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Una giornata di studi al P.L.A.C.C.
Marcello Carriero

Domenica 25 luglio, a San Martino al Cimino (VT), presso il P.L.A.C.C. – Parco Letterario e delle Arti Canale Cardello di Giovanni Battista Ambrosini, si è tenuta una giornata di studi su “ Il Giardino delle Esperidi”.

Oscillando tra mito e nomadismo culturale, il prof. Ruggiti, la prof. ssa Sofia Varoli Piazza, Marcello Carriero, Loris Schermi, Paola Donato, Antonio Rocca, Sarenco ed Enrico Mascelloni sono intervenuti sull’argomento del giardino d’artista, affrontando, da diversi punti di vista e secondo le specifiche competenze, il problema della progettazione e dell’organizzazione del giardino d’arte contemporanea.

Ruggiti, preside della facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo, ha centrato l’argomento partendo dal punto di vista botanico ed ambientale, definendo quello che potrebbe essere l’esperimento del P.L.A.C.C. nell’ambito della ricerca sulle coltivazioni alternative.

Varoli Piazza ha contribuito alla definizione di giardino partendo dal mito per definire questo luogo in cui l’artificiale ed il naturale convivono, mentre io stesso ho sottolineato come la figura delle ninfe Esperidi possa essere accostata all’immagine della decadenza dell’occidente usando le immagini delle opere della giovane pittrice Leila Grani (foto) intitolate “Esperidi”.

Paola Donato ha seguito anche lei il mito per inquadrare l’intreccio simbolico sotteso nelle figure e gli elementi del “Giardino”.

Loris Schermi ha parlato del rapporto tra giardino e spazio urbano, con riferimenti al progetto “Presenze Inconsuete” che sta organizzando con l’Associazione Merzbau Arte e Cutura presso il Parco regionale urbano di Aguzzano a Roma.

Antonio Rocca è intervenuto sull’idea di museo all’aperto, partendo dallo scardinamento del fondamento conservativo e lo spostamento dell’attività museale su un crinale dinamico espositivo, infine, Enrico Mascelloni in una densa descrizione del concetto di separatezza dal mondo del giardino ha parlato della sua esperienza di viaggiatore tra Asia ed Africa dove ha conosciuto il parco di sculture di Sarenco. L’artista ha, infatti, descritto l’esperienza di questo luogo che raduna i più grandi maestri di un continente sempre più in primo piano dell’arte contemporanea.

La conclusione di Ambrosini è quella di avviare un laboratorio di ricerca sul parco contemporaneo evidenziando come questa realtà diventi sempre più un luogo necessario per lo scambio tra arte, agricoltura e natura.

01/08/2004


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