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Morra cinese
Valeria Jannetti

Dove: Atelier di Isabella Nurigiani
Quando: 22/06/2006 - 22/06/2006
Info: via Agostino Dati 6 tel. 3334754688

Sasso carta forbice

Ovvero

Marmo carta ferro

Ovvero

Marina Buening Elizabeth Frolet Isabella Nurigiani

Tre artiste, tre opere, solo nella sera del 22 giugno scorso, interpretano tre diversi materiali e li espongono all’interno dell’atelier di una di loro, Isabella Nurigiani.

In un periodo di caldo afoso, caratterizzato dalla ricerca di spazi aperti nei quali collocare/esporre le opere, in cui i parchi pubblici delle città prestano i propri spazi all’arte ambientale e scultorea, ecco che le tre artiste riportano il discorso in un ambiente privato, l’atelier d’artista appunto. Collocato in un quartiere semi-periferico, l’atelier diventa facilmente luogo in cui il vernissage smette i panni inamidati e diventa subito festa. E non c’è festa senza gioco, ed il gioco è la morra cinese appunto, leit motiv della serata esplicitato dalle fotografie di mani impegnate nella morra proiettate alle pareti.

Il sasso di Marina Buening “impara a volare”, la carta giapponese di Elizabeth Frolet parla di cieli e terra, la scultura di Isabella Nurigiani insegna a guardare l’infinito.

“Imparare a volare” è il titolo della installazione di Marina Buening, in cui una foglia di marmo diventa triplice carta sospesa al di sopra del blocco marmoreo. Il momento è fermato e palesato, istante fotografico nel quale il marmo inizia a librarsi nell’aria.

Si chiama “Kami” in giapponese la carta di riso, ed Elizabeth Frolet la utilizza nei suoi due quadri nei quali raffigura “La terra” ed il cielo, con colori ancestrali racconta cio’ che ci circonda e del quale sempre più perdiamo il senso.

“L’ebrezza dell’infinito aleggia nella mia mente” è il titolo della installazione di Isabella Nurigiani: due pannelli dorati ed un cilindro inserito fra loro, camera oscura dalla quale si guarda una luna nera dipinta sulla parete, rimando palese all’infinito del titolo.

Sasso, carta, forbice. Guardare al di là, non fermarsi alle apparenze della materia, interpretare in maniera profonda ciò che la superficie fa sembrare pesante, un modo nuovo di guardare le cose. Il gioco è quindi intellettuale e le tre artiste utilizzano il ludico per far affiorare il pensiero, la riflessione che permette di godere in pieno il senso delle cose.

30/06/2006

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