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SUSANA SERPAS: WUNDERKAMMER - L’OMBRA DEL TUONO
Alessia Tuzio

Dove: MLAC – Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea
Quando: 01/04/2009 - 29/04/2009
Info: Piazzale Aldo Moro 5, tel 0649910365 lun-ven ore 14-19, ingresso libero. Testi in catalogo di Simonetta Lux e Alan Jones

Due vedute della mostra di Susana Serpas al MLAC

Mercoledì 1 aprile ha inaugurato presso il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea la prima personale di Susana Serpas, “Wunderkammer - L’ombra del Tuono”. La rassegna, curata da Simonetta Lux e Giorgia Calò, fa parte del ciclo espositivo del MLAC nell’ambito della ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea”.

La mostra, attraverso la ormai più diffusa delle new media arts, indaga sul rapporto che intercorre tra persona e immagine, oggetto e rappresentazione. Passioni e problemi sono posizionati come ostacoli lungo un percorso immaginario individuale che, mediante l’impressione fotografica, intreccia le realtà della vita alle tristi e toccanti problematiche della contemporaneità sociale.

Attraverso la wunderkammer riempita con “vedute multiple” (definizione articolata del più classico collage) e “campane di vetro” (strutture di metallo nero non riflettente di forma conica ispirate all’architettura maya), lo spettatore viene catapultato in una visione intima e personale del mondo frutto delle riflessioni dell’artista sul concetto di fotografia e sulla ricerca estenuante dell’archetipo dell’indagine visiva. I temi trattati, già a partire dai ritagli, sono i più svariati: spazio, realtà virtuale, paesaggi urbani, catastrofi naturali, immagini sacre, arte, pubblicità, famiglia, status, etnia, storia. Tutti collegati tra loro da un sottile reticolo non sempre sensato. Si prenda come esempio il legame tra animali che si abbeverano ad una fonte con telecamere urbane che, in stile Big Brother, riprendono i cittadini in ogni loro movimento. Nelle strutture piramidali, invece, avviene l’incontro tra esperienza vissuta e immagini del mondo, attraverso il riflesso di un fotogramma di vita reale che si concretizza su superfici a specchio.

I gigantismi, però, sono quelli che più agitano l’animo dello spettatore: particolari del corpo umano che, sottoposti a sollecitazioni fisiche talvolta violente, riflettono tumulti interiori comuni, esternati tramite gesti ossessivi ma mascherati dalla superficie quieta e serena che siamo costretti ad indossare, malvolentieri.

Nella fruizione delle immagini da parte del pubblico, suggestivo l’utilizzo delle luci soffuse e il minimalismo allestitivo che privilegia complementi d’arredo scuri e spine dorsali che collegano le opere, come a renderle parte costituente di una colonna vertebrale immaginaria.

07/04/2009

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