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Un ricordo di Fabio Mauri
Loris Schermi

Dopo una lunga malattia se ne è andato Fabio Mauri, uno dei più importanti artisti italiani della Neoavanguardia.

Grande sperimentatore, membro del “gruppo 63”, nel 1967 è uno dei fondatori della rivista "Quindici" insieme, tra gli altri, a Nanni Balestrini, Umberto Eco, Edoardo Sanguineti e Renato Barilli. Esponente della scuola di Piazza del Popolo è passato dagli esordi espressionisti degli anni ’54-’56 ai lavori in bilico tra il neodada e il pop della fine degli anni cinquanta che si intersecano temporalmente con i monocromi e gli “Schermi” di carta e tela su telaio aggettante, emblemi della società dell’immagine, che porteranno agli “Schermi-Targhe” esposti per la prima volta nel ’63 alla Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani. È celebre l’opera ambientale “La Luna” realizzata nel maggio 1968 per la rassegna "Teatro delle Mostre" alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e riproposta insieme ad altre opere nel 1990 al Palazzo delle Esposizioni per la celebre mostra “Roma anni Sessanta - Al di là della pittura", curata da Maurizio Calvesi.

La ricerca artistica di Fabio Mauri coniuga l’analisi dei linguaggi della comunicazione ad una estrema sensibilità verso le problematiche sociali, esistenziali ed etiche evocate sul filo della memoria. Nel 1971 presenta a Roma, presso gli Studi Cinematografici Safa Palatino, l’azione “Che cos’è il Fascismo”, una simulazione della cerimonia dei “ludi juveniles” di epoca fascista che coinvolge emotivamente il pubblico in un’azione di forzata riflessione con lo scopo di mettere al bando le false ideologie. Da qui nascono opere come “Ebrea”, “Manipolazione di cultura” o “Via Tasso: un appartamento” del 1993 dove è evidente la perdita della funzione di “oggetto” del ready made duchampiano che diventa “esperienza”. Da ricordare sono anche la serie di proiezioni di film d’autore su corpi umani della metà degli anni settanta come “Il Vangelo secondo Matteo” che proietta sul corpo dell’autore Pier Paolo Pasolini. Nel marzo 1990, Mauri propone l'installazione “Interno” alla galleria Anna D'Ascanio di Roma che viene riempita dalla casa stessa dell'artista, con mobili, tappeti e librerie insieme a dipinti monocromi bianchi con la scritta "senza arte" in rilievo. Nel 1994, la Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma rende omaggio all’artista con una retrospettiva e un libro-catalogo.

Al ricordo ufficiale vorrei aggiungere quello personale, fondamentale per la mia formazione. L’incontro con l’artista Fabio Mauri fu preceduto dall’incontro con la sua opera nel 1990 alla citata mostra “Roma anni Sessanta”. Ricordo l’esperienza ludica multisensoriale dell’ambiente “Luna” nel quale, entrai da un oblò circolare per immergermi in un mare di palline di polistirolo. Immagino che tipo di sensazione deve aver provato chi ebbe la fortuna di vivere quest’esperienza nel 1968, prima dell’approdo dell’uomo sulla luna, quando l’effetto di camminare sul suolo lunare era solo immaginato e suggerito dai media ancora in odor di fantascienza.

Conobbi Fabio Mauri qualche anno dopo al Festival di Incantesimi di Bomarzo curato da Simonetta Lux e Miriam Mirolla con le quali collaboravo insieme all’associazione universitaria della quale facevo parte. Nel 1998 gli proposi di partecipare a “Tracce del nostro tempo – Nuove tracce” al Centro Petralata di Roma, una mostra articolata che stavo organizzando con Paola Donato, Giovanna Tumino e Laura Di Folco. Fabio Mauri accettò e insieme a lui anche Vettor Pisani, Luca Maria Patella e Giosetta Fioroni.

Andai nella sua bellissima casa che affacciava direttamente sulla fontana di Piazza Navona. Con le finestre aperte sembrava che l’opera di Bernini entrasse dentro la sala. Un incontro denso di contenuti e umanità che mi mostrò la grandezza di un artista colto e sensibile, capace anche solo con le parole di arricchirmi. Il mio “battesimo di critico” avvenne con lui, le prime opere vendute furono proprio dei monocromi delle “serie sociali” che esponemmo per l’occasione.

Dopo quell’esperienza ebbi modo di incontrarlo altre volte pensando che prima o poi avremmo di nuovo fatto qualcosa insieme. Ciò che rende grande un artista è sopravvivere alla propria morte e forse un giorno faremo ancora una mostra.

20/05/2009

Fabio Mauri, foto di Giorgio Colombo
Fabio Mauri, foto di Giorgio Colombo Luna, 1968, opera ambientale
Luna, 1968, opera ambientale Che cos
Che cos'è il Fascismo, Stabilimenti Safa Palatino, Roma, 1971, fotografia Claudio Abate

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