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Oltre il canto delle sirene. Mostramostro di Federica Giglio, un’esposizione per conoscere ed affrontare il disagio mentale.
Elena Paloscia

Dove: Stazione Termini Ala Mazzoniana , Mezzanino giallo.
Quando: 02/03/2006 - 24/03/2006
Info: via Giolitti 34 Info: 06-47841393 lun-ven, 9.00-18.00 Orari mostra: tutti i giorni, dalle 10.00-20.00

Federica Giglio _Benedetta da Dio

Si potrebbe definire uno sguardo “privilegiato”, quello di Federica Giglio, sul disagio mentale.

Certamente lei, affetta da disturbo bipolare, si è messa in gioco completamente, si è offerta ad un pubblico sconosciuto e per farlo ha usato il linguaggio dell’arte contemporanea, installazioni, pittura e video, che appartiene alla sua formazione.

Anche se esplicitamente dedicata alla sua malattia e realizzata con la dichiarata intenzione di togliere quel velo di nebbia che, per scarsa conoscenza o per pregiudizio, ne oscura la dura realtà, la mostra vive una sua vita autonoma.

Le grandi installazioni raccontano un dolore interiore che potrebbe appartenere a chiunque, ma che per lei hanno un significato preciso. Nello spazio dell’Ala Mazzoniana della Stazione Termini, in una dimensione di contiguità e di continuità, si incontra “Benedetta da Dio” una campana in cui la figura in cera coniata sull’effige della stessa Federica, scalza e vestita di nero, resta isolata dal mondo, seppure trafitta da grandi aghi fuori misura che la penetrano. Più in là c’è “Mi piace fare colazione in buona compagnia” una gabbia dorata in cui, di fronte ad uno specchio e ad un flacone di litio, consuma una colazione amara e che ci mette in relazione, seppure attraverso una griglia, con lei, con quegli stati d’animo così tristemente noti da essere visualizzati con una lucidità fuori dal comune. Il messaggio è qui evidente, meno esplicito e più simbolico il resto del percorso.

Una grande installazione con una dominate cromatica rosa fucsia ottenuta con uno spesso strato di pigmento puro, con una sorta di tappeto sospeso di ciliegie e degli stuzzicadenti tinti di verde che spuntano a distanze regolari come fili d’erba, rappresenta per lei il momento dell’esaltazione maniacale e certamente non lascia indifferenti. La ripetizione, l’horror vacui, l’ambiguità percettiva di questa visione si celano dietro un gioco apparentemente piacevole, persino eccessivamente perfetto, forse metafora di una ambizione delusa. Eppure dal punto di vista artistico risulta estremamente efficace e coinvolgente, forse per la violenza cromatica o forse per la serialità in cui si cerca di ingabbiare un frutto come la ciliegia, che nel sentire comune suscita un desiderio e una passione che sfuggono a qualsiasi forma di controllo. E ancora una enorme cassettiera, come un imponente archivio dell’esistenza, accoglie pensieri, immagini oggetti ed opere di persone che hanno in comune tra loro l’incontro con l’artista. Estraendo i cassetti in maniera non dissimile da quella dei giochi tattili creati per i bambini dai musei a loro dedicati, si scoprono diacronicamente o simultaneamente frammenti di passato, relazioni e dichiarazioni di affetto di amici, parenti, artisti e della stessa Federica, che vi ha posto le sue medicine, le tovaglie dipinte, la bacchetta magica, una polaroid rielaborata, una serie di chiavi, un cammello con un ago e tutto ciò che, se vuole, sa di potersi lasciare alle spalle pur senza rinnegare che sia esistito.

Il tempo, bloccato nell’immobilità delle installazioni e alternato nelle cassettiere, diviene fluido nel ritmo narrativo del video che racconta le fasi di lavorazione delle figure in cera ottenute da calchi del corpo dell’artista. È inevitabile che il pensiero vada alla crisalide: il corpo, in un bozzolo di gesso, ne viene fuori, ma l’operazione non dissimula la fatica, il peso del cambiamento, e la metafora appare chiara.

Così una percorso professionale che lei stessa ha definito “una tentennante dislessia” sembra aver trovato in questa esposizione un punto, al tempo stesso, di approdo e di partenza e la mostra, realizzata con il contributo dell’Associazione Italiana Lotta allo Stigma, offre la possibilità mediante un atto creativo non banale di riflettere su problematiche fraintese, ritenute marginali o peggio rimosse.

21/03/2006

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