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La Quadriennale, Storia della rassegna d'arte italiana dagli anni Trenta a oggi, Di Claudia Salaris
Marcello Carriero

E' uscito il volume sulla storia della Quadriennale di Roma. Frutto dello studio di Claudia Salaris La Quadriennale, Storia della rassegna d'arte italiana dagli anni Trenta a oggi, è una pubblicazione tanto attesa ed intelligentemente soddisfacente. Attesa poiché non esisteva una raccolta delle edizioni della storica mostra romana, soddisfacente perché offre una giusta e gradevole rassegna di eventi e personaggi che hanno caratterizzato il volto della situazione italiana e romana ed infine intelligente per la scelta di una traduzione in inglese che la rende fruibile all'estero. Per un attimo, abbiamo l'idea di aver davanti uno strumento di auto celebrazione, in verità, tra le pagine incontriamo vizi e virtù di un regime, quello Fascista per intenderci, che volle la Quadriennale nel 1931 sì con intenti celebrativi ma anche con una notevole lungimiranza secondo la quale si poteva garantire il pluralismo delle espressioni sproprio grazie alla volontà di partenza di veder esposte opere degli artisti di tutta Italia. La necessità di conoscere il sproprio potenziale creativo, per l'Italia Fascista, era eguale alla necessità riconoscersi Nazione Moderna e i linguaggi che fortunatamente sfilavano in mostra dimostravano più la varietà che l'omologazione ad uno stile, tanto meno se questo veniva imposto, come successe sei anni dopo nella Germania Nazista. Nomi e opere quindi, ma anche luoghi e fatti che indicano una temperie culturale e un atteggiamento critico. Alla presentazione, presente Giovanni Carandente e Philippe Daverio oltre chiaramente al Presidente della Quadiennale e l'autrice, s'è ricordata l'origine della mostra e s'è fatto il punto sulla necessità di una proposta internazionale. Sicuramente appoggiata sul piedistallo mnemonico, la nuova, delocata mostra romana si protende verso il futuro portandosi dietro una serie di convinzioni tra le quali quella di voler resuscitare una non ben definita centralità romana dell'arte, ma anche l'incomprensibile pretesa di valutare il gergo nazionale in un momento in cui sembra più importante riconoscersi in un sistema che abolisce confini nazionali ed ideologici. Sebbene, comunque, risulti intatto il carattere istituzionale della Quadriennale, esso dovrebbe seguire la mutevolezza del mondo dell'arte e fondarsi sulla centralità dell'artista e non sulla menomazione curatoriale dell'opera, ricorda, infatti, il libro che, a guidare la mostra in origine fu un artista, Cipriano Efisio Oppo. Un problema sarebbe pure il bagaglio storico, se esso andasse ad imporre modelli espositivi e curatoriali, dinamiche promozionali e contatti col mercato porterebbe al restringimento delle prospettive per i giovani artisti che, pertanto, chiedono visibilità. La Quadriennale riuscirà a diventare per i giovani artisti più importante della mostra EXIT che fece Bonami al Torino, poco prima della Biennale?

25/06/2004


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