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Frame di un sogno. Gregory Crewdson a Roma.
Paola Donato

Dove: Palazzo delle Esposizioni
Quando: 19/12/2007 - 02/03/2008
Info: Roma, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, 00184 Roma Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; ven erdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso.

Untiled, della serie Beneath the Roses, 2003-2005, Courtesy of the artist and Luhring Augustine

Chi si addentra nel Palazzo delle Esposizioni per vedere la bella mostra di Rothko certo non può immaginare che l’esposizione di Gregory Crewdson sia altrettanto estasiante.

La mostra, a cura di Stephan Berg, ripercorre la ricerca dell’artista newyorchese dalle prime immagini degli anni ottanta fino agli ultimissimi lavori. Lo stile e il percorso restano immutati pur nell’evidente maturità artistica delle serie più recenti.

L’artista è stato professore a Yale ma anche musicista punk e questa doppiezza, questa lucida schizofrenia, appare chiara in tutta sua produzione.

Vedere la mostra fotografica di Crewdson, per chi ha avuto la fortuna o la lungimiranza di farlo, è oltre ad una esperienza estetica, anche un momento di riflessione sui meccanismi del proprio inconscio. Questo incredibile manipolatore di immagini, infatti, riesce a mettere in scena delle ambigue rappresentazioni di una America contemporanea nelle quali, posiziona volti spesso prelevati dal mondo di Hollywood, come nella serie "Dream House" del 2002, in ricostruzioni spazio temporali oniriche o fantascientifiche, eppure assolutamente realistiche.

Risiede nel doppio valore di queste grandissime stampe fotografiche la capacità di spiazzamento che esse riescono ad esercitare sull’osservatore. Da una parte si è coscienti di essere davanti a qualcosa di finto, nel senso di costruito artificialmente, dall’altra la maniacale minuzia di particolari rende credibile l’immagine.

Ne scaturisce la inquietante sensazione di essere stati posti di fronte al frame di un sogno, ed uscire dalla mostra procura la stessa sconcertante sensazione di quando ci si risveglia con, nitido in testa, il ricordo della propria fase R.E.M..

L’ambiguità di queste patinate immagini risiede anche nell’accostamento che l’artista propone di elementi e personaggi curati e perfetti in ogni dettaglio, puliti e ripuliti all’inverosimile ad elementi degradati, sporchi, caotici, sfuggiti all’ordine, come accade ad esempio nella serie "Twilight" (1998-2002), che determina il successo internazionale di Crewdson.

L’uso sapiente della luce rappresenta l’altro fondamentale elemento dell’opera di questo artista. Come sottolinea Martin Hochleitner, nel suo testo critico in catalogo, essa assume un valore non solo metafisico ma addirittura sovrannaturale. Crewdson infatti inserisce fonti luminose contemporanee e a volte contraddittorie che contribuiscono a creare nell’osservatore un senso di inquietante perplessità.

Il consiglio per chi non potrà vedere la mostra è quello di portarsi a casa almeno il catalogo che nel suo piccolo ci rende però l’idea del potere ipnotico di questi lavori.

Accanto alle opere di Crewdson non poteva che snodarsi la rassegna di cinema visionario da David Lynch a Lars von Trier.

31/01/2008

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