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L'Arte come critica
Marcello Carriero

Quando si dice che l'arte anticipa scenari del mondo contemporaneo alimentando riflessioni, non si sbaglia. Questo è il caso di un artista, Alessio Carosi, da me presentato alla galleria Salon Privé Arti Visive di Roma, in Via Natale Del Grande 39, nel settembre dello scorso anno, con un lavoro dal titolo DENTRO LA TELEVISIONE. L'artista, in quella occasione espose una istallazione-performance in cui, immobile dentro un cubo di legno 150 X 150 X 150 cm, sedeva guardando attraverso un'apertura simile ad uno schermo televisivo un video, posto all'interno di un altro elemento gemello, in cui sfilavano interviste a personaggi della fiction televisiva riguardanti il loro esordio nel mondo dei media. Sdoppiando la realtà dello spettatore-performer e la virtualità delle rivelazioni autobiografiche degli intervistati, Carosi poneva l'accento sulla differenza tra identità del personaggio televisivo e anonimità dello spettatore tipo. Sottolineava, in tal modo, la soglia di riconoscimento di una società desiderosa del warholiano "quarto d'ora di celebrità" che, presa all'esordio, diventava il confine da oltrepassare per auto riconoscersi nel mondo in cui la realtà è stata "uccisa" dalla televisione. Ebbene, nel numero del 17 giugno 2004 de "Il Corriere della Sera" il noto critico della televisione Aldo Grasso scriveva così dalla prima pagina: "In Tv sta accadendo un fenomeno di cui nell'editoria si favoleggiava da tempo: nessuno più legge libri perché è troppo intento a scriverne. Nessuno guarda più la tv (in questi ultimi anni è molto cambiato il pubblico, si è marginalizzato) perché tutti desiderano farla." Il giovane artista romano, circa un anno fa, ha impersonato sia la marginalizzazione, sia il desiderio di essere "nella televisione" individuando quello specchio mediale dentro il quale si cerca la certificazione della spropria esistenza mondana. La massificazione ha ceduto il passo ad una personalizzazione della comunicazione secondo la quale è possibile ritagliarsi uno spazio personale più al di là che al di qua dello schermo, la figura neutra dello spettatore immobile nella sua teatrale parodia della televisione è la rappresentazione del luogo indefinito della ricezione e della sua totale predisposizione alla modifica continua apportata dal linguaggio mediale. In definitiva, se Grasso sosteneva nel suo articolo che: "Nella nostra società non ci sono più grandi distinzioni tra comportamenti da "retroscena privati" e informali e comportamenti da "ribalta", pubblici e formali", Carosi definisce con la sua scultorea fissità una condizione di necessaria presenza "privata" che indica un altrove dominato dall'arte capace di fronteggiare la nullificazione del reale.

24/06/2004


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