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Tar & Honey. Lisa Wade allo Studio Fontaine di Viterbo
Marcello Carriero

Dove: Studio Fontaine ( Viterbo)
Quando: 25/10/2008 - 23/11/2008
Info: via Cardinale La Fontaine 98/a, tel 3479417520, mer-sab ore 17-20 (mostra a cura di Federico Sardella)

Tar & Feather III, 2008, bitume e piume su tessuto, cm 125 x 82

Elementi assemblati secondo un metodo Junk, formalmente chiusi in unità minimali eppure aperti ad un’indagine introspettiva, sono le torri-alveare di Lisa Wade esposte da Studio Fontane di Viterbo. Come monumenti all’Homo Faber i parallelepipedi di questa giovane artista americana conservano al loro interno un reperto affettivo che simboleggia stati emotivi salienti della vicenda personale dell’artista. Sono dei veri e propri templi in cui si custodiscono esperienze e fatti, segmenti biografici isolati che danno adito ad un sistema di rimandi concentrici. L’alveare dà forma alla pila eterogenea, crea un primo significato minaccioso e utile, pericolo e nutrimento si muovono sull’alternanza di repulsione e seduzione dove dolore e dolcezza coesistono dietro l’apparente neutralità della struttura. Un secondo grado di significazione è nel nucleo delle torrette, in una sorta di cella-madre, in cui è conservata la ragione primaria dell’assemblaggio: il ricordo.

Questa risonanza di senso è codificabile in una pratica d’assemblaggio di una tradizione che, negli Stati Uniti inizia da Duchamp, passando per Raushenberg per arrivare a Barman, Conner e Ed Kienhloz, in cui la giustapposizione di materiali eterogenei e spesso reietti danno vita ad un testo visivo complesso. Nel caso della Wade questo testo è di tipo autobiografico e al tempo stesso una dichiarazione d’intenti.

L’artista “ape” che – parafrasando Monaigne – saccheggia i fiori per trasformarli in miele, si nutre del mondo per fonderlo in una altra cosa cioè l’opera in cui non si possono riconoscere più le originarie diversità. La sintesi di Lisa Wade, quindi, è evidente anche nella seconda parte della mostra, parte più schiettamente “politica” in cui diverse bandiere americane prodotte con stracci, bitume e segni di colore denunciano il tradimento di G. W. Bush al Paese. Bitume e piume, nella Old America, venivano cosparsi sui corpi dei bari e dei traditori sicché appare evidente come lo stesso trattamento inflitto dalla Wade alla bandiera americana risulti oggi un’aspra polemica contro la guerra in Iraq. Tendenzialmente la Wade occhieggia all’arte degli anni Sessanta, cruciali per l’affermazione di un gergo neo avanguardista in cui movimenti giovanili di protesta s’intersecavano con le ricerche più avanzate su forma e linguaggio, un periodo in cui s’avvertiva la necessità di ristabilire il dialogo con il sociale dopo l’isolamento individualista della New York School.

20/11/2008

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