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Ferite dell'anima.
Francesca De Nicolò

Dove: Macro al Mattatoio
Quando: 13/03/2004 - 18/04/2004
Info: Da martedì a domenica dalle 16.00 alle 24.00 lunedì chiuso

I Masbedo, acronimo che sta per Niccolò Massazza (Milano 1973 ) e Jacopo Bedogni (La Spezia 1970) sono all’ex Mattatoio di Testaccio con una personale. Lì presentati vari loro lavori, contaminazioni tra narrativa, video e musica.

In ordine di apparizione troneggia Nina, eroina di una prima esperienza filmica scissa in una passione-ossessione da amore romantico che come da manuale porterà ad un esito senza esito. In questo piccolo teatro dell’inquietudine quotidiana si avvicendano montaggi e smontaggi nei quali spicca la bocca di lei diventata sarcasticamente un’allegorica vagina con tanto di gambe che si dimenano in un divertente quanto esilarante riassemblamento alla Shelley.

Assistiamo anche ad amplessi nei quali il fidanzato della Nina è cavalcato dalla sua erotica compagna e poi ci osserva con occhio malsano avvinghiato in un una rete di cellophan e poi ancora viene indagato nella sua pelle-cute, confine che selezionato con attenzione minimale, definitivamente mette in scena l’umano in un inumano viaggio nel quotidiano. La musica è di Finardi, Salerno e Monestiroli.

11.22.03 è un audio-video-installazione già presentata al Festival di Locarno e realizzata in collaborazione con lo scrittore Michel Houellebecq del quale sono citati da Rester Vivant dei toccanti dialoghi. L’autore lì sostiene che "la verità è scandalosa. Ma senza, non c'è nulla che abbia valore. Una visione onesta e ingenua del mondo che è di per sé un capolavoro… e dove man mano che ci si avvicina alla verità, la solitudine aumenta".

Al 11.22.03 oltretutto hanno partecipato al teatro Paravento di Locarno, e questo non è ovviamente un caso, Ramon Tarés del Fura dels Baus, dilaniante e celebre protagonista del postorganico e Patrizia Zappa Mulas.

E ancora eccoci quì riuniti quali spettatori di quest’ennesimo dilaniante dramma, quello di 06.16.00. Quì un uomo e una donna, con l’acqua a mezzo polpaccio, si interrogano e si confessano sul destino della vita e sull’essenza dell’amore, alla ricerca eterna della verità. L’interrogativo sembra essere ancora quello di un’ipotetica quanto poetica tensione verso la comunicazione.

I due protagonisti infatti si svestono nell’acqua, separati da una porta metallica presa in prestito dal calcio dove pende una lampadina che precaria è appesa nel surreale trittico. E infine nudi sono comunque distanti e immobili, uno a destra l’altra a sinistra definitivamente immessi in una toccante sospensione poetica dove la musica composta da Vittorio Cosma incalza.

In tossico della luce proposta ancora una riflessione intima ed esistenziale che sfiora la follia sempre nell’acqua. Quì un uomo sempre nudo corre e si arresta e si dimena quando cala la luce sul bagnasciuga. Le musiche sono di Masbedo e ancora Monestiroli.

Siamo ancora innestati nel distacco e nell’incomunicabilità di una vita minima, quando c’imbattiamo nella serie di pelli dal titolo: Primo studio di architettura e squartamento dove tutto questo malessere è definitivamente schiacciato nella fine della vita organica. Qui sono abbattuti e spalmati sul muro una serie di capretti, che scuoiati sono il piano sacrificale prescelto. 8 ritratti sono lì stampati, generati a loro volta da disegni sintetizzati da una decomposizione fotografica. Anche questo, e non ci sembra un caso, mette in moto un contrasto tra immagine-identità, vita e morte e definitiva decomposizione; trattasi di un’ennesima architettura sull’ ipotetica espansione dell’esistenza.

E che lo spettacolo continui.

Mostra visitata il 12 marzo 2004

31/03/2004

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