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Bruno Munari all'Ara Pacis.
Marcello Carriero

Dove: Ara Pacis
Quando: 09/10/2008 - 22/02/2009
Info: lungotevere in Augusta info: 0682077386 / 063613776

Bruno Munari

Chissà perché ho sempre associato Bruno Munari a Milano, tanto da suonarmi curiosa questa mostra inaugurata a Roma in un posto così tanto romano: l’Ara Pacis. Sarà forse la sua attività straordinariamente intelligente di designer, di grafico, che necessita di una vicinanza con l’industria? Mah! Di sicuro la sua mostra vicino ad un monumento romano è la definitiva conclusione di un percorso accidentato intrapreso dall’edificio di Richard Meier nell’accettazione dentro la prospettiva fluviale di Ripetta. Quasi per osmosi quei vuoti e pieni, quegli spigoli netti sembrano trasportati dalle opere di Munari all’edificio che le accoglie. Munari è un homo ludens come lo sono stati i grandi maestri del Secolo scorso, ma così come avrebbe detto il filosofo Hans Georg Gadamer, è il gioco a prevalere sui giocatori, un’inutile attività che ha le sue regole.

Le Macchine inutili del 1933, (fig. 1) in evidente distonia con il funzionalismo, sottolineano la centralità della percezione delle forme pure per creare un percorso analogico con il mondo. Con un caratteristico empirismo leonardesco. Bruno Munari ha fornito alla pedagogia, alla psicologia infantile strumenti e stimoli che coronarono il sodalizio con Jean Piaget, di cui il figlio, Alberto Munari è successore. Il centenario della nascita e il decennale della morte dell’artista sono stati un buon pretesto per ricordare con un percorso espositivo il maestro. Contestualmente si sono attivati dei laboratori didattici per i bambini a cura dell’Associazione Bruno Munari, ma come dicevo prima, sono le opere a portarci dentro un’affascinante semplificazione dell’arte che abolisce la scissione tra arte e arte applicata con un sorriso, con una leggerezza che non significa vacuità ed effimero bensì facile mediazione con l’esistenza quotidiana di ciascuno di noi. I titoli sono la regola del gioco che è manipolazione di una funzionalità tramite la fantasia: Ora X (1945 – 1963 - fig. 2).

Bruno Munari viene dal secondo futurismo, da quella dimensione dominata dall’idea di Balla e di Depero di ricostruire l’universo in maniera futurista in cui il disegno industriale era necessaria migrazione dello spirito eversivo e distruttivo verso l’aspetto propositivo e costruttivo di un mondo moderno. Munari è, infatti, un genio della modernità nel modo in cui nella modernità si può intendere la genialità, egli non innalza complicate barriere da far scalare all’interpretazione, non propone enigmi inestricabili, piuttosto offre soluzioni continue per abitare il mondo in un modo sempre migliore, facendo dialogare tra loro persino due forchette: Forchetta parlante (1958- fig. 3). L’ironia non è uno sterile sberleffo né un’accorata polemica, piuttosto un’intelligente manipolazione delle convenzioni per allargare la visione delle cose che usiamo. Dando allo strumento un aspetto divertente questo strumento è capace di trasmetterle gioia a chi lo utilizza, una gioia capace di acuire le intuizioni, di stimolare la percezione. Lontana dai presupposti ideologici della Bauhaus, la ricerca di Munari riguarda luoghi comuni, spazi familiari e non si fonda su visioni utopiche ma sui gesti che scandiscono la giornata.

L’editoria per Munari è stato un campo in cui il messaggio è più chiaro, nella dimensione grafica c’è l’essenza del testo misurato secondo una precisa idea di spazialità, in cui l’equilibrio tra pieno e vuoto, tra positivo e negativo diventa scrittura, testo. I libri illeggibili (fig. 4) non sono una provocazione dadaista ma una precisa indicazione di guardare al libro come ad un oggetto non come contenitore di parole, un corpo unico e mobile. Così capiamo anche le Sculture da viaggio (1958) che sono l’esatto opposto della staticità, la fine della statua.

13/10/2008

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