Home > Magazine > Recensioni > articoli

ART VITAE
Loris Schermi

Dove: Riserva naturale di decima Malafede
Quando: 27/09/2003 - 09/11/2003
Info: Via di valle perna 315, info. cell. 34783669

Minou Amirsoleimani

L'acqua, l'elemento essenziale della vita, l'Arte la sua espressione. Un binomio che anima la bellissima mostra 'Fons Vitae' a cura di Elena Paloscia, nella Torre di Perna presso la Riserva Naturale di Decima Malafede.

15 giovani artisti: Minou Amirsoleimani, Thomas Appel, Paola Binante, Rossella Canuti, Eleonora del Brocco, Olimpia Della Corte, Andrea Dojmi, Giovanni Drovandini, Ursula Franco, Silvia Garau, Massimo Liotti, Paola Paloscia, Francesca Rossi de Gasperis, Sandro Scarmiglia, Micaela Serino, si cimentano in lavori dedicati al tema dell'acqua come fonte di vita e di arte.

Una mostra ben allestita e di piacevole lettura, già presentata a Pitigliano (Grosseto) nello scorso mese di aprile, ed ora a Roma nell'ambito dell'iniziativa 'Fin-acqua-ndo' in occasione dell'Anno Internazionale dell'Acqua 2003 promossa dall'Assessorato alle Politiche di Promozione dell'Infanzia e delle Famiglie in collaborazione con l'Ente Regionale Roma Natura, con il coordinamento del Centro della Ricerca e della Documentazione Artistica Contemporanea 'Luigi Di Sarro' e l'organizzazione dell'Associazione Merzbau - Arte e Cultura che ha curato anche tutte le attività didattiche.

La mostra tratta il tema da diversi punti di vista con un approccio che non tralascia gli aspetti sociali, ambientalisti, simbolici e spirituali.

Ad esempio Minou Amirsoleimani affronta il tema dell'inscindibile binomio acqua-vita. E' grazie ad essa che il grano piantato nei suoi 12 triangoli di terracotta, può nascere e crescere per poi essere trasformato nella principale fonte di nutrimento.

Dove l'acqua manca , manca la vita. Dove l'acqua scarseggia, la vita diventa dura. Quello che nella nostra civiltà appare scontato, per altre diventa un miraggio. Micaela Serino, tratta il tema dell'assenza dell'acqua in Africa che tramuta un normale gesto quotidiano, come quello di lavare i panni, in un'impresa quasi impossibile.

Ancora peggio è quando è l'uomo stesso a minacciarne la sua presenza. Rossella Canuti, evocando disastri ambientali, relega l'ultima goccia di acqua pura in un piccolo scrigno che emerge dal nero di un cumulo di sale alle cui estremità giacciono conchiglie e sassi intrisi dello stesso colore e poste su un mare di lineolum. Con grande pulizia formale l'artista evoca con forza la sensazione della sterilità del day after e ci lascia apprensivi custodi della preziosa riserva idrica.

La videoinstalazione di Eleonora del Brocco rievoca l'intervento nella vasca dell'antico lavatoio di Pitigliano dove erano immerse camicie da notte, che aleggiavano come fantasmi in un acqua di un altro tempo. In un assurdo temporale le stesse vesti si materializzano ai bordi del video. Voci e canti africani fanno da cornice alle fotografie di donne indiane ritratte al lavatoio. Queste immagini stridono nell'accostamento con un ritaglio di giornale che descrive l'attuale situazione delle risorse acquifere del pianeta. L'artista è come sempre attenta ai temi antropologico sociali e non si lascia sfuggire l'occasione per una doppia riflessione. A Pitigliano ci parlava dell'acqua legata ad un lavoro antico, tutto al femminile, il sudore delle donne al lavatoio, a Roma affronta la questione più vasta ed attuale della siccità nel mondo al giorno d'oggi.

Per Massimo Liotti l'acqua è fonte di conoscenza, è simbolo spirituale, su una stele di alluminio traccia, in lingua copta, parole di Gesù tratte dal Vangelo apocrifo di Tommaso: 'Colui che beve alla mia bocca diverrà come me, io diventerò come lui e ciò che è nascosto gli verrà rilevato'. L'acqua mista a luce sgorga dalle parole finendo in una vasca, mentre, un sentiero di pietre sembra quasi invitarci a raggiungere la fonte.

Interessante il lavoro di Olimpia della Corte che gioca sulla fisicità dell'elemento, proponendo un un'installazione progettata appositamente per l'ambiente che la ospita nel quale il visitatore è invitato ad entrare. E' un'immersione nella luce avvolgente dell'acqua contenuta in sacchetti di plastica trasparente posti sul pavimento, che viene amplificata dal morbido candore delle pareti e del soffitto rivestite di resinato. E' una lettura dell'acqua come elemento femminile, una maternità ambientale.

Thomas Appel prosegue la sua ricerca di immagini elaborate in light box. Come sempre parte da un'indagine estetico formale accurata ed intellettuale, non è esplicito. L'acqua si sente, ma non è fondamentale. Fondamentale è il lavoro mentale dell'artista che decide di coinvolgere l'osservatore con il suono e colpirlo con la luce. Pur non essendo lo scopo dell'opera, inevitabilmente si rende attrattiva e magnetica.

Il percorso della mostra finisce con l'Inno alla Pioggia di Sandro Scarmiglia che è forse l'opera più coinvolgente, appena fuori la torre di Perna, in una piccola casupola, l'artista dissemina lo spazio di di forme essenziali mescolando la differente fisicità del ferro, della terra, dell'acqua e della lana in un'armonia tra mondo animale e naturale. Fortemente suggestiva l'opera rivela la formazione da scenografo dell'artista.

Ogni artista interpreta con grande personalità il tema proposto dalla curatrice, ognuno con un suo mezzo espressivo, fondendo spesso l'elemento naturale con la tecnologia, in un coinvolgimento totale dei sensi. Filo conduttore è una comune volontà di denuncia e dal punto di vista artistico un frequente ricorso agli elementi maschile-femminile come nell'installazione interattiva di Silvia Garau dove i due elementi, opposti e complementari, allo stesso modo del buio e della luce, del concavo e del convesso, dell'acqua e del fuoco, dialogano e si compenetrano nel raggiungimento di una dimensione armonica.

20/10/2003

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910