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Alberto Biasi. La concezione dinamica. Percorsi recenti
Cecilia Braschi

Dove: Musei di San Salvatore in Lauro
Quando: 07/11/2003 - 13/12/2003
Info: Piazza San Salvatore in Lauro, 15 lunedì-venerdì ore 10.00/13.00 e 15.00/19.00. Ingresso libero Tel. 066865493

Alberto Biasi

Dopo le mostre 'Ennio Finzi' e 'Le Parc, Garcia Rossi, Demarco e altri aspetti del cinetismo in Francia e in Italia', l'arte cinetica è nuovamente di casa nei Musei di San Salvatore in Lauro, con una retrospettiva di Alberto Biasi, storico componente del gruppo N e interprete di rilievo dell'arte programmata e del cinetismo virtuale in Italia. Già con le 'Trame' degli ultimi anni 50, infatti, l'artista scopre nella sovrapposizione di carte forate insolite possibilità di percezione dinamico-luministica, variando l'angolo di rotazione dell'una rispetto all'altra. Il fascino di queste opere è forse proprio nella semplicità - quasi povertà - dei materiali, nobilitati però dalla scoperta delle loro valenze percettive. Tale tecnica di 'sovrapposizione' si fa presto più sofisticata nei 'Rilievi ottico-dinamici' degli anni '60 (ma ripresi poi negli anni '80): qui una griglia lamellare sovrapposta a un disegno geometrico più o meno regolare fa sì che l'immagine appaia frammentata e lo spettatore, nel tentativo di ricomporla, sarà portato a trovarne infinite diverse visioni. Lo stesso vale per i 'Politipi' della fine del decennio, costruiti con lamelle in PVC o in tela, che grazie alla loro torsione 'programmata' propongono configurazioni diverse che diventano anche otticamente cangianti secondo lo spostamento dell'angolo visuale del fruitore. Nei più recenti 'Assemblaggi', infine, la stessa struttura di lamelle in torsione viene introdotta tra due tele piane, inserendosi prepotentemente nella parte pittorica, ma lo spettatore che cerchi un equilibrio nella composizione troverà invece, ancora una volta, infiniti punti di vista.

Opere aperte per eccellenza, le composizioni di Biasi ci invitano al gioco e al confronto e ci catturano nelle loro infinite possibilità di lettura. È così che l'opera diviene tale e si rigenera di volta in volta: nello scambio con lo spettatore che le interroga, le scopre, cambia raggio di visione, conferendo, con il suo movimento reale, un movimento 'virtuale' anche all'opera. Ed è un processo che non ha fine, perché più si cerca di fare ordine nella visione, più l'opera moltiplicherà le sue possibilità di essere guardata. Tale constatazione, lungi dall'essere destabilizzante o inquietante, assume al contrario una stimolante valenza ludica: di fronte a queste forme cangianti siamo incuriositi dall'effetto ottico, divertiti dalla possibilità di provocarlo, e rapiti dalla maestria tecnica che ha saputo dargli forma. Non per questo, però, ci si limita al livello del 'gioco', perché questa dimensione ludica e accattivante ci introduce ad una riflessione ben più profonda e durevole. Dimostrando, infatti, che il nostro modo di guardare è diverso da quello presupposto dall'arte tradizionale, derivato dal sistema prospettico rinascimentale, l'artista suggerisce un nuovo modo di relazionarsi all'opera d'arte, che comporta la sua costante attualizzazione, grazie alla partecipazione attiva del fruitore. La serietà di questa operazione, peraltro, è avvalorata in Biasi da una metodologia di tipo scientifico-sperimentale, che si traduce in una ricerca attenta e in un estremo rigore tecnico, quasi ingegneristico.

Nel 1967, Frank Popper, critico acutissimo dell'arte cinetica, indicava la dimensione temporale come fondamentale nella definizione del cinetismo virtuale. Questa osservazione si rivela estremamente appropriata nel caso di Biasi, in cui il tempo si dimostra complice indispensabile dei suoi risultati artistici: il tempo fisico che lo spettatore dedica all'opera, per interagirvi e perché essa prenda vita e manifesti il suo movimento 'virtuale', ma anche il tempo interiore di riflettere, di trovare in sé un corrispettivo agli stimoli visivi. E, in fondo, anche il tempo dell'artista, quello dell'osservazione attenta e curiosa dei fenomeni percettivi, della loro scoperta, sperimentazione e riprogettazione, della calcolata misurazione dei loro effetti, prima di rendere finalmente partecipi del fenomeno stesso noi spettatori.

19/11/2003

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