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Dalle meraviglie di Escher al design olandese contemporaneo. Nell'occhio di Escher e Wonderholland.
Elena Paloscia

Dove: Musei capitolini
Quando: 22/10/2004 - 23/01/2005
Info: Orari dal Martedì alla domenica dalle 9.00 alle 20.00 Biglietto 4,20 € ridotto 2,60 €

Anello di Moebius II

Wonderholland e i 100 anni dell’Istituto Olandese a Roma.

Dove:Mercati di Traiano.Via 4 novembre 94 Roma.

Quando:23 ottobre 2004-15 dicembre 2004.

Orari:Tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00 chiuso il lunedì.

Roma si tinge d’Olanda. Per il centenario dell’Istituto di Cultura Olandese due degli spazi più prestigiosi della città, i Musei Capitolini ed i Mercati Traianei, ospitano eventi sull’arte dei Paesi Bassi del Novecento: una mostra su Escher e “Wonderholland”, una collettiva di giovani designers olandesi che hanno inserito le loro installazioni nell’area archeologica dei mercati di Traiano.

La mostra “Nell’occhio di Escher” è un’importante retrospettiva organizzata nelle sale di Palazzo Caffarelli in collaborazione con l’Istituto di Cultura Olandese e con la Escher Foundation, a cura di Federica Pirani e Bert Treffers, che ripercorre l’intero iter formativo dell’artista, offrendo un corposo nucleo di incisioni realizzate nel corso del suo soggiorno italiano.

A fianco dei lavori degli esordi non mancano i capolavori più tardi, come le “Metamorfosi” (1940), i planetoidi, (1949 e 1954), “Relatività 1953”, “La striscia di Moebius II”(1963).

Si comprende così l’evoluzione di un artista, straordinario disegnatore ed incisore, che sceglie per i suoi lavori una tecnica antica, la xilografia, ed una più recente, la litografia, sperimentando in continuazione le potenzialità espressive di entrambe.

Percorrere la mostra è come sfogliare cento pagine di un meraviglioso libro in cui ogni incisione rivela sorprese e contaminazioni continue. Si coglieranno allora non solo le origini nordiche di Escher, e quindi l’amore per la meticolosità propria della cultura fiamminga, ma anche la poesia tutta particolare dei suoi paesaggi italiani, il fascino probabilmente esercitato su di lui dalle sperimentazioni dell’areopittura futurista, gli arcaismi e le ambiguità spaziali desunte dalla pittura italiana medievale, la passione per l’indagine naturalistica ed infine le provocazioni percettive e logiche, il calcolo matematico e le geometrie che generano le famose figure impossibili. Il tutto in un vortice che attrae all’interno delle immagini nel tentativo di decifrare ogni minimo particolare e di riuscire così a comprenderle a pieno. Più immediate, ma non semplici, le immagini come “Corteccia”(1955), che mostra un volto quasi sbucciato, come fosse un frutto o come “Occhio” (1946), con un teschio all’interno della pupilla. Nonostante la massiccia diffusione che ha dato loro una fama che rischia di svuotarle di significato, queste incisioni svelano le incertezze ed il dramma di un uomo che ha sofferto di depressione e che, una volta tornato in Olanda dopo un soggiorno decennale in Italia, dove aveva trovato paesaggi commoventi, architetture potenti e paesi sempre nuovi e diversi da scoprire, ma dove ebbe modo di sperimentare i profondi cambiamenti causati dal regime fascista, decise, non avendo più stimoli esterni, di rivolgere lo sguardo verso l’interno.

L’esterno e l’interno, le prospettive ribaltate, la discesa in una altra dimensione, emotiva e spaziale sono i temi lungo i quali operano un gruppo di 18 giovani designer Olandesi selezionati per la mostra Wonderholland dalle curatrici Marianna Vecellio e Angelique Westerhof.

Il percorso, come il viaggio di Alice nel Paese delle meraviglie, si snoda all’interno di vari ambienti dei Mercati Traianei, coinvolgendo anche le emergenze archeologiche. Un verdissimo prato che necessita di cure costanti, sovrasta una grande area visitabile del foro e lascia scoperte alcune parti di resti di edifici sottostanti. L’interazione è perfetta, di notte contribuiscono ad accentuare l’effetto straniante luci rosse che vengono accese lungo il bordo del prato. Una sorta di bar all’aperto realizzato in ceramica, campeggia con una vista assolutamente privilegiata sull’area archeologica.

Altri ambienti con funzioni e dimensioni differenti accolgono installazioni di oggetti nati per arredare abitazioni, come ad esempio una sala da pranzo nera in plastica riciclata che imita il legno, con tanto di inquietante seggiolone con apertura a ghigliottina, o la “foresta di attaccapanni” di Ineke Hans. La natura rivista e corretta è fonte d’ispirazione anche per un prato di tulipani colorati realizzati con piccole camice drappeggiate ad arte dallo stilista Nielse Klavers e poste su piedistalli; il mondo dell’infanzia è poi evocato nella casetta per bambini che potrebbe somigliare ad una postazione birdwatching ideata da un artista del Bauhaus studiata appositamente sempre da Ineke Hans per essere inserita in una casa. A fianco di una natura ritratta senza alcuna alterazione dal fotografo Marnix Goossens dove un fogliame fitto è solo “Greens”, appaiono le immagini di Anuska Blommers e Niels Schumm, apparentemente “semplici”, lembi di spiaggia e di mare dall’orizzonte ampio con tracce evidenti del passaggio umano, evocano non casualmente una presenza disarmonica in uno spazio del tutto reale e “comune”.

Nelle fotografie di Elspeth Diederix invece, lo straniamento è di nuovo totale: sacchetti di plastica galleggiano nel cielo come nuvole o vestono gli alberi di insoliti colori.

La presenza umana, solo intuita nei lavori precedentemente citati, è prepotentemente provocatoria nelle installazioni di Cees Krijnen dedicate al dolore ed alla sua esperienza familiare. La madre, divorziata dal padre “è stata trasformata” in manichino e vestita con un abito di chiara ascendenza magrittiana, poco più in là una pelliccia di visone, un annaffiatoio d’oro tempestato di pietre preziose ed una pillola per suicidarsi, anch'essa d’oro, realizzata con la fusione delle due fedi, costituiscono la messa in scena simbolica della solitudine e dell’isolamento, che l’artista intende rompere attraverso la gestione in chiave mediatica di una vicenda personale, che renda famosi i due protagonisti. Il corpo umano, ancora una volta trattato quasi come fosse un manichino, torna nelle foto di adolescenti di Hellen Van Meene, nelle quali consapevolmente o meno si colgono le suggestioni culturali provenienti dall’arte del Rinascimento Italiano contestualmente a quelle provenienti dal cinema.

Ciò che colpisce è soprattutto la trasmigrazione di forme, materiali, significati e citazioni, che caratterizza le proposte di questi artisti con una disinvoltura che è propria dei linguaggi contemporanei, fornendo, proprio come alcune immagini di Escher, letture ambigue che si sottraggono ad una interpretazione univoca. Un po’ casa ed un po’ negozio, chiude il percorso la “Casa degli orologi”di Job Koelewijn scintillando come le vetrine di un negozio a Natale, in un atmosfera che sa di effimero, come il tempo e la morte.

22/10/2004

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910