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L'Estasi di Paolo
Francesca De Nicolò

Dove: Studio Arte Fuori Centro
Quando: 26/10/2004 - 12/11/2004
Info: via Ercole Bombelli 22 tel 065578101 mar-ven ore 17.00-20.00

Paolo Angelosanto è da Studio arte Fuoricentro e lì presenta “L’amore del mio io” a cura di Vittoria Biasi.

Nel testo in mostra la curatice evidenzia e snoda con attenzione critica e storica, citando Husserl e Derrida, il viaggio - attraversamento storico e simbolico nel quale Angelosanto continua ad indagare il suo sé.

Un sé che è il luogo corpo da esplorare, sempre e comunque, e che stavolta Angelosanto propone montato in una quadreria invitandoci ancora a guardarlo immesso nello spettacolo con i fari da scena puntati. E ancora è un io che è fissato definitivamente, com’è noto nel suo percorso, in un’artefatta immagine autoritratto, dove il corpo dell’autore è esposto seguendo una tensione che continuamente lo porta ad affermare se stesso, il suo esserci, al tempo stesso svelato e alterato.

Un io che è umano e postumano al tempo stesso, e che continuamente muta, fissato in uno scatto che parafrasando un vecchio detto definitivamente è immortalato.

E’ un’immagine di sè quella che Angelosanto ci presenta che è quindi camuffata dai vestiti e accociature feticci e che è modificata dalla macchina tecnologica, e che propone infine un onorifico e narciso atto che è appunto nominato : L’amore del mio io.

L’Immagine è ancora così vissuta quale una possibile e ossessiva rappresentazione e messa in scena del sé, nella quale l’autore si trasforma e fa satira e in modo blasfemo e citazionista gioca a rimpiattino con il suo cognome alterego chiamando all’appello icone divine, quanto pagane. E così si presenta con corone di plastica come un novello Cristo oppure è sdraiato ed è una languida odalisca che offre le anche, immesso in una scenografia sempre rigorosamente in plastica, con tende e fondali in tono; sempre e inequivocabilmente freddo e divino. Al contempo Angelosanto si manifesta in panni artificiosi ma più umani, e mangia lo zucchero filato vestito da marinaretto con i suoi occhialoni a specchio e inverte il suo ruolo quasi smitizzandosi. Poi è un novello veneziano, citazione di un’ immagine steretipata da cartolina pubblicitaria, simbolo di una città che implode artefatta, come artefatti sono sempre i suoi quadri viventi. E poi è anche di spalle, e poi è replicato come in una santa sindone? E ancora si autoincorona con un fotomontaggio, dove è macabro e serissimo.

E ancora nella quadreria tutto è montato e incastrato inseguendo una probabile tensione concettuale, dove qualcosa è più in evidenza, e altro è lasciato meno in dettaglio, proponendo una continua affermazione del sè e contemporanea dispersione e conseguente riappropriazione. Infine Angelosanto è, nell’ultimo tassello della sua apologia, quanto mai caricato dal trucco di scena ed effetti speciali , meno patinati, e sarcastico è un’ ennesimo santo doppio o specchiato che ci offre il suo seno maschile con tanto di ciuccio mentre è in estasi con gli occhi ritorti.

E’ un’io che si manifesta tra le immagini simboliche, quello che Angelosanto ci indica , che non è ed è al tempo stesso reso noto, e che viene guardato con un ennesima attenzione glam, divertita e classicamente eccessiva e al contempo altamente definita anche se con fondale autoprodotto.

11/11/2004

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