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KAN YASUDA AI MERCATI DI TRAIANO
Melania Rossi

Dove: Merrcati di Traiano
Quando: 07/09/2007 - 30/03/2008
Info: TOCCARE IL TEMPO - Kan Yasuda Mercato di Traiano, Via Quattro Novembre 94, Roma

Kan Yasuda e “Ishinki”

Il conscio appartiene al subconscio quando Uno è due, e la Chiave del sogno sta nella Goccia del tempo, che ci ricorda che Niente esiste.

Seguendo i titoli delle opere di Kan Yasuda (Bibai, 1975), ai Mercati di Traiano, si può tracciare un percorso poetico, di purificazione sensoriale. Percorso che, se fatto al tramonto, delizia la vista in un mutare di atmosfere da solari a lunari, dall’arancio al violetto, fino al blu intenso. Lo spirito invisibile e impalpabile che anima la natura degli elementi e dell’uomo è mirabilmente tradotto in scultura dall’artista giapponese, con una sensibilità sottile ed essenziale. Le sue sculture sono forme pure, intatte e limpide, che sembrano prive di peso, appoggiate al suolo quasi per un caso sconosciuto, e si mescolano ai frammenti di colonne, ai pietroni marmorei scheggiati dal tempo. In mezzo alle rovine di epoca romana stupiscono questi oggetti perfettamente levigati, su cui sembra che infinite mani siano passate con carezze silenziose. Le statue di Yasuda si possono toccare, con le dita e con il corpo, ci si può appoggiare, sedersi sulle loro concavità, stabilendo un muto e mutuo rapporto di sensuale contatto e primordiale contemplazione. I marmi bianchi, purissimi, sono lisci come pelle viva e come questa sono caldi al sole e freddi al vento.

E’ come se Yasuda, nato nell’isola di Okkaido, la più settentrionale del Giappone, ma da anni ormai residente in Italia, avesse operato una sintesi tra la spiritualità silente, enigmatica e lenta dell’Oriente, con quella più corporea e decifrabile dell’Occidente, dando vita ad un’arte che parla dell’anima delle cose attraverso i sensi.

“Colui che tocca le mie sculture, senza fermarsi all’apparenza, sentirà lo scorrere del tempo. Sentirà intorno a sè risuonare le voci senza suono che emergono dal profondo del luogo. E’ come se toccasse l’accumulazione dei tempi passati che si materializza nel presente”. Ed è proprio come dice l’artista, le sue sculture parlano a te, e a te soltanto, invitandoti a passare attraverso le loro aperture, a mettere le dita nelle loro fessure, in un percorso di concepimento, nascita e morte. Non si capisce se le masse gravino sulle aperture o se invece non siano proprio i vuoti a sostenere i pieni, in abbracci di forme spigolose o tondeggianti. L’atto scultoreo di Yasuda non elimina la materia per far emergere la forma, come da tradizione michelangiolesca, perchè per lui la materia è la forma. L’artista gioca con le possibilità della materia prima, piegandola al proprio volere ma volutamente senza superarla.

Sorta di “embrioni cosmici”, queste strutture biomorfe alludono all’incertezza della vita e all’universalità dello spazio celeste. Per questo l’artista, allievo di Pericle Fazzini, colloca i suoi lavori sempre in spazi aperti e di particolare suggestione, così da creare un dialogo tra gli elementi e il pensiero. Il magnetismo delle forme di Yasuda sveglia così l’energia del luogo, sublimando il passato nel presente.

Le trenta sculture in marmo, bronzo e granito dialogano con l’ambiente che le ospita, in un percorso che si sviluppa negli spazi esterni del Mercati di Traiano, attraverso il Grande Emiciclo, la Via Biberatica e la Grande Aula. Ne derivano inediti punti di vista sull’antico, nuovi scorci di una rivelata non eternità.

31/01/2008

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