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Toti Scialoja - L'ultimo Scialoja
Maria Giovanna Tumino

Dove: Edieuropa-QUI arte contemporanea
Quando: 09/05/2004 - 09/07/2004
Info: v.le B.Buozzi, 64, or. dal lun. al ven. 16-20 sab. e matt. su appuntamento, ch. dom. e fest. tel 06 3220555\6

A tradimento, 1995

Per la prima volta dopo la grande mostra del 1991 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, le opere di Scialoja tornano ad essere esposte a Roma.

La figura di Toti Scialoja, intellettuale a tutto campo, ha segnato la storia dell'arte italiana, tanto per la attività di pittore, quanto per l'impegno didattico come insegnante e successivamente, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Roma, impegno di intellettuale che sconfina dalla pittura e spazia dal teatro alla letteratura per adulti e bambini, alla storia e critica d'arte.

La mostra alla Galleria Edieuropa, a cura di Fabrizio D'Amico, è incentrata sull'ultima stagione dell'artista e riunisce opere dal 1982 al 1998, legate al ritorno al gesto, alla materia ricca, al colore ed alla "scoperta" della luce e presenta opere di questa stagione creativa, di piccole dimensioni, in un'ottica più indirizzata ai collezionisti. Le opere esposte -circa quaranta- sono per lo più cartoncini intelati, e tre grandi tele. Il percorso si apre con un Collages del 1982 a suggellare ciò che il gesto di Scialoja era prima e cosa diventa dopo quella data, ripercorre l'ultima stagione gestuale dell'artista dai primi anni '80 alla fine degli anni '90 -interrotta dalla sua scomparsa- e i due eventi che hanno portato Scialoja a questo nuovo iter pittorico, il viaggio a Madrid con la scoperta del segno di Goya ed il ritorno al pennello e, successivamente, l'inedita scoperta della luce a Gibellina. In esposizione cartoni su tela di piccole dimensioni, una parte che sembra anomala della sua produzione, tradizionalmente supportata da grandi tele, su cui la tessitura pittorica vive diversamente; il diverso supporto mostra una quasi inedita saturazione del colore, che si manifesta violento e con una compattezza materica nuova, nata nel connubio tra i colori acrilici e la carta. Negli acquerelli invece, il supporto ricorda l'effetto materico delle grandi tele che siamo abituati a conoscere dell’artista.

La pittura degli Anni Ottanta di Scialoja torna al gesto, alle origini della pittura d'azione che tra il '56 ed il '57 lo aveva folgorato nei suoi viaggi a New York. Questo nuovo percorso creativo, nato dalle precedenti ricerche dell'artista e coerentemente legato al suo passato, trae nuova linfa vitale da due eventi e viaggi fondamentali. Il viaggio a Madrid del 1982 e la scoperta del segno nero di Goya, da cui nasce il ciclo della pittura nera, opere come San Isidro, non presente in mostra, in cui il segno scuro originato dal pennello, non più vincolo espressivo come dagli anni '60, ma mezzo espressivo a pieno titolo. Il segno, che nelle prime opere si fa quasi ideogramma composto e sforzato e percorre la tela da sinistra a destra, sembra quasi realizzato sul cavalletto più che a terra, per poi arrivare alle composizioni energiche e totali, che possiamo vedere in mostra.

Successivamente intraprende, nel 1985, il viaggio a Gibellina, presso il sindaco Ludovico Corrao, per la ricostruzione della cittadina siciliana distrutta dal terremoto del 1968, in occasione del quale, grande sarà l'impegno del nostro artista. Scialoja abbandona i toni scuri, i neri dei primi anni ottanta per riconciliarsi al colore amato e allontanato tante volte, torna a dipingere con violenza, la tela inchiodata per terra ritorna ad essere la "zattera" su cui l'artista interviene da tutti i lati "aggredendo" la tela. A Gibellina, immerso nell'accecante luce siciliana, cambia e scopre questo concetto pittorico fino a quel momento "attimale", come scrive nel suo giornale di pittura, "un fremito, un bagliore che viene imposto per un attimo alla materia", che diventa una realtà della tela, cambia la sua tavolozza e riscopre i colori chiari, le ocre, i verdi, gli azzurri, i rossi. Un continuum con la "materia golosa" dei suoi olii nati vicini a Mafai, l'ultima pittura di Scialoja riassume il suo percorso di artista totalmente astratto, radicato alla tradizione europea nella composizione cromatica e terribilmente innamorato della materia pittorica, che torna ad essere imponente e ricca come ai suoi esordi figurativi vicini alla scuola romana, ed insieme di pittore cosmopolita che guarda agli sviluppi pittorici internazionali.

02/06/2004

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