quali la critica si accorse solo in seguito. Alle vernici de La Salita "venivano tutti, gli artisti, i critici militanti. Ogni artista aveva il suo pubblico di amatori. Le mostre erano molto sostenute, erano manifestazioni anche di carattere sociale. Lavorare allora gratificava parecchio. Non si vendeva un quadro ma uno sentiva alla fine della giornata di aver fatto qualcosa. Nel ’70 è cambiato tutto, la gente che contava non veniva più e la galleria si riempiva di giovani che neanche mi riconoscevano, studenti. La cosa mi faceva ugualmente piacere" (Cit. in Marco Capua, Intervista a Gian Tomaso Liverani, in Roma anni ’60, Carte Segrete, Roma 1990).

19/01/2001

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l'entrata della galleria Tano Festa, Francesco Lo Savio e Mario Schifano all
Tano Festa, Francesco Lo Savio e Mario Schifano all'inaugurazione della mostra La Salita durante la mostra di Richard Serra
La Salita durante la mostra di Richard Serra

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