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Acqua Femmina
Valeria Jannetti

Dove: Centro Sociale Brancaleone
Quando: 06/05/2006 - 06/05/2006
Info: via Levanna ,11 - Info: Associazione culturale Festarte, via dei Lincei 101, tel. 065136278, 3393800603, e-mail: infoestarte.it

Enrico Blasi + Iris Seta

“Più di ogni altro elemento, l’acqua è una realtà poetica completa. Una poetica dell’acqua, nonostante la varietà dei suoi spettacoli, ha un’unità salda”

Gaston Bachelard, “L’eau et les rêves”

Immobilizzata dal piombo, incisa sul rame, impressa in fotografie o rinchiusa in sacchi trasparenti, imprigionata nella creta.

L’acqua, nelle sue molteplici forme, interpretata dagli artisti, fluisce nelle sale prestate dal Centro Sociale Brancaleone, nell’ambito dell’evento organizzato da Laura Turco Liveri per la rassegna Festarte. Il pubblico, importante presenza partecipante, è stato invitato a far sgorgare i propri istinti di gioco ed eliminare ogni forma di resistenza che lo avrebbe relegato al solo ruolo di spettatore.

Con l’arte ci si mette in gioco, con la creta ci si sporcano le mani.

Ma è un “Dare-Avere”, parafrasando la performance di Silvia Stucky, quello proposto nella serata dedicata all’Acqua Femmina.

Poteva infatti capitare di ritrovarsi seduti ad un tavolino con l’artista Stucky, e ricevere da lei una frase, o regalarle un pensiero, ma anche rimanere semplicemente in silenzio e guardarla negli occhi.

In ogni caso, comunicare.

Proiettate alle pareti le immagini della vita “Come acqua che scorre” riprese da camera fissa in scorci di strade urbane incessanti fluivano.

In ogni caso, interagire.

Come nell’installazione di bLuE, che ci trasporta nel profondo della Lucania, a patto però di mettere le nostre mani in un calco. Le mani delle donne di Miglianico, intente a ricamare tramite una tecnica arcaica come quella dell’uncinetto, disvelate per chi si mette in gioco. Impronte di mani immerse in vasche contenenti acqua poste ai lati del calco sono ulteriore contributo di queste donne antiche. Feticcio quasi irreale, i calchi immobilizzano arti abituati invece alla creazione. E l’acqua stessa è imprigionata nella terra in forma di argilla, plasmabile ma solo temporaneamente, fino a quando cioè l’acqua non si asciuga ed il tutto diventa finito, statico, morto, simulacro di una vita e di un tempo che inesorabile scorre via.

È rinchiusa in sacchi di plastica trasparente l’acqua di Cloti Ricciardi. Nella sua installazione work-in-progress “Acqua a pacchi” è il pubblico a dover creare un muro d’acqua, ossimoro interessante che però necessita di una partecipazione attiva. E nel caso mancasse, sarebbe un’opera a metà. Poche le persone disposte a mettersi in gioco, ma abbastanza da lasciare che un muretto d’acqua si alzasse piano piano nel corso della serata.

Accanto, fotocomposizioni di Nadine Ethner, che imprime su un supporto di alluminio le immagini di una “Alluvione delle Acque”. E così, osservandole, vi nuotiamo sopra, sotto ed attraverso, per poi riprender fiato sulle isole di terra proposte dalle lastre di rame incise dagli acidi, contenenti simboli ancestrali.

Imponente l’installazione di Isabella Nurigiani che, posizionata al centro della sala, costituiva il polo di attrazione grazie alla sua struttura capace di creare una sorta di architettura interna a mo’ di piazza, luogo di ritrovo dal quale poter fruire delle altre opere. Immobilizzata dal piombo, l’ “Acqua” della Nurigiani ricrea un movimento ondoso, quasi a testimonianza di un mare fossile che cela al suo interno una energia naturale mai placata. Intorno, muri d’acqua (vera) scomposti in miriadi di gocce, perimetro della piscina quasi come una teca di vetro, dentro al quale si custodisce un tesoro pescato dal tempo.

Sullo schermo, immagini fotografiche di Iris Seta facevano da sfondo all’evento, mentre le musiche di Marco e Gianluca Visconti creavano un tappeto sonoro alle varie installazioni-performance. Chiusura dell’evento affidata a Laura Turco Liveri e Sandro Papale, che con la performance “Farsi Acqua” invitavano il pubblico a stimolare la sensazione del sé che troppo spesso viene tralasciata.

L’acqua femmina, simbolo di vita ancestrale, invita al gioco ed alla festa, a tener vivi i propri istinti: acqua salvifica che crea e ri-genera, acqua che evaporando fa morire la terra ed il corpo. E la vita era presente, non la morte, con poche idee verso la piaga sociale che invece intorno all’acqua si sta sviluppando nel resto del mondo, ma questa, è un’altra storia.

12/05/2006

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