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Il sesso esplicito di Terry Richardson.
Valeria Jannetti

Dove: Galleria Mondo Bizzarro
Quando: 04/02/2006 - 04/03/2006
Info: via Reggio Emilia 32 c/d tel 06 44247451 lun-sab ore 11.30-19.30

Figlio d’arte, fotografo, metallaro, motociclista, rocktografo, T-Bone. Terry Richardson, signore e signori, da vedere alla Galleria Mondo Bizzarro, in via Reggio Emilia a Roma.

Andiamo per gradi. Piccola biografia: figlio d’arte. Il padre Bob Richardson ha fatto storia insieme ad Helmut Newton, Richard Avedon e la madre, Annie Lomax, famosa stylist di moda. È cresciuto ad Hollywood, nello star system, facile inserirsi in quel mondo se ci nasci. Più difficile essere capaci di portare un cognome scomodo col quale confrontarsi col padre sullo stesso campo: la fotografia glamour. E lì ottimi risultati. Ultime campagne fotografiche delle Sisley a dimostrarlo ampiamente.

Segni particolari: tatuaggi. Del nome della banda fondata da lui con gli amici californiani porta ancora sul petto, sotto ad un cuoricino, la sigla SSA (Signal Street Alcoholics). Sul braccio destro campeggia in bella mostra il faccione simbolo del gruppo musicale dei Misfits. E, dulcis in fundo (sic!), troneggia su tutto la scritta “T-Bone” impresso sulla pancia, soprannome dato al proprio pene. Altri, sparsi un po’ su tutto il corpo.

Professione: Fotografo. È dagli anni novanta che inizia a lavorare per riviste del calibro di Vogue ed Harper’s Bazaar e nelle campagne pubblicitarie di Yves Saint-Laurent, Gucci, Levi’s, Hugo Boss, Anna Molinari, Costume National. Attualmente si occupa delle campagne della Sisley. I vestiti compaiono poco, i tagli delle fotografie fanno apparire qualche lembo di stoffa, protagonisti le modelle ed i modelli, ritratti come manichini di plastica.

Ultimo lavoro: Kibosh. Si pronuncia “kaibosh”, la parola yiddish della quale dice di non conoscere il significato, ma che usa come esclamazione quando arriva una bella ragazza nel suo studio. Nessun commento, per favore. Il libro, edito dalla Damiani, si puo’ acquistare nel sito Internet della casa editrice www.kiboshbook.com, www.damiani.it oppure sul sito www.terryrichardson.com. Dunque, qualche considerazione. Il sesso è esplicito, le penetrazioni evidenti, lo sperma ovunque, come il T-Bone di Terry. Infatti, il protagonista vero non è il sesso come categoria astratta, ma il proprio sesso, il proprio pene, il T-Bone (bistecca con l’osso) appunto. Ora, poiché questa sorta di diario personale è realizzato da un fotografo professionista, ci si aspetterebbero delle fotografie realizzate con tutti i crismi. In realtà, invece, le foto non sono “belle”. Sono sporche, con fastidiose dominanti, realizzate con macchinette istantanee su pellicola. Non vi sono gli artifici necessari alla Fotografia. Nessuna luce studiata, i tagli sono estemporanei, buttati a caso. Spesso non è nemmeno lui che scatta, ma chi capita, visto e considerato che il soggetto in questione è il membro di Terry, il quale, impegnato a godere e divertirsi, è certo poco attento alla realizzazione fotografica. Non si rimane spiazzati dai soggetti, tutti felici e contenti, ma dalla totale incuranza verso il mezzo. Mezzo appunto, non fine. Fotografia solo come metodo per documentare il protagonista, l’opera d’arte, Terry Richardson ed il proprio pene.

“STOP, Terry Richardson, all way”. Il cartello campeggia in mezzo alle fotografie, titolo di quello a cui si assiste. Unica sorta di installazione, la serie di fotografie montate a crocifisso in cui Terry si accoppia con una ragazza vestita da suorina. Anche Terry compare “vestito” con paramenti sacri. Nelle altre, l’immancabile scatto in cui, tutto nudo, ha le corna e la coda da diavoletto, lingua di fuori a far le boccacce ai benpensanti. Altrimenti, vestito da folletto in amplessi con fatine, complete di ali, e poi, in ordine sparso, fellatio inguainate nel nylon, transessuali buttati sul letti in foto di gruppo, c’è anche una signora bella in carne che pare si diverta un mondo, primissimi piani di bocche di ragazze ricoperte di sperma. E siamo sul divertimento puro (il loro, di sicuro). Si trovano anche fotografie un po’ più ideologiche, a mio avviso. O forse, poiché spara a zero su tutto e tutti, utilizza idee controcorrente contro tutti i tipi di categorie di persone, dal manager alle femministe, ai cattolici. Però, se la ragazza esce dalla spazzatura, il messaggio non può essere di solo divertimento. In una fotografia si vedono le gambe ed i piedi di Terry, composti, con jeans e scarpe da ginnastica sdrucite e gambe nude di donna con zoccoletti rosa. Evidente che del sesso orale è in corso. Lo zoccolo della gamba destra è un po’ scostato. Se nelle altre immagini non si scorge nessun tipo di sottomissione, in questa sì. Il particolare, fastidioso da digerire, sembra essere il simbolo di una sottomissione della donna. Si rende ridicola per la scarpa spostata, che simbolicamente fa cadere dal selciato. Ma forse, mi ha punto questa fotografia in particolare. Ovvero, ognuno può essere pungolato nell’intimo da uno degli scatti contenuti in Kibosh. Perché l’argomento più vecchio del mondo è terreno di scontro dell’umano, a tutti i livelli, ed in ogni società. Contiene la nascita, le differenze dei sessi, il piacere ed i doveri, la nascita e la “piccola morte”, il divertimento ed il rispetto. Ognuno aggiunga o tolga dall’elenco. Perciò, per capire il lavoro di Terry Richardson, credo si debba fare piazza pulita delle infrastrutture mentali e sociali nelle quali, a volte, affoghiamo, e prenderlo per quello che è. Facendoci una bella risata sopra, si fa contento anche Terry. Il quale non pecca certo di umiltà, se in uno scatto è il dietro di un cavallo mascherato e la modella di turno gioca col suo T-Bone...

Riflessioni sparse, a chiosa. Se nel lavoro di fotografo di moda, Terry Richardson, pienamente consapevole del media che utilizza, privilegia i modelli ai vestiti, ma li rappresenta lucidi come manichini, pupazzi sessuati ma pur sempre pupazzi, nel diario del sesso. Come veicolo di “veridicità” utilizza il metodo del naturalismo sciatto, ed i modelli appaiono come persone, con pieghe e imperfezioni della pelle, occhiaie e smorfie estemporanee... un po’ come nel Dogma di Lars Von Trier, che lavora coi corpi e non con le luci. Allora, possibile significato ultimo del lavoro, nel sesso vi è una quotidianità che invece nel set fotografico di moda è assente o simulato, in cui i manichini interpretano ma non concedono.

Concede tutto invece Terry Richardson, e lo documenta attraversa “Kibosh”. Ma celato sempre dietro una tenda, o dentro una custodia di vinile nero.

08/02/2006

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