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White Spirits: Ikuco, fantasma allucinatorio nato dallo sguardo chirurgico di Manuela Radice
Barbara Galati

Dove: Studio Fontaine (VITERBO)
Quando: 20/05/2006 - 03/06/2006
Info: via Cardinal La Fontaine 98/a (Viterbo) tel 347 9417520 tutti i giorni ore 17.00-19.30

"Un mal bianco che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte"

José Saramago

In questa sua prima personale a Viterbo, Manuela Radice si serve del corpo/scultura di Ikuco a fini pittorici come veicolo di trasmissione di un'immagine bidimensionale palesata attraverso una evanescente sequenza fotografica. L'opera trova il suo sviluppo teorico all'interno della dicotomia culturale tra Occidente e Oriente che vede contrapposte, da una parte in un contesto religioso, la visione occidentale che ha sempre diviso il corpo dall'anima (ovvero dalla mente), dall'altra quella espressa dall'Oriente, in cui corpo e mente sono intimamente connessi e pertanto inscindibili nel rispetto di una più autentica dimensione umana.

L'immacolata Ikuco, ricoperta da un bianco calce, emerge dalla lucida visionarietà di questo divario che dirige più di ogni altra cosa verso i condizionamenti e le suggestioni medicali di differente ancoraggio fideistico-culturale; la calce impiegata nella medicina cinese anestetizza dalla rimozione chirurgica, il bianco puro diventa veicolo chimico di una causticazione della superficie epidermica. Il cambiamento della pelle, veicolo tattile anteposto tra il sé e l'altro, annulla ogni trasmissione materiale; esfoliazione come annullamento mnemonico, azzeramento d'ogni testimonianza del passato d'ogni retroattiva memoria, superamento di ogni sofferenza interiore. Il dolore è annullato, sublimato, reso silenzioso dal supremo atto di volontà che dà corpo al sacrificio purificatore. Sotto lo sguardo chirurgico dell'artista, la nuova figura di Ikuco emerge attraverso un processo di detrazione che scorge nel "togliere" la vera essenza del corpo-scultura, una ricerca di armonica configurazione della donna che si sviluppa attraverso una pratica sottrattiva, come antitetica visione di un'ideale di bellezza malato, che vede nella sofferenza attraverso un processo di addizionamento o di annullamento totale, il veicolo di raggiungimento di un ideale estetico oramai conformato.

Ikuco donna/crisalide emerge come fantasma allucinatorio, in un binomio che vede contrapporsi naturale e artificiale, filtrati attraverso una componente biologico-esistenziale. Corpo larvale capace di auto-generarsi attraverso il più naturale dei passaggi, la metamorfosi, in un auto-gestazione come proiezione di un'identità sottesa, un imminente "sè" che affiora attraverso un processo catartico e vede vita e morte congiungersi nel bianco amniotico che avvolge Ikuco nel suo anestetico corpo, bianco totale, accecante nell'assenza di ogni carnalità. Tutto si trasforma in uno strato neutro, pagina bianca in cui diventa possibile una nuova scrittura sensoriale.

28/05/2006

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