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Flavio Favelli a San Gemini
Marcello Carriero

Dove: Chiostro del Museo dell'Opera di Guido Calori
Quando: 05/10/2008 - 19/10/2008
Info: via del Tribunale 54 San Gemini (Tr) mar-ven ore: 17-20 sab-dom 10-14/17-20 lun chiuso. Ingresso libero Dal 5 al 12: apertura straordinaria fino alle ore 23 (mostra a cura di Michele Benucci - presentazione di Laura Barreca)

Veduta dell'installazione di Flavio Favelli

L’installazione di Flavio Favelli al museo Guido Calori di San Gemini è una vera e propria scultura. Della scultura ha la centralità, il piedistallo, la composizione, la dimensione. Per questo sono rimasto perplesso nel sentire commenti contrastanti sulla materia che la componeva. Di una composizione si tratta, siamo d’accordo, ma è del tutto evidente che Favelli ha voluto sconvolgere, interpretare il luogo sin troppo connotato. Come la gran parte del piccolo borgo umbro, il museo è stato rimaneggiato secondo uno stile non preceduto da diagnosi filologica, piuttosto un maquillage da circuito eno-gastronomico. Favelli si scaglia proprio contro questo stereotipo minando alla base l’estetismo deviante. Il pozzo è coperto da un cubo nero e nera è l’enorme piattaforma che cancella il pavimento del chiostro. Il piedistallo riformula l’intero spazio, negando qualsiasi possibilità di rimando al continuum interno/esterno diventa un’innen. L’ingombro è la base di una cubatura estraniante più vicina alla Pietra Nera della Mecca che ad un deambulatorio italiano.

Messa in crisi la misura generale dell’ambiente, Favelli gioca sulla sospensione temporanea della praticabilità del luogo, lo rende agibile solo dallo sguardo che può ruotare solamente intorno seguendo l’isometria dettata dal percorso periferico, non c’è avvicinamento. Così l’elemento centrale si vede da punti di vista diversi, scanditi dalle arcate del chiostro, da una distanza pressoché uguale. Cosa c’è al centro, al posto del pozzo? Sul piedistallo che inscatola il pozzo, Favelli ha impilato per tre colonne, dieci cassette di plastica di colori diversi che vanno dal celeste al giallo, da un tono più scuro ad uno più chiaro, disposte sulle diagonali della base a gruppi di tre, e quattro offrendo quote diverse ai tre vasi inseriti nell’ultimo elemento di ciascuna colonna. I vasi di diversa foggia giocano per affinità e contrasto con i colori delle cassette. Nel dettaglio della decorazione dei grandi Vasi c’è la formula di sviamento dalla massa del blocco centrale, preannunciata dai vuoti delle maniglie delle cassette e dalla gradazione cromatica.

La natura diversa della materia è annunciata dalla forma a ribadire l’intenzione di creare una struttura equilibrata. La perizia compositiva si apprezza camminando in quel percorso obbligato di cui parlavo prima. La provocazione sta nel fatto che difficilmente l’occhio ordinario si abbandona all’astrazione delle forme tralasciando l’evidenza degli elementi, l’origine, l’uso abituale s’impone perché rende familiare l’oggetto, rende ciascun elemento una cosa; ma allora è anche tutto il chiostro una cosa, un ready-made, e la città? Essa stessa si dà, infatti, come una immagine, una meta turistica recitante una parte che esclude l’abitante e l’intrinseca vitalità delle sue attività in favore di una versione promozionale.

San Gemini diventa una merce vendibile e vendendosi si mostra come oggetto d’uso, cosa da consumare non luogo da vivere. A tal punto è legittimo pensare che il recupero delle cassette di Favelli non sia nient’altro che il recupero di un’autenticità. L’autenticità delle azioni quotidiane, quelle che esulano dallo straordinario e si svolgono a prescindere dalla scena, spesso la contraddicono, sempre la contraddistinguono. Le cassette e i vasi sono l’umile e vezzoso recupero della vita da un percorso joiciano, il pozzo perciò non è più un arido reperto da contemplare, diventa nuovamente un luogo in cui l’acqua viene prelevata da vasi, trasportata in cassette, bevuta ogni giorno. Il lavoro di Flavio Favelli a San Gemini è una scultura alla memoria dei gesti che ogni giorno hanno luogo nelle case del paese, è un monumento.

08/10/2008

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