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Cantieri d’arte - Visioni Urbane Contemporanee
Marcello Carriero

Dove: Viterbo - varie sedi
Quando: 27/10/2008 - 09/11/2008
Info: varie sedi Viterbo Artisti: A12, Elena Arzuffi, Flavio Favelli, Andrea Mastrovito, Laboratorio Saccaridi, Andrea Salvino Curatori: Michele Benucci, Marco Trulli, Claudio Zecchi - www.cantieridarte.org

Sebastian Comelli - Murati Fuori

Visioni urbane contemporanee è il titolo dell’edizione 2008 di Cantieri d’Arte che si disloca nella città di Viterbo proponendo un percorso visivo percettivo. Con il titolo Spazi Manifesti, Cantieri d’Arte ha voluto dar vita sin dalla scorsa edizione a un rapporto tra spazio pubblicitario e arte contemporanea operando una speciale incursione di quest’ultima nel messaggio commerciale.

Obbiettivamente un paradosso se si pensa che l’arte, appropriandosi degli spazi della merce, raddoppia la sua attuale vocazione di diventare super–merce. Comunicando la propria immagine, scollata da un sistema capace di maggiorarne l’efficacia segnica, ritorna ad essere sede di un pensiero, fenomeno a sé stante, vettore immaginativo. Accade così che il manifesto pubblicitario proprio a causa del suo anonimato autoriale presenta con efficacia comunicativa l’immagine del quadro di Andrea Salvino senza legarlo minimamente alla firma del pittore romano. La schiera di celerini, la manifestazione e il suo retro che riporta il lager nazista in bianco e nero, sono pertanto immagini di una storia recente e remota che ingloba due momenti di violenza del potere. Anche la scritta strappata di Andrea Mastrovito s’impone come uno status emotivo di una comunità che procede per stratificazioni culturali, per affastellamenti cognitivi inutilizzabili per una maturazione progressiva della coscienza, un palinsesto di stereotipi. L’efficacia della pubblicità, in “Spazi Manifesti” sembra controvertere il cammino assiologico dell’opera come “prodotto di”, poiché lo fa essere “prodotto per” un pubblico indeterminato, accidentale, che non sapendo di guardare l’arte, legge l’anomalia dall’ordinario collocandolo nell’esperienza del passaggio (paesaggio) abituale.

Prendiamo, ad esempio, il lavoro intitolato “Whishspes” - sussurri. In un sottopasso pedonale Laboratorio Saccardi è intervenuto con piccoli disegni e collage, con grandi fotomontaggi inseriti nelle bacheche destinate solitamente alla pubblicità, in fine un audio che da appositi diffusori richiama all’attenzione il passante. Sebbene provocato e curioso, il passante giudica il nuovo assetto solamente dopo averlo ricollocato per abitudine nel nuovo tessuto percettivo. Una sopraggiunta familiarità con le piccole figure appiccicate da Laboratorio Saccaridi, trasforma la provocazione in un album di disegni infantili, il cui brulicare entomologico circonda giocosamente la solita teoria di poster promozionali e fa dell’audio la più efficace alterazione del percorso.

La seconda proposta di Spazi Manifesti, quella di indire un concorso per un giovane artista da inserire in una delle bacheche messe a disposizione dall’azienda pubblicitaria Panta CZ, è stata affidata a Sebastian Comelli. Il poster di Comelli è un bel lavoro. Sono foto di ragazzi che urlano in direzione delle mura urbiche. Particolarmente efficace, la figura s’inserisce nella tipica polemica sulla sonnolenza e l’impenetrabilità della città di provincia alle novità del contemporaneo, l’efficacia dell’opera, più che nella specifica corrispondenza d’immagini e luoghi d’installazione, è proprio nella figura dell’urlatore (dell’urlo) che da Munch a Ginsberg passando per Rôdcenko è sempre un buco messo tra parentesi e per risultare efficace estroflessione dell’Io, dichiarazione di esistenza. Murati Fuori, è questo il titolo dell’opera vincitrice, sembra esprimere il desiderio di entrare nella città murata di Viterbo quasi un richiamo ad essere accolto nel ventre materno del centro storico. Paradossalmente l’esatto contrario del titolo può essere dato da quella frizione tra chiarezza della titolazione e ambiguità dell’immagine per forza della quale l’urlo s’avverte come un richiamo ad affacciarsi e sporgersi fuori. Sicuramente l’ideale scavalcamento balistico dello sbarramento merlato per raggiungere l’udito di chi è al di là, mostra l’immagine di un assedio.

Elena Arzuffi ha in mente invece una visione turistica e pacifica, dove tutto rimanda ad una cartolina in cui la deriva degli affetti si trasforma in animali simbolici. Una simpatica coincidenza: “Spazi Manifesti” commentano una realtà simile a quella descritta da Giuliano da Empoli tra le pagine del catalogo d’Italics (una mostra invisa dalla critica e vista dal pubblico) vale a dire una realtà italiana in cui l’arte pubblica rischia di mimetizzarsi con l’evento culturale incagliandosi nel dialogo tra antico e contemporaneo, tanto da far pensare che alcune finalità di Cantieri d’Arte poggino sul terreno dell’antagonismo attendendo una reazione locale. Tali presupposti sembrano però limitare le potenzialità effettive di Cantieri, poiché si trascinano dietro il lamento verso l’indifferenza del clima socio-culturale di provincia sì da finire per lambire le sensibilità nascoste dentro le mura e l’urlo dall’esterno, in tal modo, fa volare i piccioni e non le idee.

Sembrerebbe più giusto spostare il problema com’è stato fatto a San Gemini con Favelli, in altre parole considerare la città un ready made, posta al centro di un gioco linguistico senza cambiare alcun che del presente, semplicemente ri-collocarla altrove, in modo da inaugurare significati diversi.

03/11/2008

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