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Roma assoluta
Marcello Carriero

Dove: Museo di Roma Palazzo Braschi
Quando: 27/02/2004 - 31/03/2004
Info: Via di San Pantaleo tel. 0682077304 da mart. a dom. 9-19 lun. chiuso

Roma si apre agli occhi del pellegrino del trecento Maestro Gregorio dopo il lungo viaggio dalla lontana Inghilterra. È il XVI Secolo la città appare pregna di prodigi e povera di popolazione. Il prodigio di Roma è proprio la sua fitta trama di significati quasi fosse un iper – testo, una storia a più livelli, insomma, un intreccio di misteri meravigliosi. Così è la Roma assoluta di Gianfranco Notargiacomo, l’enorme quadro che possiamo vedere per tutto il mese di marzo nell’atrio di Palazzo Braschi. La Roma di Notagiacomo è vista a “volo d’uccello o d’aeroplano” – ci dice futuristicamente lui – immersa in una luce corrusca lancia dalle emergenze architettoniche saette di lamiera gialla verso il cielo; ma guardiamolo bene questo panorama della Città Eterna. L’obelisco di Piazza del Popolo è l’emittente centrale, a destra, in basso, il panteon ancora costruito con gli stessi segni duri che ordiscono la città, anche da lì parte l’arma di Giove, poi a sinistra, un manto di verdi velature fluorescenti genera anche lui il fulmine giallo di lamiera. La Roma è quella moderna sebbene nasconda a malapena i luoghi noti dell’antichità, è moderna la carica espressionista della pittura, quasi un drammatico riferimento alla dimora fisica delle emozioni, alla costruzione della gabbia passionale che sembra trattenere a stento con le sue maglie nere una pittura veloce e nervosa, un tumulto luciferino. In verità quest’opera è un compendio della pittura di Gianfranco Notargiacomo, una summa che fa apparire il tema dell’opera quasi un pretesto. Da Takete (1979) a Sturm und Drang la forza istintiva della pittura si struttura in episodi scultorei, quasi si trattasse di una versione leggera dei Plurimi vedoviani, in questo uso della materia ridotta a schegge acuminate la pittura fa da padrona, copre tutto con un impeto, cancella ogni autonomia dell’elemento allotrio spazzando via ogni sua distinzione superficiale. Da Takete vengono le gialle lamiere zigzaganti del quadro di Palazzo Braschi evidente metafora dell’accumulo di energia in luoghi simbolo della cultura artistica della Capitale: Piazza del Popolo e il Pantheon, cioè la pittura contemporanea e la pittura antica. E la terza scarica? Parte forse da Villa Borghese, dal cuore verde di Roma il giardino il cui l’ordine artificiale della natura passa dal Rinascimento al Neoclassicismo indicando una regola per la monumentalità. L’immagine della Roma di Notargiacomo, della Roma assoluta, è il messaggi circolare della pittura, che parla di se stessa dipingendo in maniera sciolta e libera il luogo dove è maturata un’autonomia espressiva capace di travalicare un substrato storico che, seppur presente, non intimidisce, non normalizza, semmai genera sempre nuove energie. Il lavoro di Notargiacomo è quindi coerente con la scintilla primitiva e magica percepibile nella sua pittura, percepibile che non cede alla vistosa gestualità ma viene incanalata nella tettonica dell’opera pronta a vivificare la figura, a farla pulsare

25/02/2004

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