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I corpi-luogo di Teodosio Magnoni
Marcello Carriero

Dove: Galleria Miralli - Palazzo Chigi (VT)
Quando: 12/10/2008 - 17/11/2008
Info: Via San Lorenzo 57 Viterbo tel 0761340820 ore 16.30-19.30 escluso festivi

Veduta della mostra di Teodosio Magnoni

La Galleria Miralli di Viterbo, nella prestigiosa sede di Palazzo Chigi, ospita la mostra CORPI-LUOGO dello scultore Teodosio Magnoni, uno dei protagonisti della scultura italiana dagli anni ’60 ad oggi. L’artista mette al centro la circostanza mostrando il corpo plastico quale luogo dove insiste quella zona del puro pensiero che è la scultura. I solidi spigolosi e netti, hard edge, sono il limite tra caos e ordine, tra l’informe folle e caduco della vita ed una staticità contemplativa al di fuori del tempo. Il termine “statua” per Magnoni sembra voler dire “rimanere fermo su un concetto”, su un’idea che lacera la continuità dello spazio e s’incastra con un suo antagonista, l’umana mutevolezza delle azioni, la cronaca e la storia. Tutto quello che concerne la luce è contrasto dal corpo opaco del pensiero, innen impenetrabile dell’io dell’artista, rompendo in bordature frastagliate il luogo delle opinioni gratuite. Le linee affilate e sghembe che separano i solidi dal resto dell’ambiente sono un preavviso dell’ombra nera che sospende il giudizio e impedisce ogni penetrazione oculare. L’abisso della superficie è una soluzione possibile alla geometria segnata dal piano riflettente, la negazione della luce segna l’inizio dell’invisibile dimensione concettuale.

Patrizia Ferri, nel testo che presenta la mostra Corpi Luogo, insiste sulla natura liminare delle opere di Magnoni: “ (...) apertamente un paradosso filosofico confutabile, ma anche un ossimoro all’insegna del Less in more, tremendamente reale e inconfutabile che comporta il nesso, aggirandone la dicotomia, tra presenza e assenza, essere e nulla, pieno e vuoto riduzione e complessità ombra e riflesso (...)”. Proprio questo stato umbratile delle tre sagome nere poste al centro della sala di Palazzo Chigi che ospita la Galleria Miralli è la misura identitaria della scultura, dell’ingombro non più qualificato come presenza figurale ma come nicchia per il pensiero, un varco in cui “(...) il concetto di spazialità non euclidea incarnato dalle sue strutture è una vera e propria spazialità del corpo, sempre intesi come strumento di verifica esemplare (...)”. La corporeità di posa è sostituita con lo schema testimonianza di un’esistenza sottolineata sovente nel testo critico dalla Ferri, una esistenza che si percepisce nel senso architettonico, nel suo essere spazio.

L’enigma della corrispondenza tra scultura e corpo fornisce quell’aspetto magrittiano a questa mostra inghiottendo per la statura pressoché simile a quella di un visitatore. Un lato affascinate della visione spaziale costringe il pubblico a confrontarsi con una forma dello spazio, poiché di questo si tratta dal momento che non sono forme “nello Spazio” da ispezionare attentamente, sono piuttosto delle presenze che inghiottono la luce, dei varchi che sospendono la linearità della scatola espositiva, degli incidenti che squarciano la galleria. In senso ontologico, ossia nell’esperienza del mondo che si può avere non solo in assenza d’interpretazione ma anche di comprensione di queste forme, dobbiamo intravedere l’enigmatica vittoria dell’immediatezza della visione.

17/10/2008

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