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Le anime di Kagan messe a nudo
Elena Paloscia

Dove: Spazio Etoile
Quando: 28/01/2005 - 03/02/2005
Info: Ingresso libero Orari:11.00-23.00 tel.06.32953288

Great Book , 2003

Cosa può nascondere un filo di metallo ritorto, saldato e posto su una parete bianca? Tutto un mondo. Le icone dell’America pop: una seducente calzatura femminile con tanto di tacco a spillo, un giocatore di golf o un cow-boy a cavallo si materializzano grazie ad un fascio di luce che investe le sculture di Larry Kagan, e l’anima di metallo, spoglia di sovrastrutture materiali, svela i propri contenuti grazie ad una luce che di tangibile ha poco o niente.

Questo è quanto propone la prima antologica italiana dedicata a Larry Kagan e curata da Gianni Mercurio, che conclude il tour per le più importanti città d’Italia nello Spazio Etoile, a Roma, dove resterà aperta fino al 3 febbraio 2005.

Il gioco di ombre che consente all’immagine di apparire sulla parete, è ambiguamente seducente. Proprio questa valenza, oscillante di continuo tra forma indistinta e sagoma nitida e riconoscibile da tutti, come esplicitamente dichiara l’artista, induce il curatore a chiedersi: "dov’è l’arte?" Numerose sono le ipotesi e i pensieri che si generano in tutti noi osservatori “stupiti”.

Forse nella forma o nei suoi contenuti o in quella abilità, quasi magica, che ci riporta indietro nel tempo al teatro delle ombre cinesi o alle origini del cinema, e ci fa ritrovare la capacità di meravigliarsi. Forse nella presenza del mito americano, che ha stregato anche il consumatore europeo, e non solo quello medio.

Saper giocare con le forme di un presente noto tutti, cariche di significati simbolici come la “Statua della Libertà”, per lui che in America è emigrato, allora diviene una sfida per sottrarre il soggetto alla banalità di un’immagine “santino” venduta come souvenir.

Così, l’interazione tra la creatività dell’artista, che si serve del metallo e della luce, e l’inafferrabile incorporeità dell’ombra confermano, in un patto implicito e indissolubile, la necessità reciproca per esistere. Come la libertà, anche la "@" viaggia per vie inafferrabili, indispensabile, eppure così scontata, in un’ottica esattamente rispondente all’estetica di Kagan in cui si coglie la fascinazione del gioco percettivo in una straordinaria sintesi con la provocazione concettuale.

E’ proprio il “Great Book” l’opera che maggiormente induce a riflettere su quanto queste anime di ferro siano principio di nuove esistenze. L’artista, infatti, la definisce come “dicotomia tra forma e contenuto” scrivendo: “la mia intenzione è quella di utilizzare la varietà di forma dell’acciaio per rappresentare i contenuti del libro, che, a sua volta, è creato dai contenuti stessi”.

02/02/2005

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