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ELEGANZE DI UN RICEVIMENTO
Maurizio Calvesi

"Black&White" dal 10/06/2009 al 10/07/2009

Galleria La Nuvola di F.Falsaperla e N.M.Gargari

Il bianco e nero evoca l’eleganza dello smoking, anche se, come qui, strapazzato, e “Black and White” è un ricevimento chic di artisti che intorno al tavolo del catering dialogano sulle proprie visibilità, pure od impure.

Sono artisti per lo più operanti a Roma ma di generazioni diverse. Vado a memoria e spero di non sbagliare, ma i nomi che hanno esordito negli anni Cinquanta sono di Carla Accardi, che al bianco e nero ha dato sempre la vivacità del colore, e di Gino Marotta, che si affiancò addirittura a Burri con i suoi “Piombostagni” precursori dei “Ferri”, mentre tra i Cinquanta e i Sessanta comparivano Fabio Mauri, con i suoi schermi bianchi e all’occorrenza orlati di nero che anticipano forme (non andamenti di pennello, ma in chiave già concettuale) di Schifano, e Achille Pace con i suoi segni di filo, immagini di un astrattismo nitido e puntuale.

Approdato negli anni Sessanta, Getulio Alviani porta nelle sue combinazioni di triangoli bianchi e neri l’originario rigore “ghestaltico” (diceva Argan, con la h per evitare che si intendesse, come pure si travisava, gestuale), e milanese, di una percezione modulare.

Ecco poi tutto il gruppo degli assidui di piazza del Popolo. Con il quale l’astrattismo entra in ombra tra le ire funeste di Dorazio, per lasciare il posto alle pennellate fluide di Schifano, anche se inizialmente inscritte in forme geometriche un poco sformate, e agli squisiti capricci pittorici di Giosetta Fioroni; o alle inesauribili invenzioni di Mario Ceroli che sconvolgono il campo della scultura, alle morbide e sinuose scritture di Tacchi che prolungano oltre le imbottiture primigenie un soffice immaginario di poesia, alle aquile frastagliate di Franco Angeli con la leggerezza delle loro impronte, alla secchezza perentoria di Kounellis, alle svariate iconografie di Mambor chiuse entro contorni spiccati e precisi, ai leggendari “gesti tipici” di Lombardo, seguiti da un ritorno antiaccademico e scientifico-concettuale di profilature astratte.

La parata dei classici si chiude qui e si apre il concorso dei più giovani, dei “nuovi” d’oggi dopo i nuovi di ieri, presso i quali l’astrazione riaggalla ma in forme, non ortodosse, dalle forti increspature e crepature (Spezzano), in brandelli e lunghe vibrazioni di pennellate (Parres), in suggestive incrostazioni (Barlafante), in labirinti dal sottofondo ombroso (Pamela Cento); mentre, tra quanti attingono alla figura, una novità di marca tecnologica fa spicco, è la fotografia: con Cristiano Pintaldi, che la investe di vibrazioni grazie al puntinato, e con Dan Rec, che ne traduce i forti chiaroscuri nell’acrilico creando incontri tridimensionali di robusti fantasmi del quotidiano. Sanno di negativi fotografici anche gli squisiti tagli di Giusy Lauriola in bianco e nero, anzi in nero e bianco, se anche i toni delle strisce pedonali risultano invertiti. Costantino Baldino fa del titolo della mostra, duplicato una volta e mezza per rigo, una trama astratto-concettuale dove il nero, sopraffatto dal bianco, è relegato a sfondo e sottolineatura.

Leofreddi disegna globi terracquei ovalizzati; qui terra e acqua si alternano nella gestione delle due tonalità contrastanti, e l’alternanza si riproduce anche all’interno di uno dei globi (metà e metà) con un risultato innegabilmente incisivo.

Le carte geografiche sono figurazioni astrattizzanti, ma ecco poi, a chiudere il ricevimento e il giro di interventi tre ultimi “figurativi”: il primo, Danilo Bucchi, sospeso tra immagine e segno puro, nell’intersecarsi dei reticoli e delle rotonde gocce di smalto; Gisella Pietrosanti che dà ai seni cospicui, alla mano e al volto della emblematica figura femminile, una sorta di aureola, come a una divinità della prolifica Natura. Alessandro Cannistrà che produce un doppio effetto di concettualismo naturalistico, identificando il proprio bianco e nero in quello “reale” di una speciale zebra e accennando il conflitto nei viluppi di una intricata ramificazione.

Il festino si anima via via in una accesa discussione. Al di là della contesa tra il bianco e il nero, si accende quella tra la figurazione e il segno, tra il pensoso concetto e l’ironia. L’ospite Fabio Falsaperla, arbitro, in questo caso, anche “elegantiarum”, emette un giudizio di pareggio.

21/05/2009

Carla Accardi, Asssedio, tempera alla caseina su tela, 1978
Carla Accardi, Asssedio, tempera alla caseina su tela, 1978 Fabio Mauri, Schermi, telaio aggettante, tela e lamiera, 1958-59
Fabio Mauri, Schermi, telaio aggettante, tela e lamiera, 1958-59 Cristiano Pintaldi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 2008
Cristiano Pintaldi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 2008 Ivan Barlafante, Nero, microfibra, carbone e vetro su tavola, 2008
Ivan Barlafante, Nero, microfibra, carbone e vetro su tavola, 2008

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