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It's the first page Paranoia
Francesca De Nicolò

Dove: Il Mascherino
Quando: 22/02/2003 - 29/03/2003
Info: Via del Mascherino 24, Tel. 06 68803820, Or. 16.30/19.30 (chiuso lunedì e festivi)

didascalia

Così scrive Carl TFW su Sketch, un suo lavoro veloce, rapido come un fulmine, che troviamo in prima pagina sul catalogo/testo di Playground , 'TRV meets Scarful', edito dalla Why Style. La Paranoia è il catalizzatore o la radice propulsiva della contaminazione megasonica? E' quella che è geneticamente legata all'alienazione che ci rende pù vicini ai mondi possibili ed extraterrestri, oppure reduci da guerre nucleari? Oppure la paranoia è quella che genera il gioco? Un gioco che si muove nel campo minato ed esplosivo della cultura underground . Non è infatti disimpegno, quello che vediamo al Mascherino, su questi muri e per terra; mi riferisco al tappeto sul quale inavvertitamente camminiamo, per poi renderci conto che è un interessante mezzo per comunicare da un altro punto di vista. Anche questo un piano su cui agire, veloci e provocanti con firme da gang quali 'The Riots Vandals', che poi altro non è che il nome del gruppo che lega i nostri protagonisti: Pane, Nico, Joe e Stand con il solitario Scarful.

E' ancora, un gioco che fa del sarcasmo il suo nettare per tagliare con la sua ascia e ghignare e il 'saperci fare' della cultura di strada. Una cultura che è stata spesso assimilata solo all'hip hop, alla break dance ma che qui rivendica anche delle radici che la connettono al Punk come dice anche Joe intervistato Alessandro Gianvenuti nel catalogo edito in occasione della mostra, acquistabile a sottoscrizione.

Ma ritorniamo in galleria, e guardiamoci intorno. Scarful gioca subito con un serpente velonoso che esce da una scatola di latte, già tag, in un interessante acrilico su legno dove la S suona come un 'maleficio'. Inutile dire che i lavori sia a terra che sulle pareti, che gli oggetti fruibili, mi riferisco al mobile autoprodotto al centro della sala, segnato e che ci presenta una serie di micro lavori e fotografie di repertorio; come anche le magliette giallo ocra, incorniciate, sono contaminati da tutta quella che è stata ed è la cultura underground che passa dall'estetica del rituale del graffito e attraversa inevitabilmente i padri storici, ed entrati nelle gallerie, quali Jean Michel Basquiat e Keith Haring, passando in prima battuta per tutta l'arte della subway dagli anni sessanta, quando i teen ager a New York iniziavano a scrivere sui loro muri di periferia, per delimitare le aree delle gang metropolitane come BMT Brooklyn, Mass Transit, ad oggi. E dei quali, la memoria, è legata al lavoro di Martha Cooper, che non possiamo non citare, in scatti mozzafiato epici e storici. Un rituale che è anche in Italia, quindi, dove i graffitari sono attivi sin dalla fine degli anni ottanta. Una storia la loro e non solo, ricostruita in catalogo da Barbara Martuscello con una lucida analisi che passa per i centri sociali romani, per Milano, per Treviso, Bologna attraversa l'hardcore sino a portare i nostri 'eroi', anche a Palazzo delle Esposizioni con 'I Tricks'. I graffiti come dice Pane nell'intervista con Gianvenuti, sono in realtà quelli dei muri e dei treni e per esistere devono interagire con il luogo, non si possono portare così come sono in galleria. Da qui ci sembra chiara la necessità per i TRV & Scarful di creare, per il Mascherino, un' installazione nella quale siamo chiamati ad entrare e a muoverci, la galleria è così segnata e marcata come un angolo di strada.

I nostri giovani writers, sono i mediatori di una cerimonia dove il segno, è un codice che attraversa e pervade già Roma e ne è contaminato come è , senza dubbi, inanellato alla ricerca infettata dai manga giapponesi, ma anche dal cartoon americano, del teschio maledetto e contraffatto alla Scream1/2/3 e dal naso e occhiali di carnevale con baffetti incorporati da Mister Incognito. Strumento che permette di camuffare e che è insieme un simbolo, una firma.

I protagonisti di Pane sono così vittime degli incubi 'della metropoli', dicono di non sapere neanche più bene chi li sta inseguendo, o meglio chi ha bisogno d'aiuto, sembrano conoscere anche le vignette da settimana enigmistica. Sospirano e riflettono dicendo sono stanco sono stanco. Inutile o forse no, anche dire che i lavori di Stand sono citazioni di Warhol, della sua Factory, delle sue macchine che stavolta sono diventate dei maggioloni europei e anche di Schifano, enigmatico l'interno di metropolitana, nel quale un uomo guarda in camera.

I Riots Vandals insieme a Scarful danno luogo ad un concerto vivo, pulsante che sagacemente ride del mondo di oggi, ma insieme strilla. Un ring dove campeggiano cappellini da baseball messi alla rovescia, schiacciatrici di carne, macchine quasi batmobili, megasoniche anche loro, e 'megapinne', (di Manuel ). E simboli di morte, ancora teschi e dichiarazioni di amore, che vibrano dei colori ' presi dal ferramenta' uniti ad alcuni stereotipi legati al cosiddetto mondo del metallaro, che Scarful dice di aver attraversato quando aveva sedici anni. Una tag, quella del metallo, che ha assimilato, affascinato più che altro dalla grafica.

TRV meets Scarful è anche un lavoro- tazebau pubblicitario del vernissage al Mascherino, dove Scarful è 'onnipresente ma non immaginabile' e i quattro sono al contrario visibili e quindi disegnati. Caricaturizzati sono mitici eroi che non risparmiano smorfie. Primi attori di una nuova esaltante avventura, quasi alla Startrek, inseribili così in tutto quelll'immaginario da telefilm caro ai bambini degli anni '80 che attraversa anche la grafica dei fumetti noir e della playstation. Entrando e sfuggendo alla Paranoia alla ricerca di quell'amore dell'altro mondo' di cui Tommaso Pincio ha saputo così bene scrivere.

19/03/2003

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