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Gursky e Rovner al Mattatoio
Francesca De Nicolò

Dove: MACRO al Testaccio
Quando: 00/00/0000 - 17/08/2003
Info: piazza O. Giustiniani, 4 Tel 0667107900 Or: martedì - domenica, 16.00/24.00 lunedì chiuso

Al Macro nei locali dell' Ex mattatoio a Testaccio, in mostra sempre per il Festival internazionale di Fotografia, 2 edizione, a cura di Danilo Eccher, Andreas Gursky, e Michal Rovner sino al 17 agosto prossimo venturo.

Gursky, tedesco, classe '55, figlio di un fotografo pubblicitario, propone Gelsenkichen 1991, Tokyo Stock Exchande 1990 e Fortuna 2000. Riflessioni sui luoghi contemporanei simbolici del divertimento, e di riferimento: il campo da pallone, la borsa di Tokyo, che pullula di gente, (quale luogo comune più chiaro di questo?), la piscina gremita di gente, acciaccata dalla vita sedentaria, ma neanche troppo. Quello che interessa è il turchese dell'acqua al cloro, che contrasta con il cotto del pavimento, e le moltitudini di bagnanti con ciambelle di plastica immersi in un atmosfera da pomeriggio fuori dall'ufficio, al primo sole da mozzarella. Tutto è parte del paesaggio però, i personoggi che abitano questi luoghi di riferimento sono ritratti si ma sono parte del tutto e della sua identità e attraggono quasi per il loro non umano. I paesaggi sono quei probabili luoghi che si trasformano in non luoghi, i personaggi sono quasi inumani e potrebbero essere ovunque e comunque. La fotografia è un sistema analitico, attento a tutte le variabili contemporanee, uno strumento meccanico e manipolabile digitalmente ideale per fissare questa situazione. E così il luogo 'occidentale' è il simulacro da cui partire nella volontà di esplorarne con un enorme grandangolo le variabili-associabili.

Michal Rovner, israeliana classe 1957, attiva tra New York e Tel Aviv, ora anche in Biennale a Venezia, interessata al site specific e alla contaminazione da sempre, ha collaborato anche con Philip Glass al Barbican Theather di Londra nel 2000, propone parallelamente e contemporaneamente una serie di fotografie, video e un' installazione, nei quali analizza, tra l'altro, l'impalpabilità della condizione umana, unita sempre a quella che lei stessa definisce come la volontà di rappresentare il nomadismo insito nel fluire dell'esistenza.La fotografia stavolta è uno strumento che permette di creare una situazione mutevole e inafferrabile, cambiabile. Sono figure quasi di un altra dimensione quelle che ci accolgono quando siamo sulla porta . E poi proseguendo il nostro percorso, un' installazione, Untitled, concepita esclusivamente per questo spazio, dove su un letto di terra maleodorante è proiettata una lotta-gioco tra un uomo e un orso, la cornice è data da un infinità di personaggi, che ci salutano, velocizzati 'alla Ridolini' . E ancora nevrastenici ci sono loro, gli stessi o quasi che abbiamo trovato per terra stavolta sulle pareti, vicini, appiccicati, ci guardano, si muovono, in un nastro loop in bianco e nero, ipnotico. Se continuamo il nostro percorso nello splendido scenario del Mattatoio, ancora personaggi del suo mondo che si muovono, proiettati doppiamente, su due lati simmetrici, che avanzano e poi ritornano sui loro passi, in una danza, un cerchio, che non ha inizio ne fine

16/07/2003

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