Home > Magazine > Recensioni > articoli

CHRISTIAN RAINER, SUNSET.
Marcello Carriero

Dove: Interno 12
Quando: 01/12/2003 - 01/12/2003
Info: Via Rattazzi 57, Roma tel 06 4466462 associazione culturale palimpsesto e-mail: Palimpsesto@virgilio.it

Sunset

"sich beliebt machen" è il titolo dell'opera di Christian Rainer che presentai a Roma nella collettiva S. O. B. nei locali dell'associazione culturale A. O. C. F. 58.

Una foto in cui l'autore si ritraeva immerso nella neve; un caldo promontorio umano che sporgeva dall'algida colte bianca. Quel manto scintillante di cristalli era il terribile fantasma della cancellazione il pronostico di un'assenza. Sul ciglio della scomparsa quasi a scorgere l'abisso all'ingresso delle tenebre dell'orco, Rainer si domanda che cosa possa essere ancora segnale di umanità o, per lo meno, di presenza fisica dell'uomo compromesso da un eccesso di virtualità e dall' ondivago peregrinare dell'identità tra i modelli da abitare; ebbene questo è l'ombra. Certificazione della solidità del corpo nella vaghezza di una proiezione, l'ombra fu infelicemente ceduta al diavolo da Peter Schleimihl, il personaggio di Adalbert von Chamisso, che così perse la sua essenza reale nel mondo, Christian Rainer invece la conferma come traccia di una presenza pregressa, annullando la centralità del personaggio, destinato a sparire per lasciare il posto all'illusione di una presenza secondo la denominazione greca alla skiagrafia di una vicenda. Il tramonto è l'occasus da cui occidente, ovvero un profilo di ombre stagliato sul fondo della cronaca contemporanea frastagliato e muto guardiano di una cultura ridotta ad un inutile cimelio dalle forme più aggressive di conquista. Sunset, il tramonto è l'opera che ha esposto a Interno 12 Christian Rainer.

È un set, un artificio così come lo è la poesia, ma nell'artificio si ricostruisce l'intima trama dei ricordi ritagliati della nuance della nostra esistenza. Nel repertorio generico degli oggetti di cui scorgiamo solo i contorni c'è un senso misterioso di trapasso, di diniego del fulgore delle funzioni, è tutto ridotto ad una traccia, allo sky line privato di una città di oggetti su una scrivania. La luce finta di una finestra crea l'emozione vera di una fonte esterna, è il filtro estremo della menzogna dell'apparenza, tranello e malinconica constatazione della condizione transitoria delle certezze, che esistono solamente al momento della visione, noi vediamo l'ombra che è la nostra verità, organizzata secondo le nostre convinzioni, attribuiamo a quest'ombra la densità delle cose pur rimanendo nel dubbio che esse svaniscano da un momento all'altro. La luce è l'unico vettore di esistenza nella stanza di Rainer e quel paesaggio intimo da contemplare in solitudine è la labile ricostruzione di un ricordo destinato a sbiadirsi. Rainer medita sulla fragilità dell'uomo seguendo un desiderio escatologico che chiama in rassegna un repertorio di immagini personali quasi stesse elaborando un autoritratto che si affaccia sul vuoto del presente, dopo aver ricostruito un quadro enigmatico da cui emergere non nelle vesti di un io narrante ma come fantasma autografo di tratti esistenziali in cui si neutralizza ogni peculiarità. Questo chiamarsi fuori di Rainer significa impartire una regia alla visione che ci coinvolge quasi fosse il paradigma di un passato comune. Il tramonto è forse sintomo di un ripensamento nei confronti dello scintillio mondano offertoci fin'ora dall'arte contemporanea, un prendere le distanze dai colori urlanti del pop, da pantomime concettuali e da pseudo - denuncie sociali. La scelta di Rainer è quella di una poetica colta e profonda che segue da una malinconica solitudine il vuoto lasciato dall'umanità.

01/12/2003

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910