Home > Magazine > Recensioni > articoli

Chinart al Macro. Arte contemporanea Cinese e politica culturale
di Elena Paloscia

Dove: ex mattatoio
Quando: 20/03/2007 - 27/04/2003
Info: piazza giustiniani n.4

Bai Yiluo

Una versione inedita della Cina, quella proposta dal Macro al Mattatoio di Roma , con la mostra Chinart che resterà aperta fino al 27 aprile 2003.

Si tratta di un 'esplorazione dell'arte cinese contemporanea che restituisce un aspetto poco conosciuto del fermento artistico della Cina di oggi.

La Mostra è il risultato, afferma Walter Smerling, di un dialogo tra Europa e Cina che attraverso l'arte si svela in maniera diretta tanto quanto efficacemente comunicativa.

Da una precisa consapevolezza del fatto che l'attività artistica seppure slegata da un nesso diretto con la politica, è al tempo stesso riflesso della politica culturale di un paese, nascono le opere presenti in mostra: installazioni, dipinti, fotografie e video che testimoniano la crescente rilevanza del ruolo sociale dell'artista, legata inevitabilmente allo sviluppo economico e al commercio con gli altri paesi e alla conseguente richiesta di opere d'arte anche sul mercato estero. Le nuove possibilità economiche che hanno aperto agli artisti scenari inconsueti e stimolanti, attraverso i viaggi in Europa e la partecipazione a mostre internazionali, li hanno condotti ad adottare un atteggiamento indipendente nei confronti di condizionamenti politici o estetici. Così, se gli influssi sono evidenti lo è anche il percorso individuale che ognuno di loro sceglie, da un lato affrancandosi dalla scontata aderenza a temi sociali o problematiche relative all'attualità, dall'altro cercando di individuare nuovi percorsi.

Attraversando i grandi ed indivisi spazi del Mattatoio, il visitatore sarà attratto da immagini pop di soggetti orientali, dipinte ad olio, in cui la resa allude alle tecnologie digitali, da un video che cattura l'attenzione coinvolgendo su tre grandi schermi lo spettatore anche fisicamente, attraverso immagini tutto sommato tradizionali, ma fortemente evocative. Grandi dinosauri rossi, poi, realizzati in fibra di vetro, riportano prepotentemente la mente ai giochi infantili tradotti in scala gigante.

Ciò che più colpisce, tuttavia, è la costante in molte opere della serialità che si traduce in affollamento di individui; tutti diversi nel grande collage di fotografie in bianco e nero legate tra loro, tutti uguali nella figura del bambino che si ripete formando la grande muraglia, nuovamente uguali nel grande video cui si è accennato sopra o nelle grandi teste di bambino che si ripetono di misure differenti.

Presenze inquietanti, che evocano solitudine nella molteplicità, o forse ripetizione ossessiva e desiderio di affermazione della propria individualità. Ripetizione che torna nell'installazione dove i globi terrestri, tinti di rosa, appaiono diversamente disfatti, quasi sciolti in un'apocalittica visione.Una lettura unitaria, dunque, dove rimandi espliciti e riferimenti sottili tra le opere e di queste con il mondo occidentale creano un gioco che tende a valorizzare e sottolineare più che le analogie le differenze.

07/03/2003

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910