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Urban Act: un incontro con la curatrice
Piera Peri

PIERA PERI Trovo estremamente appropriato il titolo scelto per l’evento da te curato: Urban Act 2. Il concetto di atto riassume bene l’intera operazione: ti va di approfondire e spiegare questo termine in relazione alla mostra?

LAURA LOMBARDI Il concetto di “atto” definisce meglio di altri il tipo di intervento artistico che avviene nella strada, e quello “off the street” che è comunque collegato all’ambiente urbano, sia perché si serve di materiali “riciclati” presi dalla strada o comunque dal nostro vivere quotidiano, sia perché riproduce su supporti mobili, diversi dai muri, le immagini e i contenuti nati per la strada o “suggeriti” da essa.

E’ un atto perché l’azione stessa è significativa oltre all’opera che è il suo prodotto… implica la volontà di introdurre elementi creativi e contenuti forti in contesti generalmente neutri, riportando l’attenzione su un atteggiamento di fondo critico e propositivo nei confronti del mondo urbano e sociale di riferimento.

P.P. Nel testo che accompagna la mostra ho trovato interessante il parallelismo tra la strada ed Internet quali metodi di diffusione. Quale è per te la loro efficacia e che tipo di pubblico raggiungono?

L.L.La strada ed internet rappresentano le due facce della stessa medaglia. Entrambi sono luoghi aperti, di incontro, non controllabili più di tanto.

La strada è il teatro della scena urbana e qualsiasi messaggio o immagine in essa contenuta arriva indiscriminatamente a chiunque la percorra; internet è un enorme palcoscenico virtuale dove tutto può entrare ed essere esposto, non a caso è un insieme di infinite vie da percorrere…

Senz’altro l’enorme sviluppo degli ultimi anni del post-graffitismo e della street-art non sarebbe potuto avvenire senza l’apporto fondamentale di internet, che ha permesso che ogni “atto” destinato di per sé ad un pubblico “locale e casuale” fosse documentato e a disposizione potenzialmente di tutti, perdesse il suo carattere “effimero” e naturalmente transitorio e divenisse parte di un repertorio di immagini, concorrendo alla definizione di un linguaggio comune, di scambi e confronti inaspettati.

P.P. Gli artisti presentati ad Urban Act 2 provengono da contesti culturali e paesi tra loro differenti e lontani. Pensi che nell’arte underground e nella street art abbiamo trovato un linguaggio che consente la comunicazione anche a chi non condivide gli stessi strumenti linguistici?

L.L. Come ho già detto l’arte urbana presenta oggi delle profonde affinità anche tra contesti sociali e culturali diversi e fra loro lontani, perché esprime la condivisione di alcuni ideali e la critica ad un sistema di vita che, seppur con sfumature sicuramente diverse, si sta affermando in quasi tutto il pianeta. Gli artisti che hanno partecipato ad urban-act#1 o ad urban-act#2, e che studio14 ha ospitato a Roma, probabilmente si conoscevano già su internet, si muovevano comunque tutti all’interno di certi gruppi di riferimento e centri di aggregazione virtuali, dove tra l’altro noi siamo andati a trovarli.

La circolazione di idee e soluzioni formali che oggi internet offre è un elemento da cui non si può prescindere nell’analisi dell’arte contemporanea, che si aggiunge a quelli tradizionali del contesto storico e sociale, degli elementi psicologici e così via….. Una sorta di “identità allargata e globale” che indubbiamente offre la possibilità di scegliersi liberamente il gruppo di appartenenza, anche dall’altra parte del mondo.

P.P. Mi sembra che lo scopo centrale di Urban Act, ovvero ciò che le opere comunicano, sia uno sguardo critico ed analitico dei fenomeni sociali: creatività contro massificazione diffusa, recupero creativo e “riciclaggio” contro dispersione ed inquinamento, testimonianza del disagio contro indifferenza e oblio. Quale per te il rapporto tra arte e società? E quanto un’arte come questa da te presentata, che vive soprattutto al di fuori dei circuiti consolidati, può realmente incidere nella sfera culturale e sociale?

L.L.La street-art ha da sempre creato una connessione strettissima tra arte e critica sociale, anche solo attraverso la testimonianza di un disagio, come avveniva per il writering…

Il post-graffitismo, attraverso l’utilizzazione delle immagini “chiare” dello stencil, dei poster e degli sticker, spesso associate ad una parola o ad una frase, ne ha ulteriormente rafforzato la funzione critica, divenendo portatore di messaggi, chiamando in causa direttamente lo spettatore involontario, puntando soprattutto sulla sua funzione di “comunicazione”.

Nelle sue forme più riuscite la street-art ha una grande incidenza sociale, perché arriva a tutti, pone l’accento su temi scottanti, fa riflettere, ma soprattutto istituisce un diverso rapporto artista-spettatore, più intimo, diretto e libero, scavalcando deliberatamente i filtri e le regole imposte socialmente e culturalmente …

Trovo che proprio i “circuiti consolidati” hanno perso molto della loro “presa sociale” … dove il concetto di uno spazio separato per l’arte, dedicato soprattutto agli addetti ai lavori, tradisce fondamentalmente i principi stessi dell’arte e soprattutto di quella contemporanea.

Lo spazio “chiuso” così come viene proposto oggi, curiosamente proprio da chi vuole farsi interprete delle esperienze artistiche di avanguardia, penso che inizi ad essere fondamentalmente “antistorico” e non tiene conto della grande rivoluzione di internet e del concetto di “open source”, dove tutto è giustamente a disposizione di tutti.

P.P. Urban Act è già alla sua seconda edizione e sembra essere stato un fenomeno molto stimolante per la città di Roma. Hai intenzione di farlo diventare un appuntamento periodico?

L.L. Se urban-act diventasse un appuntamento periodico fisso perderebbe probabilmente il suo carattere di novità, anche se non è escluso che ci saranno altri appuntamenti.

Gli incontri d’arte di studio14 sono nati per la curiosità di approfondire un fenomeno che si sta diffondendo con estrema rapidità in tutto il mondo e per documentarne il suo carattere internazionale e trasversale.

Sono nati anche per la disponibilità degli artisti contattati di venire a Roma, che fino ad oggi è rimasta un po’ ai margini di questo fenomeno.

Sicuramente sarebbe interessante creare degli eventi che registrino i cambiamenti di un’arte contemporanea che si sviluppa in modo autonomo e che ha mille sfaccettature, documentarne la continua evoluzione, creando una sorta di sbocco reale alle esperienze artistiche più interessanti che sono continuamente documentate in internet.

P.P. Mi ha colpito positivamente, in Urban Act, la forte convivenza armonica e riuscita, sia a livello installativo, sia concettuale, tra un’arte che utilizza media high tech e un’arte composta da oggetti “poveri”, di scarto. Come è avvenuta la selezione degli artisti e delle opere?

L.L. La “selezione” è ovviamente una premessa alla creazione di questo tipo di eventi dal momento che abbiamo come riferimento internet, cioè tutto.

Il criterio del curatore è uno dei fattori che determinano la scelta, ed è avvenuta dopo mesi e mesi di navigazione di internet…

Ma oltre a questo ci siamo serviti anche di un altro fattore, più “democratico” se così si può dire. Infatti tutti gli artisti che si “espongono” attraverso internet sono sottoposti al giudizio di migliaia di “visitatori”- altri artisti, amatori, curiosi ecc. - che creano una sorta di “gerarchia interna” del fenomeno, con artisti più o meno riconosciuti, apprezzati, presi a modello e imitati….

Il nostro lavoro non è solo quindi quello di mostrare ciò che riteniamo più interessante, più rappresentativo ed esteticamente più valido di questo fenomeno, ma anche di “documentare” ciò che all’interno di questo fenomeno ha più forza ed è riconosciuto come riferimento.

La varietà delle opere esposte risponde pienamente all’estrema “libertà” di un fenomeno artistico davvero esteso di cui studio14 ha mostrato qualche esempio…

Il criterio di presentazione ha voluto mantenere la massima apertura, lasciando che gli artisti stessi si autopresentassero, sia attraverso delle note scritte da loro, sia attraverso l’installazione che hanno curato, nei casi in cui erano presenti, direttamente…In questo modo studio14 ha voluto riproporre, per quanto è possibile, lo sforzo di un contatto diretto e più coinvolgente che questi artisti compiono quotidianamente sulla strada, cercando di far filtrare anche all’interno di spazi chiusi un nuovo modello di rapporto, di fruizione e di scambio culturale ed artistico.

Si tratta di uno sforzo collettivo e come tale voglio ringraziare tutti.

Piera Peri

Laura Lombardi

18/01/2005


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