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Mutation 1
Melania Rossi

Dove: Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese
Quando: 22/04/2007 - 03/06/2007
Info: mar-dom 9.00-19.00

Carine & Elisabeth Krecké, UNTITLED # 29, 2003 Digital drawing Silverprint mounted on aluminium

Nell’ambito del Festival Internazionale di Roma “FotoGrafia 2007” (6 aprile-3 giugno 2007), il Museo Carlo Bilotti ospita l’esposizione dei lavori di sette artisti internazionali, uno dei quali, Philippe Ramette, vincitore dell’Alcatel-Lucent Award 2006.

La mostra permette una panoramica inedita della giovane fotografia europea, attraverso le sue diverse tendenze, frutto di un progetto che ha coinvolto 7 capitali.

Il video di AES+F vuole denunciare la pratica standardizzante ed omologante di derivazione pubblicitaria. Tale pratica risulta ancora più aberrante se applicata a creature pure e vitali quali i bambini. Si vedono così aggirarsi e muoversi in silenzio bimbi modelli, bellissimi, di diverse nazionalità, tutti vestiti in modo identico e assolutamente indifferenti l’uno nei confronti dell’altro.

Nina Dick propone una serie di fotografie digitali composte da tre diverse immagini, giustapposte le une alle altre. Si creano così dei paesaggi immaginati, scomposti e come ricreati dalla memoria.

Interessanti, più dei suoi poster di città famose, private però dei loro elementi caratterizzanti, le rielaborazioni visive di Marek Kvetàn, che sintetizza immagini di oggetti e spazi reali in strisce verticali o orizzontali, rigorosamente in bianco e nero.

La giovane Eva Frapiccini scatta particolari strettissimi e porzioni di paesaggi urbani con intento evocativo. Il suo lavoro è composto da una sequenza di immagini accompagnate da una spiegazione tratta da articoli di giornali risalenti agli anni ’70. Ogni scatto testimonia poeticamente un fatto di sangue avvenuto in quegli anni a Roma, Torino, Genova.

Una su tutte: una rosa gialla recisa, lungo via Caetani, a ricordare l’assassinio di Aldo Moro.

Le gemelle Carine & Élisabeth Kreckè combinano il digitale con la matita ed il disegno creando suggestive immagini che sembrano appartenere alla sfera immaginativa. Ritratti romanticamente cinematografici frutto della combinazione di due tecniche senza che l’una predomini sull’altra.

Paesaggi di un’industrializzazione futuristica sono creati da Beate Gütschow attraverso collage di frammenti di luoghi realmente esistenti. Spazi che non hanno corrispondenza nel reale ma che sono giustificati dalla nostra memoria, che ormai riconosce come naturali anche elementi creati dall’uomo. La presenza di quest’ultimo è però esclusa e il risultato finale è un deserto di ferro e cemento armato.

Infine, due lavori del vincitore dell’Alcatel-Lucent Award 2006, Philippe Ramette, che scardina alla base il concetto di gravità e posiziona sè stesso, firmando così l’opera, appoggiato ad elementi decontestualizzati e completamente ribaltati rispetto al paesaggio. Lo vediamo così, vestito in giacca e cravatta, affacciarsi ad un balcone galleggiante parallelo alla superficie del mare.

Assurdo? No, è piuttosto una realtà diversa, quella del sogno, quella delle favole e dell’immaginazione che l’artista ha riprodotto, sembra impossibile, senza utilizzare il fotomontaggio.

24/05/2007

a cura dell'Ass. "Merzbau - Arte e Cultura" sede legale via del Badile 14 - 00159 - Roma | Cell. 347 7074779 - Fax +39 06 97258910