Home > Magazine > Appunti d'Arte > articoli

Il museo d'arte contemporanea XXI secolo di New York
Marcello Carriero

Non c’è niente da fare, il XX secolo è ormai andato, siamo d’accordo il secolo è passato cronologicamente, è evidente che sto parlando della cultura di un secolo restia a storicizzarsi. Il Secolo Scorso ha ancora voglia di presentarsi nelle sue frange estreme come anticamera di uno strappo epocale precognizione di uno scavalcamento. Possiamo avvertirlo dalle ri pubblicazioni di libri sulla sua fase avanzata e ultimativa, il Postmodernismo, epoca di crisi e di caotica miscelazione, d’ipotesi nominative, d’etichettature instabili. Eppure, un segnale di passaggio c’è, dal momento che si vuole da più parti ribadire che stiamo vivendo gli anni duemila. Tralasciando le ipotesi fantascientifiche di un traguardo epocale fatto di robot e macchine volanti, che pur tanto hanno condizionato le previsioni a distanza nel secolo scorso, leggendo la situazione attuale ci si chiede quanto la misura degli eventi condizioni la percezione del salto nel secondo millennio. Con i noti fatti di New York, una certa visione terminale ha di fatto rispolverato le paure millenaristiche, unitamente all’allarmante situazione ecologica e facendo aleggiare un’incongrua mistificazione neo – medioevale. È l’arte, con la sua imprevedibile trasformazione basata sull’allargamento dei confini e sull’interscambiabilità degli ambiti disciplinari che hanno dato un filo di speranza alla cultura, l’arte, che ha bisogno di essere celebrata nella sua fragranza in contrasto diretto con un mondo che utilizza il traffico informatico per esorcizzare l’era guttemberghiana. L’arte reclama i suoi luoghi di celebrazione. La risposta potrebbe essere la costruzione del New Museum di New York dei SANAA, giovani architetti ( Kazuyo Sejima ha 47 anni e Ryue Nishizawa ne ha 37) che hanno impilato irregolarmente sei solidi sulla Prince Street per un’altezza complessiva di una cinquantina di metri, un edificio destinato all’arte del XXI secolo. Il museo è fatto di sale appositamente studiate per accogliere i linguaggi contemporanei, non vastissime ma che hanno comunque un loro fascino, uno spazio simbolico che fa leva sulla volontà di escludere “l’antico” del secolo scorso e redimersi dalla logica reiterata degli stili sebbene di questi a volte ci si possa burlare allontanando paternità più complesse ed eleggendo una eredità non più visibile a contenuto intuibile. L’edificio, fatto di blocchi minimali, è accatastato come i Brillo Box di Andy, sconnesso ad arte per far entrare la luce solare nei diversi piani. Il mini grattacielo è costato una cinquantina di milioni di dollari, nella norma, si può dire. In realtà, la Grande Mela già aveva un suo New Museum a Broadway, il museo diretto da Marcia Tucker che si è sempre battuta per una sede autonoma; con Lisa Phillips si avviò nel 2001 l’iter per la costruzione. L’aspetto finale è quello di una torre di casse riposte in un magazzino, quel magazzino è il quartiere di Bowery che con un processo di gentryfication sta diventando il centro del mondo artistico. Qui, infatti, si trasferiscono gallerie e studi di artisti anche per sfuggire ai costosissimi ambienti di Chelsie, enormi, vuoti imponenti che richiedevano gestioni da museo. Così, l’affinità elettiva tra periferia e creatività si risveglia nuovamente a New York, stavolta, però, dopo una strategica previsione degli effetti evidenziata dalla scelta di un inizio ideale, il secolo ventunesimo, un limite cronologico che già significa storia. Il contemporaneo, il “nostro” secolo, ha pertanto uno dei suoi punti di riferimento materiale nel New Museum e l’arte sembra di nuovo inaugurare un’idea di unità, un’epoca che reclama la differenza con il passato. L’ecologia d’urgenza e la pace d’urgenza, l’economia d’emergenza e quella emergente della Cina, dell’India del Sud America, ma anche la paura che trascina verso posizioni paradossalmente instabili non fa abbandonare la fiducia in strumenti di sopravvivenza di cui l’arte potrebbe essere esempio.

23/02/2008


a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910