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Yvonne Ekman - H2O
Marcello Carriero

Il primo volo spaziale che ha permesso di vedere la Terra da lontano, ha rivelato un pianeta blu. Un pianeta d’acqua, così come d’acqua è gran parte dell’uomo tanto che è lecita l’analogia tra quest’ultimo e il suo pianeta. Un’analogia che ritorna nella correttezza del rapporto tra salute del cosmo e salute dell’Io, tra necessità di sopravvivenza ed urgenza dell’intervento sicché non è un pensiero scontato o una banale fantasia quella che vede in un futuro un conflitto per la mancanza d’acqua. Il Forum mondiale di Ginevra ha precisato che nel 2050 la mancanza d’acqua coinvolgerà due miliardi di persone. Un arido panorama futuro da esorcizzare così come facciamo per mille altre funeste previsioni, magari aprendo il rubinetto di casa per confortarsi al rumore dello scroscio domestico, suono rassicurante, che fuga i presagi. La mostra di Yvonne Ekman intitolata H2O alla Galleria Miralli di Viterbo è un silente repertorio di gesti eloquenti. La scultura di ceramica diventa drammatica testimonianza di una presa di coscienza, nell’atroce pre – figurazione di una necessità la Ekman usa la figurazione isolando in una sequenza di gesti tipici il particolare anatomico delle mani. Sei pannelli in cui la mano gira la manopola di un rubinetto o strizza disperatamente un segmento di tubatura e un settimo, più grande, con due elementi distanziati: un rubinetto sotto cui leggiamo la scritta NON POTABILE e un piede di ceramica arsa e crettata, un piede secco. Questo avvicendarsi di mani è un grido d’allarme e l’arcaica rimembranza del primo contenitore dell’acqua. Gesti che “sottendono un accadimento, determinano un’attesa. Sono situazioni sospese nel tempo, colte nel punto di passaggio verso un momento altro, come successione di istantanee” dice Vittoria Biasi nella presentazione, una riflessione sull’arsura causata dal tempo dall’inesorabile pittore che scava le superfici e scrive attraverso l’incisiva necessità della mente di creare un alveo concettuale dove riporre la speranza un luogo dove trovare una soluzione all’assenza un concetto che la Biasi indica come “origine della decadenza del tutto ed il significato simbolico del linguaggio artistico si espande toccando la dimensione sociale” si tratta della cristallizzazione di una tragedia di fronte alla quale l’artista ci invita a reagire.

Galleria Miralli - Palazzo Chigi

Via Chigi 15

20-30 marzo 2005

01/04/2005


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