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Anonym. I volti fantasma di Anne-Karin Furunes
Loris Schermi

Dove: Galleria Traghetto
Quando: 18/09/2008 - 08/11/2008
Info: via Reggio Emilia 25 tel 0644291074 or. mart-sab 14.30-19.30, ingresso libero

Anne-Karin Furunes, Anonym

La sede romana della Galleria Traghetto a via Reggio Emilia, ospita dal 18 settembre all’8 novembre, la prima personale a Roma dell’artista norvegese Anne-Karin Furunes dal titolo “Anonym”.

Poche ma essenziali le opere in mostra che riempiono lo spazio con la loro intensità e coinvolgono il visitatore in un intimo dialogo interiore. Ad un primo sguardo distratto i suoi lavori sembrano ingrandimenti a bassa risoluzione di foto pixelate ma se si guarda attentamente e ci si avvicina all’opera, la visione d’insieme si perde in un’astrazione fisica che rende i volti simili a fantasmi.

Le superfici delle sue opere non sono dipinte, non c’è il colore della stampa o quello del pennello come in Roy Lichtenstein o nel nostro Cristiano Pintaldi. L’artista interviene forando il supporto con una meticolosità sorprendente, centinaia di buchi fatti amano, ordinati con criterio secondo un variare dimensionale che riporta alla costruzione della stampa fotografica. La comunicazione spaziale tra la superficie anteriore dell’opera e il retro fa acquisire al lavoro una immaterialità tridimensionale che sembra alludere all’evanescenza di una memoria sopita. Lo sguardo del visitatore che si avvicina e allontana cambiando il suo punto di vista, percepisce una sorta di movimento dell’immagine che rende la presenza impalpabile ed eterea.

Di fatto l’operazione che la Furunes compie, sia sulla tela che su l’allumino, intende suggerire una ri-costruzione. L’immagine che ne viene fuori è mnemonica, affiora dall’esperienza visiva di colui che guarda. Quei volti anonimi che compaiono come evanescenti visioni, provengono da un archivio segreto reso pubblico negli anni settanta che raccoglieva i dati personali di uomini e donne comuni considerati “deviati psichici” o “peso per la società” dal governo svedese e per questo sottoposti ad un programma segreto di sterilità indotta, portato avanti per ben cinquant’anni.

Quei volti-fantasmi, scatti di discriminazione catalogata, pregni della polvere di una burocrazia perversa, vengono ricondotti ad una dignità umana. Il visitatore viene trasportato dentro quegli sguardi inconsapevoli e viene portato a ri-costruire in un flash millesimale l’esistenza violata di quelle persone. Il loro dolore privato, segreto e nascosto, riaffiora così da un tempo lontano, trovando l’ascolto negato.

09/10/2008

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