Immobilità professionale, 2008, plotter su tela, 100x150cm,  Collezione Privata Serie hotel #8, 2009, plotter e pigmenti, 90x120cm

Andrea Annessi Mecci nasce a Roma l’ 11 marzo 1970.
Si è laureato in Lettere e Filosofia “La Sapienza” di Roma.
Attualmente vive e lavora a Roma.

Fotografo romano, classe ’70, è autore di numerose pubblicazioni e fotoreportage, nei quali mostra uno sviluppatissimo interesse per il ritratto, esercizio che eleva al livello di qualità pittorica nella definizione accuratissima dei dettagli al servizio di un mai scontato lavoro di introspezione psicologica. 
La ricerca intorno ai volti lo porta in giro per il mondo, soprattutto nelle misconosciute terre dell’Asia centrale, dove gli scatti più felici rivelano storie impensate, a metà strada tra il documento e la narrazione empatica. 
Gli ultimi lavori lo vedono più concentrato sulle potenzialità offerte dalla manipolazione dello strumento fotografia, dalla versatilità intrinseca del mezzo. Quindi sperimentazione sui materiali, in sede di progettazione, sviluppo e stampa, utilizzo della tecnica digitale come esito ultimo e imprevisto della disposizione antica alla maestria artigianale. 

Dini Warsamè Casali

Le donne bosniache e gli uomini yemeniti fotografati da Andrea Annessi Mecci, al di là dell’occhio che li guarda con la stessa appassionata partecipazione, hanno in comune un tratto biologico, oltre che culturale. Nessuno di loro è giovane. I loro volti sono scavati, gli occhi sprofondano nelle orbite fino a colpirci con sottilissime lame di luce, le labbra si ritirano e si contraggono in mezzo sorriso che quasi mai lascia intravedere i denti. E’ vero. I segni che l’età lascia sui volti non sottoposti al maquillage dell’eterna giovinezza occidentale, sono quanto di meglio il virtuosismo luministico di un bravo ritrattista, possa sperare. Ma, a parte qualche sommessa polemica (non dimentichiamo che non molto tempo fa Annessi Mecci si laureava con una tesi su Pasolini e l’India), altro mi pare sia ciò che egli chiede a volti trattati come archetipi di perdute differenze, di arcuate, non sottese psicologie rubate a una ormai mitica fantasia familiare. E dunque narrativa, più che lirica: una sorta di simbiotica speranza di restituire la diversità di un’altra cultura all’arcaica integrità che solo i classici ci riservano, quando li conosciamo e li riconosciamo. Il classico, scrive Steiner, ci legge più di quanto noi lo leggiamo. E per l’appunto il giovane Annessi Mecci tratta la fertile maturità espressiva dell’età, non credo solo cronologica di questa realtà umana offerta al suo amore, come se ne potesse placare l’ansia sacrificale allestendola in una piccola galleria di classici. Lasciandosi leggere dentro la domanda che lo assilla e alla quale questi uomini e queste donne, pur così inermi e integri, quasi sempre con pudicizia ora tragica, ora ironica, ora fosca, si sottraggono, rimanendo preda del loro e del suo inesauribile segreto. Ed è per questo che con la sua struggente maestria Andrea Annessi Mecci continuerà ancora a lungo, io credo, a interrogarne il mistero.

Bianca Maria Frabotta


Mostre collettive

2001 Rajasthan - India, Galleria Civica, Modena
2002 Rajasthan - India, Neue Galerie im Kunsthaus Tacheles, Berlino
Rajasthan - India, Centro della Creatività, Genova 
Rajasthan - India, Galleria Comunale, Bari

 

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