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Segal al MACRO
di Loris Schermi

Dove: Macro
Quando: 13/06/2002 - 01/09/2002
Info: via reggio emilia n 23

Senza titolo, 1963

Per la prima volta in Italia, in uno spazio pubblico viene presentata in modo articolato l'opera di George Segal. Un percorso attraverso quaranta lavori, dai pastelli agli oli ai calchi di gesso, provenienti dallo studio dell'artista, oggi sede della The George and Helen Segal Foundation. Una mostra suggestiva, curata da Gianni Mercurio, che si dirama in tutti gli edifici del Museo d'Arte Contemporanea di Roma.

L'esordio di Segal è con la pittura, sono passati 46 anni dalla sua prima personale alla Hansa Gallery di New York, sede di una cooperativa di artisti fondata da Allan Kaprow, personalità alla quale Segal si sente molto legato e con il quale organizzerà eventi e happening nei locali del suo grande studio. I pastelli e gli oli in mostra testimoniano l'orientamento che l'artista ha preso sin dall'inizio, distinguendosi dall'informale e dall'arte astratta dilaganti. Il 'figurativismo' di Segal era influenzato dalla pittura europea, da Degas a Bonnard a Matisse ma allo stesso tempo strizzava l'occhio alla gestualità di De Kooning. Un figurativismo che si evolve e arriva alla scultura contaminandosi con tendenze pop. Ed ecco arrivare l'uso del gesso applicato ancora liquido su armature di legno e reti da pollaio che piano piano si trasforma in calco in gesso, direttamente su esseri umani vivi.

La scultura antropomorfa viene accostata ad oggetti prelevati dalla realtà in un'operazione che non è decontestualizzazione ma sublimazione di scene di vita reale come 'Seated Woman: Floor piece' del 1975: un calco di donna seduta su una panchina originale della metropolitana di New York. Appare evidente il tema dell'attesa molto caro all'artista che ferma il tempo come nello scatto di un'istantanea. L'allestimento ambientale si arricchisce spesso di interventi pittorici usati in senso scenografico per evocare visioni. E' il caso di ' dove, in un chiaro omaggio a Masaccio, pittura, scultura e realtà si compenetrano. Il mito non è quindi estraneo nell'arte di Segal, ma il soggetto non è mai etereo o idealizzato bensì sempre appartenente alla realtà materiale.

Una realtà fedele ma allo stesso tempo interpretata, come nei pastelli degli anni o'80/'90, dove il segno fortemente espressionista ricalca i tratti dei volti reali. Queste ultime opere colpiscono per l'intensità espressiva dei personaggi raffigurati, sembrano quasi essere una rilettura del lavoro in gesso. Il pastello permette a Segal di donare al volto ciò che il gesso assorbiva nella materia: gli sguardi intensi delle donne e degli uomini prelevati, come sempre, dalla vita reale

20/06/2002

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