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Intervista a Wladimir Vinciguerra, Saint One dell’arte digitale.
Loris Schermi

Nella società della comunicazione informatizzata, della notizia veloce ed immediata. Delle immagini vomitate a ritmo frenetico da media che fanno ormai parte a pieno titolo del nostro quotidiano, l’arte si fa utilizzatrice e produttrice dei nuovi linguaggi che hanno ormai cambiato il nostro modo di vivere. In questo nostro secondo appuntamento, vogliamo portare i lettori a conoscere da vicino uno dei protagonisti della nuova scena pop digitale. Incontriamo Saint One, alias Wladimir Vinciguerra, interessante artista che lavora in una continua contaminazione tra performance grafica/video/musica ed espansioni digitali.

- Quali sono i motivi che ti hanno portato a scegliere il media digitale?

- Tutto ciò che riguarda i computers mi ha sempre interessato. Forse perché fin da piccolo, grazie alla vicinanza di uno zio dirigente dell’IBM, sono stato a contatto con i primi calcolatori, che all’epoca occupavano intere stanze,. Il digitale è un mezzo espressivo molto dinamico, un media in continua evoluzione che permette una. velocità di gestione di enormi quantità di immagini e una possibilità pressoché infinita di rielaborazione. E siamo solo all’inizio. Quando avremo manipolazioni di ambienti 3D nel reale, con proiezioni olografiche ci sarà da divertirsi!

- Una costante del tuo lavoro è l’uso di colori acidi e forme che strizzano l’occhio alla grafica psicadelica degli anni ’60. Tu in quegli anni eri solo un bambino, come li ricordi e quanto hanno influenzato le tue scelte?

- Erano anni molto colorati. Naturalmente da bimbo percepisci in maniera meno “filtrata” le informazioni della realtà circostante. E quindi i ricordi sono molto forti. Penso che abbiano contribuito a formare una visione positiva della vita. Anzi, dirò di più. Parliamo di Parigi dal ‘66 al ’68-‘69 e poi di Roma. Erano anni talmente carichi di energia che a persone della mia generazione hanno regalato la visione di un mondo diverso e possibile. Un mondo con la gioia di vivere e sperimentare nuove strade. La differenza è che non lo abbiamo concettualizzato, ma un po’ vissuto. Essendo un visionario e maghetto, fin da bimbo, è quasi naturale il fatto che le opere psichedeliche mi dessero come una chiave di volta per esprimere ciò che percepivo. I colori pop e acidi erano simili alle visioni dei miei sogni intensi. E non posso negare di avere un lato magico che mi ha portato sempre a interessarmi a argomenti che comunque trattassero l’aspetto “altro” della realtà. Questa ricerca magica si traduce poi nei linguaggi che utilizzo nei miei lavori psichedelici.

- L’esigenza di intervenire pittoricamente sui tuoi lavori digitali è forse dettata da un bisogno di ristabilire un contatto con la materia? C’è troppa asetticità nell’arte elettronica?

- Sì, è il corpo che reclama la sua parte. Utilizzando in maniera massiccia immagini digitali e traendone piacere, sento comunque il bisogno di dipingere e disegnare. Dopo giorni di utilizzo di tastiere e tecnologia, vado a immergere le mani nella terra. Mi ricarica e mi dà sollievo. Parallelamente il video lo trovo un mezzo veramente interessante. Come mezzo ha un grande potere in quanto siamo esseri visivi. Elaboriamo i concetti per immagini. Quindi lavorando sul linguaggio utilizzato si possono raggiungere livelli profondi di coscienza.

Ad esempio come Vj si ha possibilità di creare l’atmosfera di un ambiente in cui si svolge un’attività collettiva, ludica e rigenerante come l’ascolto di una buona musica e la danza. Molto divertente!

- Il sesso, influenza e spesso condiziona il nostro comportamento. Usato nella pubblicità come invito accattivante, a volte velato e nascosto, nel tuo lavoro è di frequente esplicito feticcio, oggetto del desiderio che sconfina anche nel sado maso o nel bondage. Pin up e “letterine” senza identità, dominatrici e dominate. Sono le nuove icone della società?

- Credo che il sesso e una sana sessualità siano alla base di un individuo integro e allegro.

Ma non posso non far caso alla moltitudine di messaggi, più o meno subliminali, che noi, persone dell’era tecnologica avanzat,a dobbiamo subire. La televisione è utilizzata come cavallo di troia per entrare nei nostri centri dell’immaginazione. E la sessualità viene adoperata spesso. Se da una parte il sesso è strombazzato ai quattro venti attraverso le immagini pubblicitarie, dall’altra abbiamo una società fortemente repressa e repressiva. Siamo una delle poche specie animali che sente il bisogno di accoppiarsi durante tutto l’arco dell’anno. Un motivo ci sarà …Allora utilizzo immagini forti e sensuali che vanno a interessare la sfera sessuale come escamotage per catalizzare l’attenzione al messaggio dell’intero lavoro. Allo stesso tempo è mia intenzione donare alla sessualità una visione artistica focalizzata sul “bello” bensì che sullo “sporco”.

Tra l’altro credo che il sesso vissuto bene, sprigioni un‘ energia particolare che può ricaricare e muovere i flussi all’interno di no stessi. Non a caso è la forza che muove l’esistenza. Detto questo mi piace osservare i comportamenti sociali. Questo è un momento di transizione nel gioco maschio/femmina nella società e il ruolo di personaggi quali le dominatrici è per me interessante e divertente. Hanno un forte impatto nell’immaginario erotico e socialmente svolgono un ruolo come di riequilibrio comportamentale.

Le persone che vengono dominate in questo “rito” realizzano un loro desiderio e questo già di per sé è positivo. Se nella vita reale poi impersonificano ruoli di dominio, “subendo”, scaricano le sollecitazioni accumulate. Mi interessa, più dell’atto in sé, il messaggio visivo. Ci sono artisti che per esprimersi indagano e utilizzano gli aspetti negativi. Io no. Credo nel bello e nelle sue mille sfaccettature e che la bellezza sia altamente diffusa in questa realtà. Certo ultimamente l’uomo si sta dando parecchio da fare per rovinarla …

ma la speranza è l’ultima a morire!

- Spesso nei tuoi lavori, fondi immagini prelevate e ricontestualizzate in contrasti concettuali che portano a disorientare chi guarda ma allo stesso tempo a condurlo verso ragionamenti critici sulla società. Cosa ne pensi del diffuso disinteressamento degli artisti verso le questioni sociali?

- Vedo le persone divise tra artisti consapevoli e artisti inconsapevoli. Detta così sembra un assurdità. Ma per arte io intendo una certa sensibilità e attenzione ai particolari dell’esistere che tutti abbiamo. Gli artisti riescono a reinterpretare e materializzare nel reale questo sentire. Credo che gli artisti, ma anche le persone comuni, debbano interessarsi di più al sociale, che riguarda noi tutti. Crediamo di essere liberi pensatori dotati di libero arbitrio ma in realtà troppo spesso deleghiamo il nostro potere decisionale a terzi. E la gestione della res pubblica, condotta da una stretta cerchia di persone, porta degli scompensi nella società intera. Lo sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta senza scrupolo alcuno e l’utilizzo della tecnologia per l’accumulo di beni, principalmente attraverso il business degli armamenti, fa si che la visione del futuro per molte persone appaia grigia se non disperata. Ma un cambiamento generale si produrrà in ogni caso. Ogni situazione, anche la più disastrosa, ha un tempo determinato. Poi in un caso o nell’altro l’equilibrio muta e avviene il cambiamento.

- Il Mao del 2006 sembra un santino da adorare ma allo stesso tempo un’immagine da business pubblicitario. Come convivono questi due aspetti?

- Bè. Hai centrato molti aspetti del quadro! E’ vero ho voluto utilizzare Mao tse tung perché da piccoli, noi bimbi che non avevamo la figura di Gesù Cristo morto in croce come riferimento, avevamo il buon vecchio Mao. Faceva capolino dal “libretto rosso” con la sua foto coperta da una pagina di carta semitrasparente …, la stessa usata per le icone nei libricini sacri. La semitrasparenza ne faceva intuire le fattezze ma allo stesso tempo lo calava in una specie di mondo vaporoso con un ché di mistico.

Crescendo ho potuto constatare che pur essendo un personaggio di grande rilievo, Mao era umano come noi. Anzi! Aveva fatto, sotto molti aspetti, cose molto terrene. Così mi sono chiesto come sarà stata la vita sessuale del Capo? Mi sono divertito a piazzare ai suoi lati due dominatrici che se da un lato fanno parte di una sua ipotetica vita sessuale, dall’altro lo giudicano con le fruste in mano. Allo stesso tempo però ne difendono la figura sacra. D’altronde ogni gran capo ha le sue debolezze e ogni persona normale ha un ché di santità.

18/10/2007

Mao, 2006, stampa digitale su tela, cm 50 X 50
Mao, 2006, stampa digitale su tela, cm 50 X 50 Lancio, 2003, stampa digitale su alluminio, cm 150 X 100
Lancio, 2003, stampa digitale su alluminio, cm 150 X 100 Isa, 2006, stampa digitale su tela, colori acrilici, cm 110 X 110
Isa, 2006, stampa digitale su tela, colori acrilici, cm 110 X 110

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