Home > Magazine > Recensioni > articoli

Morto un Szeemann non se ne fa un altro. Piccola riflessione sulla Cinquantunesima Biennale di Venezia.
Marcello Carriero

Dove: Cinquantunesima Biennale di Venezia
Quando: 12/06/2005 - 06/11/2005
Info: VENEZIA

Coexistencia,  2003, fotogramma del video DVD, registrato su mini-dv

La cinquantunesima edizione della Biennale di Venezia conferma l'avvento di un'era post - Szeemann; n'è prova l'impianto dell'intera esposizione.

L'Esperienza dell'arte curata da Maria de Corràl è un'infilata di nomi noti che danno la sensazione di una confortevole elaborazione dello stato dell'arte piuttosto che una meditazione sulle tendenze.

D'altronde, anche la curatrice della mostra all'Arsenale Rosa Martinez, sembra aver abbandonato il caos curatoriale generante quell'abbuffata d'immagini che ricordiamo dall'ultima edizione. Si ha la sensazione che sia finita anche l'era del curatore, sostitutivo al tempo dei movimenti e dei gruppi incentrati su manifesti programmatici e dichiarazioni d'intenti, e se il curatore, in definitiva, era il regista dell'esposizione, il manipolatore degli stimoli esercitati dalle opere, gli artisti che determinavano con i loro lavori una linea di ricerca non si fermavano all'affermazione di una tesi, ma, piuttosto, fornivano una direzione di ricerca continua.

Ora, questa Biennale-cuscinetto, fa il punto della situazione radunando esempi. È esemplare il fatto che nel percorso della mostra incontriamo immagini note, alcune arci-note per questo, in parte, è legittimo concordare col giudizio del drappello ministeriale che, visitando la mostra, non ha notato "nulla di nuovo". Eppure, a mio avviso, la novità sta proprio nella distanza creata da questo modo sobrio di organizzare la mostra che alcuni chiamano museale e che io definirei sgranato, chiaro, insomma, giusto. Certamente ricerca e attrezzature teoriche, rispettivamente attribuibili ad artisti e curatori non sono presenti se non nella sensazione di un compattamento dell'arte nel momento della sua celebrazione.

Spiazzanti sono gli interventi periferici, che troviamo nel padiglione Rumeno tenuto vuoto dall'artista Daniel Knorr, che ha lasciato aperta una porta nel muro nero della sala su una Venezia lontana dalle folle dell'inaugurazione o nelle poetiche presenze della sezione dell'America Latina a Palazzo Fianchetti dei colombiani Oscar Muñoz e Juan Manuel Echavarria, della sfilata pacifista delle formiche nel video della panamense Donna Colon. Presenze così lontane dall'astronave tecnologica di Mariko Mori che dalla mostra celantiana di Genova atterra all'Arsenale quasi a dire: "non è sempre più lontano che troviamo l'arte".

Così, quest'installazione che ho sentito definire, in stretto siciliano, "una minchiata galattica" non commuove, semmai rimuove ogni dubbio sul gioco di lusso sullo sfacciato emendamento d'ogni volontà di denuncia dallo scintillante oggetto che siamo soliti chiamare opera d'arte.

18/06/2005

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910