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Arte cinese contemporanea.
Cecilia Braschi

Dove: Galleria Anna d’Ascanio
Quando: 19/02/2004 - 19/04/2004
Info: Via del babuino 29, tel. 06 36001804, Or. Lun-Ven 10.00-13.30/15.0019.30, sabato su appuntamento

Scoperta con entusiasmo in Europa solo da qualche anno, riconosciuta in Cina ancor più recentemente, la nuova creatività cinese continua a far parlare di sé. Dalla Biennale di Venezia alla Documenta, dal Macro al Centro Pompidou, i giovani artisti cinesi si sono imposti rapidamente sulla scena artistica europea, con il loro sguardo disincantato sul volto più attuale della Cina, che scopriamo ben lontano dai tradizionali clichés. Li ritroviamo adesso alla Galleria romana Anna d'Ascanio, per una piccola ma esauriente collettiva. Sui Jianguo, Liu Jianhua, Wang Ziwei, Zhang Xiaogang, Gu Wenda, Rong Rong & Inri sono infatti sei artisti che ben riassumono le tendenze più avanguardistiche dell’arte cinese: tendenze maturate per decenni al margine del sistema ufficiale (nell’“East village” di Pechino o addirittura all’estero) prima di vedersi "ufficializzati" in patria, la prima volta solo con la Biennale di Shanghai del 2000.

Emarginati, espatriati, riaccolti in Cina: questo è in definitiva anche il percorso dei sei artisti in mostra. La loro storia (sono tutti nati tra il ‘55 e il ‘68) è quella della Rivoluzione culturale, conosciuta da bambini o adolescenti, ma soprattutto quella dell'entrata brutale della Cina nella società dei consumi, con l'apertura economica del 1978, ossia della contraddittorietà di un paese tra rigorosa politica comunista e sfrenata economia di mercato.

Tra le diverse esperienze stilistiche e tematiche, la storia comune si fa filo conduttore di interrogativi diversi, ma legati ad una stessa condizione. Una storia però rivista e corretta - ora con sofferenza, ora con cinismo, ora con derisione e umorismo - per farci aprire gli occhi sulla complessità degli umori che muovono la società cinese di oggi, tra nostalgia dolorosa del passato e fierezza di una grandezza ritrovata, tra inquietudini ed aspettative di fronte ad un presente competitivo e globalizzato. Come conciliare, dunque, la "modernità" incalzante con la millenaria tradizione cinese? E dove e come la Cina si incontra con il mondo occidentale?

Cercando risposta a queste domande, alcuni artisti si misurano con pratiche artistiche tradizionali. È il caso di Gu Wenda e dei suoi singolari arazzi, in cui capelli intessuti riproducono antichi ideogrammi. Così la calligrafia cinese, una volta appannaggio dei ceti più colti, diviene ora un linguaggio fantastico, fruibile da tutti ma allo stesso tempo indecifrabile. Anche la levigata ceramica di Liu Jianhua, raffinata quanto quella di antica tradizione orientale, è però modellata in piccoli manichini dalle pose vagamente erotiche: Veneri senza volto, abiti senza contenuto.

In un'altra direzione, il dinosauro rosso di Sui Jianguo - alludendo alla Cina imperiale come a quella comunista - può incarnare un'ideale rinascita moderna di una potenza già millenaria. Eppure porta il tipico marchio "made in China", quello dei giocattoli di plastica prodotti dalla nuova economia.

Più possibilista, forse, la visione di Rong Rong & Inri, che con un'opera a metà tra fotografia e performance, alludono ad un cambiamento inteso come rinascita, simboleggiato da due sagome tra una luce abbagliante e un paesaggio oscurato.

Sui rapporti tra oriente e occidente si interroga ancora Sui Jango: vestendo il discobolo, simbolo del classicismo occidentale, con una divisa maoista, l'artista stravolge la sua presunta "armonia interiore" con un effetto decisamente straniante. Non meno stridente, a tale proposito, è l'umorismo di Wang Xingwei e del suo linguaggio, intriso di ascendenze neopop, che ammicca ironicamente a Lichtenstein o a Walt Disney.

Ultima voce, il realismo surrealista di Zhang Xiaogang: dai suoi volti ingrigiti, simili a vecchie fotografie, solo gli sguardi penetranti fendono la tela, trasmettendo un po' della loro vita sofferta. Macchie rosa o gialle sembrano “marchiare” questi volti, come segni irreversibili del tempo passato.

25/03/2004

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