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DONATO AMSTUTZ, UN RICAMATORE D'ALTRI TEMPI
di Francesca De Nicolò

Dove: Galleria Valentina Moncada
Quando: 24/10/2002 - 15/11/2002
Info:

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Donato Amstutz , è un giovane artista svizzero nato a Stans nel 1969, che attualmente vive a Zurigo, per la prima volta in una personale a Roma.

Amstutz propone una tragicomica miscela di ricami a punto croce di icone contemporanee. Quali sono? I farmaci, scatole feticcio e i volti di donna.

I farmaci scelti sono quelli curativi degli stati alterati di coscienza, quali il Valium e il Tavor e il Ciba-vision, provvidenziale collirio, che assicura una ripresa del bulbo oculare ed una visibilità splendente.

I farmaci sono riprodotti e ingranditi dalla abile mano di Amstutz che meticolosamente ricama ogni minima variabile del prodotto stavolta unico. Sono chiare tutte le indicazioni, le composizioni chimiche, gli eccipienti, gli acidi ribonucleinci, gli 0,1 e 3,5 e chi ne ha più ne metta che notoriamente sono trascritti sulle nostre medicine.

I volti di donna sono quattro, parte della serie ' Faces'. Le facce sono trasformabili e alterate come quelle che dettero il nome ad un grande film di Cassavetes. Stavolta egli interviene sulle immagini altrettanto grandi, già sgranate e opache,e ricama con filo rosso una sovrastruttura che altera la visione totale. Egli ricostruisce come un chirurgo i volti delle sue cavie. La situazione potrebbe essere assimilabile a quella di una prova di chirurgia estetica con spiegazione data al paziente, al momento dell'intervento. Un intervento che però ha tutta l'aria di essere devastante.

Una fantomatica mano infatti, versa, probabilmente, della Coca Cola sul viso della malcapitata creando delle deformazioni strutturali in quel di lei, particolarmente gli occhi che appaiono colpiti nell'incidente e visibilmente devastati, potrebbe essere stato un acido quello che la mano ignota versava e non della Coca Cola, oppure le due sostanze sono assimilabili.

Ancora deformazioni dei bulbi oculari, del mento, ma anche semplicemente Amstuz sovrappone un altro viso di matrice infantile al volto dell'asiatica modella. L'operazione appare inquietante, quasi come se il riferimento non troppo sotterraneo fosse all'io di lei, o ad una presenza altra. Ma non ci è dato di comprendere molto delle sue fattezze, che però cerchiamo di ricostruire mentalmente. Altre volte il ricamo è un sistema per indicare con una freccia la pelle con l'acne, di un'altra donna , una freccia che segnalando una particolare protuberanza, come spesso abbiamo visto nelle pubblicità contro le dermatiti e i mal di adolescenza, propone forse nell'altro scatto creme altrettanto miracolose.

Ma tutto ciò non è visibile chiaramente, non nell'immediato. Nell'immediato c'è qualcosa che non funziona , che non torna, ma non appare subito all'occhio.

Siamo prima interessati a conoscere e riconoscere l'immagine sotto al ricamo, o prima avviene il contrario. Sembra sempre esserci qualcosa di inatteso, qualcosa che immediatamente non ci attrae ma che poi lentamente ritroviamo. Amstuz è abilissimo ad alterare la comprensione, o forse a catalizzarla, come quando ci rendiamo conto che c'è qualcosa che non funziona ma immediatamente non ne avvertiamo il motivo. Come quando ha esposto uno scheletro, miracolosamente riprodotto con un particolare inavvertito, una mosca, un'intrusa? No, la chiave.

30/10/2002

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