Home > Magazine > Recensioni > articoli

La 'realtà decantata' di Afro
Elena Paloscia

Dove: Palazzo venezia
Quando: 10/04/2003 - 22/06/2003
Info: Via del plebiscito 118, Tel. 06.39732850. tutti i giorni 10/19 Biglietti: 8 Euro Intero, 6 Euro Ridotto Speciale, 5 Euro Ridotto

L'alchimia del colore, quella abilità che oscilla tra scienza e magia che appartiene unicamente all'arte, è ciò che più conquista dell'opera di Afro Basaldella. Molte altre, tuttavia, sono le suggestioni che provengono da una attenta lettura dell'affascinante antologica Afro, Il colore, allestita presso i saloni monumentali del Palazzo di Venezia fino al 22 giugno. La mostra, curata dall'Archivio Afro e da Gianni Mercurio, è stata promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e dall'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e realizzata dalla società Data Ars- Servizi per l'arte.

L'esposizione è una preziosa opportunità per vedere riuniti, dopo ben venticinque anni dall'ultima grande retrospettiva romana dedicata all'artista, a fianco delle opere di proprietà dell'archivio Afro, dipinti provenienti da molti paesi europei, oltre che da musei italiani e da collezioni private.

Costituisce, inoltre, l'occasione per ripercorrere l'attività di un artista che, attivo dagli Anni '30 del Novecento fino al 1976, anno della sua morte, è stato protagonista nel panorama artistico nazionale ed internazionale di gran parte del secolo scorso. Percorrendo il suo tempo con dinamismo e coerenza e rinnovando costantemente una ricerca che muove dalla pittura figurativa, Afro approda alla scelta ed all'elaborazione di un linguaggio figurativo astratto del tutto personale che segue gli studi e le sperimentazioni effettuate a partire dai più importanti movimenti artistici contemporanei.

È proprio questa una delle chiavi di lettura della mostra: il passaggio dal figurativo all'astratto.

Si potranno vedere le opere della formazione nella Capitale, caratterizzata da ritratti, da nature morte e da raffigurazioni di angoli della città ormai spariti, periodo in cui è determinante l'incontro con Cagli, e l''avvicinamento alla maniera libera ed espressiva della Scuola Romana'.

Seguono poi i dipinti che rivelano l'avvenuto 'folgorante' contatto con la pittura cubista vista a Parigi, dove si reca con il fratello Mirko nel 1938. Tale incontro costituisce una svolta fondamentale nel suo lavoro e lo condurrà tra il 1945 ed il 1946 a cimentarsi con opere di stampo neocubista ispirate a quelle di Picasso e Braque ed a sperimentare, come sottolinea Bruno Mantura, l'iconografia del mondo contemporaneo, avvicinandosi talvolta anche a Matisse.

Altrettanto significativo per il suo lavoro successivo è l'incontro con la gallerista Catherine Viviano, da cui ha inizio una serie di mostre negli Stati Uniti tra il 1949 ed il 1954.

E' in America, infatti, che Afro ha modo di apprezzare la pittura di artisti quali Gorky e di conoscere l'Action Painting attraverso le opere di Kline e De Kooning, di cui in mostra sono presenti due testimonianze dedicate proprio dall'artista ad Afro.

Contestualmente a queste suggestioni ha probabilmente inizio lo sfaldamento del colore e il disfacimento dell'impostazione 'verticale e totemica' che caratterizza le sue opere precedenti e non a caso aderisce alla fondazione del Gruppo degli otto nel 1952. Un nucleo di artisti astrattisti 'esponenti di un linguaggio espressivo di tipo informale' facenti capo a Lionello Venturi, per i quali il critico d'arte conia la formula di 'astratto concreto' a testimoniare il desiderio di prendere le distanze da un astrattismo considerato ormai 'di maniera'. Sempre negli Stati Uniti, nel corso del suo soggiorno ad Oakland, in California, dove ha accettato un incarico come docente presso il Mills College, viene concepita tra il 1957 ed il 1958 l'opera murale Il giardino della Speranza, di cui in mostra è presente un grande studio, realizzata per il Palazzo dell'Unesco a Parigi, incarico che condivise con alcuni degli artisti più importanti del secolo quali Picasso, Mirò, Tamayo e Appel. Questo dipinto enuclea quel peculiare uso di una 'spazialità antiprospettica' la cui resa e profondità sono affidate da Afro interamente al colore.

La mostra, dunque, è il risultato dell'incanto offerto allo sguardo da una pittura di colore definita da Fabrizio d'Amico 'brace ancora viva sotto la cenere' e che suggerisce, secondo quanto afferma l'artista stesso, 'una realtà decantata' ma mai abbandonata.

15/05/2003

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910