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Chuck Close – Ritratti
di Alessandro Clemente

Dove:
Quando: 23/02/2002 - 21/04/2002
Info:

Il 22 febbraio 2002 si è aperta nella sede dell’Accademia Americana a Roma, un’esposizione personale dedicata al pittore newyorkese Chuck Close, con un’anteprima per la stampa a cui era presente l’artista. La rassegna romana rende un doveroso omaggio ad uno dei maggiori esponenti della pittura figurativa americana e rientra in quel ciclo di promozione della cultura statunitense in Italia, iniziato a metà settembre e che ha come finalità la proposizione dei valori umanistici presenti nella cultura americana contemporanea.

La mostra ha come tema unico e dominante il RITRATTO, ovvero l’analisi cruda e quasi cartesiana della persona, un vero e proprio marchio di fabbrica di Close in tutta la sua trentennale carriera. Il pittore statunitense ha raggiunto un’enorme fama, soprattutto in patria, consacrata con la retrospettiva al MOMA nel 1998, utilizzando come unico soggetto proprio il ritratto iperrealistico, ponendosi in una posizione originale nei confronti della pittura contemporanea americana.

Il metodo lavorativo è elaborato e richiede tempi dilatati, per cui l’intera produzione di opere si risolve in una ottantina di ritratti. L’opera inizia con la “cattura” dell’immagine del soggetto, tramite una normale polaroid e prosegue con la trasposizione mediante reticoli su supporti di vari materiali (tela, carte realizzate a mano, tessuti…). L’artista, nel suo breve ma lucidissimo intervento, ha esaltato con orgoglio artigiano la lentezza della tecnica, che quasi risolve l’opera stessa. Uno dei motivi per cui la “banalizzazione” del tema (ritratti ripetuti diverse volte con scale differenti, uso di modelli “normali”, soprattutto amici e parenti, diversificazione delle tecniche…) è ricercata ed ostentata. Close ha escluso l’intervento della Musa ispiratrice nella sua arte, che invece ha un punto unico e dichiarato di arrivo: la figura umana, le teste (Close chiama i suoi ritratti HEADS)…casualmente anche il punto di partenza della sua arte…

Il volto di parenti, amici ed anche il proprio (nell’esposizione sono presenti una quindicina di autoritratti) rappresenta una “mappa” della persona raffigurata, che solitamente non ha una carica espressiva accentuata. La descrizione del carattere, del passato è affidata esclusivamente ai segni, alle “lines” che il trascorrere del tempo deposita sui volti. Ironicamente Close invita a leggere nella maggiore o minore profondità delle rughe il carattere del raffigurato.

L’artista newyorkese ha anche dichiarato i debiti che la sua arte ha con esperienze culturali anche lontanissime, paragonando la superficie delle sue opere con quella dei pavimenti musivi, in particolare con quelli romani.

Fondamentale per avvicinarsi all’opera di Close è avvertire la tensione, costantemente riproposta in ogni opera, tra superficie bidimensionale della tela ed immagine. Il solito enigma della riuscita artistica, fin dai tempi degli autori dei mosaici. La tradizione non è mai abbandonata o tradita da Close, che piuttosto la “modernizza”, fino a richiamare legami con l’arte elettronica: il reticolo di Close vicino al reticolo di pixel dello schermo di un computer!

Ma è il pittore stesso che rifiuta il paragone, ribadendo il ruolo principale affidato al processo lavorativo ed alla tecnica (l’esecuzione di un solo ritratto può richiedere anche un anno).

In effetti è più sensato ricercare affinità diverse e perfino sorprendenti. La tessitura cromatica della superficie ricorda piuttosto la ricerca cromatico-luministica dei pontillistes francesi, mentre i vari quadratini, utilizzati come vera e propria unità di misura, analizzati da vicino risultano quasi delle autonome rappresentazioni astratte.

Del resto tra gli anni Sessanta e Settanta, Close ha frequentato artisti della minimal art, tra i quali Richard Serra e Robert Morris.

La mostra è curata da Linda Blumberg, direttrice della Andrew Heiskell Finwe Arts e si concluderà il 21 aprile 2002.

04/03/2002

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