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Il Ballo all'Opera. Memoria e memorie a Genazzano.
Loris Schermi

Dove: CIAC - Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea
Quando: 13/12/2008 - 29/03/2009
Info: piazza San Nicola 4 (Castello Colonna) Genazzano - Roma tel 3401646406, gio-dom ore 10-13/16.30-19 o su appuntamento: 338 3039299, ingresso €5

Laura Palmieri, Unità dell'Ipocrisia, 2006-2008 - foto di Gianni &Titus

Il CIAC - Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Castello Colonna di Genazzano (Roma), ospita la seconda edizione della rassegna “appunti“ dal titolo “memoria/memorie“ a cura di Claudio Libero Pisano. Una sorta di percorso collettivo che ha unito otto artisti, Matteo Fato, Inés Fontenla, Eva Gerd, Sabrina Muzi, Aino Nebel, Davide Orlandi Dormino, Laura Palmieri, Luana Perilli, in una ricerca collettiva e intima del concetto di memoria.

Il giorno del vernissage una lettura in musica di brani tratti dal visionario testo del 1936 del poeta ebreo polacco Julian Tuwim, “Il Ballo all’Opera”, ha simbolicamente dato il via ad una sorta di viaggio nei meandri del ricordo. Il percorso del visitatore è un’esperienza di stimoli diversi che gli artisti disseminano lungo il tragitto. Comincia Luana Perilli con una video installazione in cui il flusso di immagini proiettate anima schermi sagomati a forma di cornice ovale confondendo la realtà e la sua rappresentazione in un dialogo sovrapposto. È il ricordo che diventa palpabile o è l’immagine mnemonica che confonde la nostra percezione? Anche Inés Fontenla gioca con il confine ambiguo della realtà tridimensionale e della sua rappresentazione. Le sedie accatastate che si confondono in una finzione scenografica fino a perdersi nella grande immagine fotografica di Verso Itaca non possono non far pensare all’ ottocentesco olandese “Panorama Mesdag”. L’oggetto reale e il suo doppio appare anche nella videoinstallazione di Sabrina Muzi. Rami tenuti insieme da cerotti di nastro adesivo rievocano l’azione del video in cui lei stessa è protagonista di una ricerca di fusione con la natura per ritrovare la memoria atavica, radice dell’esistenza.

Davide Orlandi Dormino dissemina il pavimento di fogli bianchi che sembrano essersi cristallizzati in uno still temporale. La flessibilità leggera della carta si tramuta in una rigidità sospesa. I fogli in resina sono bianchi non perché ancora da scrivere ma perché l’inchiostro si è sbiadito ed è scomparso. Il lavoro di Dormino è un’invocazione alla memoria, all’importanza di tenerla sempre viva per non dimenticare. Matteo Fato indaga sulla relazione tra ricordo e memoria del sé. Negli autoritratti in china interrotti e non finiti, il segno diventa ipotesi conoscitiva di una memoria indissolubilmente legata all’immagine visiva e al suo tratto costruttivo. Osservato da lontano il lavoro di Eva Gerd ci sembra un’installazione di Vettor Pisani ma il miraggio svanisce presto avvicinandosi di più. Un grande osso pende dal soffitto avvolto da un ricamo. Nella sua Requie Ricamata c’è il disperato tentativo di ricomporre il ricordo di qualcosa un tempo vivo. Di ambito pienamente mitteleuropeo è il lavoro della tedesca Aino Nebel, oggetti che sembrano giacere dimenticati evocano il dialogo continuo tra la vita e la morte.

Il lavoro di Laura Palmieri dà finalmente una sferzata di vitale ironia. Dietro un’apparente leggerezza l’artista cela un invito a mantenere vigile la memoria troppo spesso distratta. Immagini in bianco e nero di famiglie felici degli anni cinquanta fanno da contrasto ai colori accesi di bandiere che riempiono gli sfondi svuotati delle immagini da cartolina. Sono l’urlo identitario di chi paga quotidianamente l’ipocrita benessere di pochi.

30/12/2008

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