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GIANNI ASDRUBALI
Marcello Carriero

Dove: Galleria d'Arte Marchetti
Quando: 11/11/2003 - 11/12/2003
Info: Via Margutta 32, Tel 06.3204863, orario: 10.30/ 13,00 16.00/19,30, lunedì mattina chiuso.

'Caro amico ti devo fare una breve relazione sul tuo ippogrifo.

Questo animale volante deve essere impazzito.

Ha già sorvolato felicemente, di slancio: Cervino, Monte Rosa e Monte Bianco, e così ha fatto con tutti gli alti picchi svizzeri, non contento si è buttato sulle grandiose cime dell'Himalaya.

Il K2 se l'è già bevuto. Attualmente è alle prese con l'Everest.

Se ce la fa, e certamente ce la farà, davanti a se, all'insù, gli rimarrà solo il cielo insormontabile.

Che devo fare? Tu sai come trattenerlo sulla terra?

Non vorrei che mi sparisse negli spazi infiniti.'

[Maurizio Corgnati]

Con questo pensiero, Maurizio Corgnati dava all'opera di Asrubali il senso poetico dello straniamento eroico dal mondo.Per una pittura così non esistono solo altezze insormontabili da sfidare e oscuri equilibri da raggiungere, ma una dimensione da chiarire con un lampo sulla tela. Il compattamento di assenza e presenza, avviene nell'istante della visione di una pittura che è conseguenza di una precisa elaborazione del vuoto. Asdrubali ha, per prima cosa, cancellato dal suo vocabolario la parola 'astrazione' e puntato sull'aspetto concreto del dipingere, la sua ricerca è rivolta a trovare il carattere fondante e costruttivo dell'opera.

L'immagine di Asdrubali, infatti, ha fondato un contesto percettivo in cui il vuoto è centrale e la pittura è messa a latere insieme a qualsivoglia aspetto di compiacimento per segno, colore o sintassi compositiva. Asdrubali ha costruito un immagine di senso, edificio che elude la struttura come scheletro e sostegno di ciò che è dipinto 'nel' quadro, esso è fatto di un'organizzazione spaziale in un'unica rete di tensioni che 'incastra' sulla tela un fenomeno compatto.

Azota è l'ultimo ciclo di Asdrubali; lo vediamo esposto alla Galleria Marchetti di Roma, in Via Margutta; già ci appare, infondo al Vicolo guardando la galleria da Via Del Babuino. Azota sembra pulsare, ruotare come un ingranaggio che sviluppa rapidi scariche di energia, ma, ad un tratto, ci appare ferma cristallizzazione di un azione del vuoto, è l'emergere di quella fase ipostatica della pittura che congiunge l'illimite dell'inizio al limite della fine del lavoro. Scagliato in avanti dalla tangenza della pittura, Azota è spazio, aggregato nell'esplosione frontale, è concrezione energetica in un unico blocco, in un'immagine che domina il corridoio prospettico del vicolo romano. Azota è la sintesi ultima di una tesi fondamentale che accompagna da trent'anni il lavoro di Gianni Asdrubali: la pittura esiste la dove non c'è. L'effetto di 'Luccicanza', per usare la parola di Asdrubali, è la conseguenza della solida vacuità che trascende qualsiasi forma nota, poiché è in formazione continua. Nel lavoro di Asdrubali le traiettorie del colore, non disegnano uno spazio semmai lo designano, fissano e stabiliscono il luogo d'incontro tra osservatore ed opera, un luogo gestito solamente dal tempo della visione. L' 'Ippogrifo' di Corgnati supera le montagne come se si trattasse di ostacoli esistenziali più che misura di un'aspirazione, è un mostro inteso in senso latino, cioè una meraviglia di cui si conosce l'esistenza solamente al momento dell'apparizione; è entità che genera paure e squilibri poiché non proviene da congetture e riconoscimenti, e non suscita perplessità analitiche. L'autonomia ontologica della pittura di Asdrubali sta proprio nel suo essere scienza, organizzazione logica della forza del braccio intorno ad un'essenza di riferimento, il vuoto, vero fine ultimo del lavoro, sicché capiamo Asdrubali quando afferma 'la mia pittura è piena di vuoto, un vuoto solido come il marmo.'

12/11/2003

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