Home > Magazine > Recensioni > articoli

Adalberto Libera
Tommaso Berini

Dove: Archivio Centrale dello Stato
Quando: 30/01/2004 - 14/03/2004
Info:

Si è svolta a Roma, nei primi mesi del 2004 (30 Gennaio – 14 Marzo), una mostra di disegni dell’architetto Adalberto Libera provenienti dai fondi dell’Archivio Centrale dello Stato e dall’Archivio personale dell’architetto, donato dai figli di questo al Museo d’Arte Moderna del Centre Pompidou di Parigi.

I materiali proposti nella mostra, allestita significativamente nell’edificio che all’EUR ospita l’Archivio Centrale dello Stato, sono già stati esposti al pubblico a Cagliari, in occasione delle manifestazioni per il centenario della nascita di Libera (1903 – 2003), è tuttavia proprio a Roma che questa esposizione trova la sua “naturale” collocazione, perché in questa città si hanno il maggior numero e le più significative testimonianze dell’opera di Libera.

Questa esposizione oltre a valorizzare, rendendoli immediatamente disponibili, documenti conservati in archivi solitamente frequentati da pochi “specialisti” presenta anche un altro merito non secondario poiché mette a disposizione dei suoi visitatori gratuitamente un’agile guida che propone, oltre all’illustrazione della mostra, tre itinerari a tema, dove sono passate in rassegna, in modo sintetico ma esaustivo, le realizzazioni di Libera nella capitale.

In questo modo si tenta, a mio avviso con successo, di superare una delle antinomie tipiche che si presenta in ogni mostra d’architettura quando ci si propone d’illustrare l’opera architettonica facendo a meno di questa.

L’architettura deve essere indagata infatti sia dall’esterno che dall’interno, e per la sua conoscenza risulta fondamentale l’esperienza che si compie percorrendola, visitandola, mentre una valutazione di tipo estetico, basata esclusivamente sull’analisi dei valori “di facciata”, desumibili anche da un’indagine fotografica, è del tutto insoddisfacente ai fini di una seria ricerca.

Da qui l’importanza di correlare i disegni dell’architetto con le opere effettivamente realizzate. Ciò è possibile in questo caso seguendo le indicazioni allegate alla guida della mostra che consente d’individuare subito le realizzazioni che hanno caratterizzato l’esperienza romana di Libera. Troviamo così, ad esempio, a pochi passi dal luogo nel quale è allestita l’esposizione, il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi e non lontano è pure il cinema Airone e poco oltre l’ufficio postale di via Marmorata. Meno vicini sono il Palazzo per uffici di via Torino, le diverse ville e palazzine progettate da Libera a Roma, ed anche gli interventi di edilizia popolare quali: l’Unità di abitazione orizzontale al Tuscolano, il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto, e il Quartiere INCIS a Decima.

In questa esposizione sono presenti inoltre numerosi schizzi di progetto di mano dell’architetto, nei quali si palesano immediatamente le intenzioni progettuali di Libera. Questi schizzi altamente espressivi, in alcuni casi perfino struggenti, sono posti a confronto con i disegni tecnici più asettici e controllati del suo studio, con foto d’epoca, e con alcuni documenti scritti che testimoniano dati tecnici ed aspetti burocratici.

In alcuni casi tuttavia i disegni, i manifesti, e soprattutto i quadri, assumono, loro malgrado, una vita autonoma rispetto all’architettura che illustrano, essi si configurano perciò come opere d’arte a se stanti portatrici di valori intrinseci assai interessanti.

Quella che è stata allestita all’EUR non è pertanto solamente una mostra d’architettura, per quanto in essa siano presenti plastici messi a disposizione dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e di Rovereto, ed anche elaborati di progetto, è invece qualche cosa di diverso, è una rassegna che ci aiuta a comprendere la poetica di uno dei massimi artisti italiani del XX secolo, membro del Gruppo 7 e fondatore del MIAR, uno dei pochi architetti del nostro paese in contatto con i riferimenti culturali dei razionalisti europei sin dagli anni dell’esposizione del Weissenhof di Stoccarda, il cui valore non è stato possibile misconoscere neppure alla fine del ventennio fascista quando i suoi trascorsi come segretario del Sindacato Nazionale Fascista degli Architetti hanno inevitabilmente pesato sui giudizi critici espressi anche sulla sua opera.

La mostra di Roma inoltre suggerisce anche delle riflessioni sui rapporti intercorsi tra Libera e Curzio Malaparte e lo fa in modo inedito presentando cioè i filmati d’autore ambientati nella famosa villa che l’architetto ha costruito allo scrittore, posta su una scogliera a picco sul mare di Capri.

In mostra si proiettano anche alcune scene tratte da pellicole di famosi autori cinematografici quali Godar, Bertolucci, Cavani e Pasolini che hanno scelto l’opera di Libera come set per le proprie pellicole.

Per quanto riguarda il materiale audiovisivo presente in mostra il contributo più interessante resta comunque il filmato “ Adalberto Libera. Il migliore sono io” realizzato dalla DARC con materiale tratto dagli archivi dell’Istituto LUCE e della RAI intelligentemente montato con la voce narrante di Libera che espone da docente universitario in modo semplice e chiaro le proprie idee sull'architettura e sulla pratica del costruire.

Tutto sommato quindi un appuntamento importante anche se quasi “clandestino” a cui ben poco rilievo è stato dato dai mezzi d’informazione nel panorama delle esposizioni temporanee presenti nella capitale all’inizio di quest’anno.

17/03/2004

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910